La fiducia delle imprese peggiora ancora in Germania, come mostrato ieri dall’indice Ifo di agosto, sceso a 86,6 punti dagli 87 di luglio. Si tratta di un ulteriore segnale negativo per l’economia tedesca che avvicina la riduzione dei tassi Bce il 12 settembre. Berlino resta una zavorra per l’Eurozona. La Germania è stato l’unico tra i maggiori Paesi a registrare una flessione del pil nel secondo trimestre. Nel periodo il pil italiano è aumentato dello 0,2%, quello francese dello 0,3% (come la media dell’area), quello spagnolo dello 0,8%. Inoltre le prospettive sull’economia tedesca restano negative per il resto dell’anno, secondo quanto emerso nei giorni scorsi dagli indici Pmi e Zew.
«La Germania sta entrando sempre più in crisi», ha osservato Clemens Fuest, presidente dell’Ifo Institute. «Nel settore manifatturiero l’indice è sceso notevolmente. Le aziende si sono dichiarate significativamente meno soddisfatte per l’attuale situazione economica. Le aspettative sono scese al livello più basso da febbraio. Le aziende hanno segnalato ancora una volta un calo del portafoglio ordini», ha aggiunto. La fiducia è diminuita anche nel settore dei servizi.
«Una ripresa dell’economia tedesca nei prossimi mesi sta diventando sempre più improbabile», secondo Commerzbank. L’Ifo di solito indica in anticipo i punti di svolta dell’economia. Negli ultimi due anni, tuttavia, le attese di ripresa sono state deluse. Per Commerzbank il rialzo delle aspettative a cavallo del 2022-23 potrebbe essere dovuto al fatto che «molte aziende, così come la maggior parte degli analisti, hanno sottovalutato l’effetto dei massicci aumenti dei tassi della Bce e hanno riposto troppa fiducia nel sollievo derivante dal calo dei prezzi dell’energia».
A ciò si aggiungono i problemi strutturali dell’economia tedesca, che secondo la banca stanno rallentando lo slancio di fondo dell’economia. Così Commerzbank prevede che la Germania crescerà a malapena nella seconda metà del 2024 e, nella migliore delle ipotesi, ristagnerà per l’intero anno, con un aumento molto ridotto (+0,5%) per il 2025.
Per Ing l’indice Ifo di agosto aumenta i timori di una «stagnazione senza fine». Secondo la banca, la speranza che ha sostenuto l’economia tedesca nei primi mesi dell’anno è «svanita», soprattutto a causa dell’indebolimento dell’economia globale, delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza politica interna. Inoltre per Ing il numero crescente di insolvenze aziendali continua a pendere «come una spada di Damocle» su quella che negli ultimi anni è stata una delle poche roccaforti dell’economia: il mercato del lavoro.
In questa fase anche i dati sull’inflazione vanno nella direzione di un taglio dei tassi Bce il 12 settembre. I falchi del consiglio direttivo hanno spesso indicato i salari come una delle principali preoccupazioni per il carovita. Ma l’aumento degli stipendi negoziati è calato al 3,55% nel secondo trimestre dal 4,74% del primo, soprattutto a causa del rallentamento in Germania.
Philip Lane, capoeconomista della Bce, ha osservato sabato a Jackson Hole che ci sono «buoni progressi» nel ritorno dell’inflazione al 2%, anche se il successo «non è ancora assicurato», per cui è ancora necessaria una politica monetaria restrittiva. Ma la Bce manterrà comunque un orientamento restrittivo anche in caso di riduzione dei tassi sui depositi dall’attuale 3,75% al 3,5%. Lane ha anche evidenziato che «tassi troppo elevati per troppo tempo causerebbero un’inflazione cronicamente al di sotto dell’obiettivo e sarebbero inefficienti in termini di minimizzazione degli effetti collaterali su produzione e occupazione».
Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto nei giorni scorsi che è «ragionevole aspettarsi che si vada verso un allentamento delle condizioni monetarie». La sforbiciata sarà aiutata dal taglio dei tassi di fatto annunciato dalla Fed, anche se i falchi Bce spingeranno per una comunicazione cauta sulle mosse successive. (riproduzione riservata)