Si riunisce il 30 gennaio il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea per decisioni sulla politica monetaria. È molto probabile un taglio dei tassi ufficiali di riferimento ma di soli 25 punti base.
Sarà comunque importante la valutazione che potrà farsi delle decisioni che prenderà il comitato monetario della Federal Reserve e non solo a proposito delle misure in materia di tassi d'interesse - su cui pende l'invito del presidente Donald Trump perché siano ridotti - ma anche, più in generale, in tema di indirizzi strategici (che si potrebbero ricavare dalle dichiarazioni alla stampa del presidente Jerome Powell), avute presenti la situazione economica e le prospettive. Anche per la Bce sarà particolarmente importante la tradizionale conferenza stampa della presidente Christine Lagarde post seduta del direttivo.
Nelle scorse settimane, come sta accadendo da un po' di tempo, è proseguito un confuso dibattito sui mezzi di comunicazione tra i componenti del Consiglio, un dibattito da cui, more solito, si può ricavare tutto e il suo contrario. Ha parlato spesso anche la presidente Lagarde con concetti sovente cerchiobottisti che non servono a nulla, a eccezione del concorrere, affiancati alle dichiarazioni di altri membri, al disorientamento di osservatori e operatori. E puntualmente si ripresentano le gravi carenze in materia di comunicazione.
Vedremo se, nella conferenza, madame Lagarde ripeterà le consuete giaculatorie sui dati e sulle decisioni da adottare «riunione per riunione» o se interverrà finalmente qualche revisione nel segno, anche parziale, della forward guidance, insomma della corrispondenza alla ragion d'essere della politica monetaria come, cioè, sostanzialmente politica d'anticipo.
Successivamente ci renderemo conto altresì di come si saranno comportanti alcuni governatori che, negli interventi pubblici, sostengono la necessità di cambiamenti, ma poi di questi ultimi non si vede traccia nei consuntivi delle riunioni dell'organo in questione.
Non è da escludere che nell'incontro con la stampa siano fatte domande alla presidente sulle ops bancarie in Italia (e in Germania) ricordando che sulle materie di Vigilanza è il direttivo ( al quale vengono sottoposte le decisioni del Supervisory board per una sorta di nulla osta definitivo) che ha l'ultima parola: insomma, non si tratta di un compito secondario per il predetto organo, ma della stessa rilevanza della politica monetaria.
Ciò a maggior ragione dopo la posizione sulle ops non negativa assunta dalla Commissione Ue ed esternata, in linea generale, lunedì 27 gennaio da un portavoce.
Nell'ultimo intervento pubblico Lagarde, rifacendosi anche a uno studio dell'Istituto, ha sottolineato l'importanza dell'indipendenza delle Banche centrali non solo de iure, ma anche de facto. Non si può non essere d'accordo, a patto che l'indipendenza non significhi separatezza e che una corretta dialettica politica e sociale sia riconosciuta fondamentale e nell'interesse degli stessi Istituti centrali che non sono monadi né, ovviamente, legibus soluti.
Si deve essere certi che ciò sia ben presente alla presidente che appare, tuttavia, sempre pronta e documentata su ciò che dovrebbero fare gli altri soggetti istituzionali, facendo spesso passare in secondo piano ciò che invece deve fare la Banca Centrale Europea. È una critica che le veniva rivolta mutatis mutandis anche quando Lagarde era la direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale. (riproduzione riservata)