La Bce non è la Fed. E forse mai come dalle riunioni di giugno la differenza tra le due banche centrali, così come la situazione economica che devono gestire, si è resa evidente. Dopo dieci rialzi dei tassi Jerome Powell ha deciso di bloccare momentaneamente i rialzi dei tassi al 5-5,25%, lasciando però la porta aperta ad almeno altri due aumenti. Al contrario, Christine Lagarde è stata chiara: «La Bce non ha neanche preso in considerazione una pausa. Abbiamo ancora strada da fare». Ma se le autorità europee e internazionali concordano con questa strategia, gli analisti ne prendono più le distanze temendo le conseguenze di una stretta «eccessiva».
Lo aveva già detto qualche mese fa: per il presidente della Bundesbank Joachim Nagel la Banca Centrale Europea potrebbe dover continuare ad aumentare i costi di indebitamento anche dopo l’estate per contenere l’inflazione. «Per come la vedo io, abbiamo ancora più terreno da coprire», ha detto Nagel, «potremmo aver bisogno di continuare ad alzare i tassi dopo la pausa estiva».
«Una volta raggiunto il picco, rimarremo lì fino a quando non saremo sicuri di un sicuro e tempestivo ritorno dell'inflazione al nostro obiettivo del 2%», ha poi affermato il presidente della Buba. «Dobbiamo sostenere questa politica dei tassi di interesse riducendo il nostro bilancio. Accolgo con grande favore le decisioni di accelerare il ritmo di questa riduzione».
Parlando in sede separata, il capo della banca centrale slovena Bostjan Vasle ha anche affermato che un aumento dei tassi di settembre è possibile, se i prezzi al consumo non dovessero diminuire a sufficienza. «Se si scopre che l’inflazione è più persistente di quanto sembri al momento allora ovviamente sarà necessaria un’ulteriore azione di politica monetaria», ha aggiunto.
Anche secondo il Fondo Monetario Internazionale la Bce dovrebbe continuare ad alzare i tassi per abbassare l’inflazione e i governi della zona euro dovrebbero tagliare i deficit di bilancio per aiutarla e per creare un respiro fiscale nel medio periodo. In questo scenario, secondo il Fmi è ancora più necessario che i governi dell’Unione Europea concordino rapidamente la riforma, ora in discussione, sulle regole fiscali e sul debito del blocco europeo. «La politica monetaria deve continuare a inasprirsi per portare l’inflazione all’obiettivo in modo tempestivo», ha affermato il Fmi nel rapporto che ha presentato ai ministri delle finanze della zona euro e alla Bce. Il Fondo ha esortato i governi della zona euro ad aiutare Francoforte tagliando la spesa, poiché la crescita economica dovrebbe riprendere modestamente quest’anno e il prossimo nonostante l’inasprimento delle condizioni finanziarie. «Il consolidamento fiscale dovrebbe anche procedere per allentare le pressioni inflazionistiche e ricostruire lo spazio fiscale», ha concluso il Fondo.
Gli economisti, inclusi quelli di Goldman Sachs, stanno spostando verso l’alto le loro previsioni sui tassi. Secondo Patrice Gautry, chief economist di Ubp, è ormai chiaro che la stretta di Francoforte continuerà a lungo. «A luglio quindi i tassi dovrebbero tornare a salire e probabilmente a settembre l’orientamento sarà ancora restrittivo. Infatti, è improbabile che i dati economici pubblicati allora cambino drasticamente il panorama inflazionistico-salariale. Il costo di questa politica più restrittiva sarà ovviamente un rallentamento ancora più pronunciato del credito. I flussi netti di credito alle imprese si stanno già contraendo ed è probabile che si riducano ulteriormente. Sebbene le famiglie siano state ancora poco colpite dalle restrizioni al credito, queste ultime saranno probabilmente più marcate al ritorno dalle vacanze».
Per Carsten Brzeski, responsabile globale della sezione macroeconomica di Ing, la Bce si sta assumendo sempre più il rischio di peggiorare le prospettive economiche. «L’evidenza storica suggerisce che l’inflazione core normalmente è in ritardo rispetto all’inflazione complessiva mentre l’inflazione dei servizi è inferiore a quella dei beni. Questi sono due validi argomenti a favore di un ulteriore rallentamento dell’inflazione di fondo nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, per quanto gli argomenti contro ulteriori rialzi dei tassi stiano diventando più forti, la Bce semplicemente non può permettersi di sbagliarsi sull’inflazione».
«La Banca», ha aggiunto, «vuole e deve essere sicura di aver ucciso il drago dell’inflazione prima di prendere in considerazione un cambiamento di politica. Questo è il motivo per cui stanno ponendo più enfasi del solito sull’andamento effettivo dei prezzi. Sebbene tale strategia sostenga la credibilità della Bce, per definizione, corre il rischio di rimanere indietro rispetto alla curva. Dati i ritardi temporali con cui la politica monetaria opera e influenza l'economia, le banche centrali dovrebbero guardare al futuro, non al presente». (riproduzione riservata)