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Tassi, la Bce può tagliare i tassi anche a ottobre. Si riapre la partita dopo il calo degli indici Pmi
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Tassi, la Bce può tagliare i tassi anche a ottobre. Si riapre la partita dopo il calo degli indici Pmi

23 settembre 2024, 21:30

I mercati vedono al 40% la probabilità di un taglio dei tassi anche nella prossima riunione. Frenano manifattura e servizi nell’Eurozona. Francia giù dopo le Olimpiadi. Le aziende europee tagliano posti di lavoro. In calo le pressioni sui prezzi

Si riapre la partita per un taglio dei tassi Bce anche a ottobre. Dopo il maxi-taglio della Fed, ieri è arrivata un’altra spinta in questa direzione. Questa volta dall’economia dell’Eurozona. Gli indici Pmi dell’area sono scesi a 48,9 a settembre, da 51 ad agosto, un valore inferiore alle attese e sotto la soglia di 50 che divide l’espansione dalla contrazione economica. È stato di nuovo forte il calo della manifattura (a 44,8), per il ventisettesimo mese sotto quota 50. Ma anche i servizi sono ormai in stagnazione (a 50,5). Tra i Paesi la Germania resta il Paese più in difficoltà. Inoltre la lieve ripresa di agosto della Francia è svanita assieme all’effetto Olimpiadi.

I mercati hanno così aumentato al 40% la probabilità di un taglio dei tassi anche a ottobre, dal 25% di venerdì. L’euro si è indebolito fino a scendere sotto 1,11 dollari. I rendimenti dei titoli di Stato europei a due anni sono scesi in media di 8 punti base. Fed e Bce hanno finora ridotto i tassi dello 0,5%, ma la banca centrale Usa ha già indicato con chiarezza la volontà di preservare la forza dell’economia, anche per effetto del mandato duale. La Bce invece è più cauta a causa dei timori dei falchi (guidati dal membro del board Isabel Schnabel) di una ripresa dell’inflazione dovuta a salari e servizi. Ieri anche il lettone Martins Kazaks ha detto che le preoccupazioni nei servizi sono superiori a quelli per la bassa crescita.

Gli indici Pmi gelano i falchi

Gli indici Pmi, tuttavia, hanno fornito indicazioni opposte. Oltre al peggioramento sul pil, i dati hanno mostrato anche un deterioramento del mercato del lavoro e una minore inflazione nei costi e nei prezzi finali delle imprese. Il quadro è sempre più preoccupante sulla crescita, mentre la disinflazione prosegue.

La presidente Christine Lagarde ha già detto che il carovita sarà basso a settembre (sotto il 2%, secondo gli economisti di mercato) e risalirà a fine anno. Ma se l’inflazione fosse più bassa del previsto con crescenti rischi di undershooting allora ci sarà ulteriore pressione sulla banca centrale per un taglio anche a ottobre.

Nei giorni scorsi il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto che la riduzione dei tassi «potrebbe essere accelerata nei prossimi mesi» a causa della «persistente debolezza dell’economia» e dei segnali che arrivano dagli Usa. Il banchiere centrale portoghese Mario Centeno ha evidenziato che «il rischio principale» è quello di far scendere il carovita sotto l’obiettivo. Uno scenario di crescita zero e inflazione sotto il 2% sarebbe un problema anche per i falchi perché obbligherebbe poi la Bce a misure espansive come quelle dell’era Draghi, su cui è forte l’opposizione di Schnabel e del presidente della Bundesbank Joachim Nagel.

«L’Eurozona si sta dirigendo verso la stagnazione. Considerando il rapido calo dei nuovi ordini, non ci vuole molta immaginazione per prevedere un ulteriore indebolimento dell’economia», ha osservato Hamburg Commercial Bank (Hcob) che produce gli indici Pmi con S&P Global. Per Hcob inoltre «l’inflazione in frenata è una buona notizia per la Bce. Se a ciò si aggiunge l’aggravarsi della recessione nella manifattura e la quasi stagnazione nei servizi, è probabile che sia discusso un altro taglio dei tassi a ottobre».

Le aziende tagliano posti di lavoro

Le aziende manifatturiere intanto stanno tagliando posti di lavoro al ritmo più elevato da agosto 2020. Nei servizi l’occupazione è in calo da quattro mesi. In Germania gli indici Pmi sull’occupazione sono i peggiori da 15 anni, se si esclude il periodo della pandemia.

Nomura ha rilevato che «dopo anni in cui il ciclo economico è stato guidato da dinamiche dal lato dell’offerta, l’Eurozona sembra ora trovarsi di fronte a un classico rallentamento guidato dalla domanda». Per Pictet «la questione principale è se la Bce debba passare a un atteggiamento più preventivo come la Fed, anticipando i tagli dei tassi verso il livello neutrale». (riproduzione riservata)



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