La Bce si ferma sui tassi dopo dieci rialzi consecutivi e si mostra più preoccupata sulla crescita rispetto al passato, come indicato anche dall’assenza di novità sulla riduzione del bilancio (Quantitative Tightening o Qt). La presidente Christine Lagarde ha detto che lo stop di ieri «non significa che i tassi non saranno più alzati». Ma questa posizione è apparsa puramente formale, legata alla «dipendenza dei dati» della Bce. Se non accadranno eventi in grado di stravolgere lo scenario macro, il ciclo di rialzi si può considerare terminato. In tal senso il consiglio direttivo, che ieri ha deciso all’unanimità, ha confermato che i tassi (al 4% quelli sui depositi) hanno raggiunto un livello che, se mantenuto per un periodo «sufficientemente lungo», contribuirà in modo «sostanziale» al ritorno dell’inflazione al 2%. Nessun economista si aspetta un’altra stretta sui tassi.
I rischi per la Bce sono in direzione opposta. L’Eurozona potrebbe presto entrare in recessione dopo mesi di crescita zero. I segnali sul credito sono molto negativi (si veda MF-Milano Finanza del 26 ottobre). Perciò Francoforte rischia di aver esagerato con la stretta varata da luglio 2022, in particolare con l’ultimo rialzo di settembre deciso quando lo scenario macro si era già delineato.
La Bce così potrebbe aver iniziato la pausa in ritardo e potrebbe dover ridurre i tassi prima del previsto. Lagarde ha detto che l’ipotesi del taglio non è stata discussa ieri ed è «prematura» considerando le informazioni sui salari in arrivo nel 2024. I falchi vorranno mantenere un orientamento restrittivo a lungo, fino a quando l’inflazione non sarà arrivata molto vicino al 2%. Ma questo potrebbe essere un boomerang perché renderebbe «più probabili maggiori riduzioni dei tassi alla fine», come ha osservato Citi che ha aggiunto: «L’inflazione calerà al 2% un anno prima di quanto atteso della Bce e i tagli inizieranno da giugno 2024». Anche Unicredit vede una riduzione dei tassi a metà dell’anno prossimo.
Nelle parole di Lagarde e nel comunicato Bce si è osservato comunque un maggiore timore per l’economia. Per una serie di ragioni. La crescita è stata giudicata «debole», una parola ripetuta molte volte dalla presidente. I rischi sul pil sono ancora «al ribasso» secondo Francoforte. Le tensioni geopolitiche dopo il conflitto a Gaza possono rendere «imprese e famiglie meno fiduciose e più incerte sul futuro, frenando ulteriormente la crescita». Il mercato del lavoro «si sta deteriorando». Il credito «si sta indebolendo» e la trasmissione della politica monetaria «si farà sentire ancora di più» a fine 2023 e inizio 2024.
Mentre l’economia peggiora, il consiglio Bce ha riconosciuto che l’inflazione sta scendendo «in modo ampio», anche nelle componenti di fondo. I rischi sul carovita più volte evidenziati dai falchi non stanno trovando riscontro nei dati, che al contrario indicano una discesa sostenuta dell’inflazione. Un ulteriore netto calo è atteso a ottobre. Sempre in tema di prezzi, Lagarde non si è mostrata preoccupata per il rialzo del costo dell’energia dopo il conflitto Israele-Hamas: la presidente ha ricordato che lo scenario economico è diverso rispetto a quello della guerra in Ucraina, con tassi già alzati al 4%.
Inoltre la Bce ha riconosciuto, con più forza rispetto al passato, che ci sono rischi per la stabilità finanziaria legati ai tassi alti, anche se in questa fase sono dovuti al contagio dagli Usa. Il pericolo per i mercati è osservato «con molta attenzione», ha detto il vicepresidente Luis De Guindos, a causa del possibile impatto sulle valutazioni di mercato, sul settore immobiliare e sul settore non-bancario.
Così la Bce ha messo da parte per ora ogni ipotesi sul Qt: non sono stati discussi né l’aumento delle riserve obbligatorie né una riduzione anticipata dei reinvestimenti di titoli del piano Pepp, che è la prima linea di difesa contro gli spread. Lagarde ha confermato l’impegno contro la frammentazione ingiustificata sui tassi (il contrario del «non siamo qui per chiudere gli spread»). Il divario Btp-Bund è sceso di 2 punti base a quota 200.
La presidente ha poi sottolineato «il calore e la gratitudine» del consiglio per Ignazio Visco, all’ultima riunione come governatore della Banca d’Italia. Lagarde inoltre ha detto di non aver rimpianti riguardo alla prima metà del mandato alla banca centrale. Ma non è escluso che la Bce possa accorgersi nei prossimi mesi di aver varato negli ultimi mesi una stretta troppo dura, tale da causare un danno non necessario per un’economia già fragile. (riproduzione riservata)