La Bce lascerà invariati i tassi nella riunione di giovedì. La presidente Christine Lagarde non dovrebbe sbilanciarsi sulle mosse future, mantenendo l’approccio «dipendente dai dati», anche se dopo il primo taglio di giugno i mercati prevedono (con una probabilità dell’85%) una nuova riduzione il 12 settembre, sei giorni prima di una possibile analoga manovra della Fed.
Gli operatori alla ricerca di indizi dovrebbero rimanere delusi giovedì. Lagarde non ha mostrato fretta al forum annuale di Sintra, evidenziando che la resistenza del mercato del lavoro concede tempo per rafforzare la fiducia sul ritorno dell’inflazione al 2%. Inoltre alcuni membri del board, pentiti del via libera anticipato al taglio di giugno, vorrebbero evitare lo stesso scenario per settembre, preferendo lasciare aperta ogni opzione.
Le decisioni così resteranno «riunione per riunione», in un contesto politico incerto in Francia e negli Usa dopo l’attentato a Donald Trump. Dopo le elezioni francesi la Bce ha messo da parte l’intervento d’emergenza sui titoli di Stato attraverso lo scudo Tpi (Transmission Protection Instrument). Alcuni governatori temono però una frenata nella riduzione dei deficit in Francia, tale da spingere al rialzo l’inflazione.
I dati in realtà fanno temere piuttosto una nuova frenata economica e un’inflazione sotto l’obiettivo del 2%. Nel primo trimestre il pil dell’Eurozona è aumentato dello 0,3%, dopo cinque trimestri di stagnazione, facendo sperare in una ripresa più netta nel corso dell’anno. Tuttavia questa prospettiva sembra meno probabile dopo gli ultimi dati.
La produzione industriale nell’Eurozona è scesa a maggio dello 0,6% rispetto ad aprile e del 2,9% rispetto all’anno precedente, secondo i dati pubblicati ieri da Eurostat. «Le prospettive restano deboli, anche se il calo è inferiore all’1% atteso», ha osservato Capital Economics. «Escludendo l’Irlanda, i cui dati sono notoriamente volatili, la produzione industriale dell’Eurozona è scesa dell’1,3% su base mensile ed è stata al di sotto del 4,3% rispetto a maggio 2023».
La produzione industriale è aumentata a maggio in Italia (+0,5%, -3,3% annuo), mentre è diminuita in Germania (-2,5% mensile a maggio, -6,7% annuo) e Francia (-2,1% mensile, -3,1% annuo). «La produzione industriale è stata estremamente debole in Italia e Germania dall’inizio del 2023, mentre ha resistito molto meglio in Francia e Spagna», ha rilevato Capital Economics.
Di conseguenza la ripresa dell’economia è legata ai servizi, mentre secondo gli economisti «il settore manifatturiero continuerà a faticare. La misura della Commissione Ue dei nuovi ordini industriali è stata estremamente debole a giugno e l’indice Pmi dei nuovi ordini manifatturieri rimane in territorio di contrazione». Il rallentamento della Cina sarà un ulteriore fattore negativo.
La debolezza della manifattura potrebbe pesare prima o poi sull’occupazione. Le imprese hanno preferito trattenere i lavoratori dopo la pandemia, ma in autunno potrebbero ridurre i posti di lavoro se la domanda resterà debole.
Anche per questi motivi non preoccupa l’impatto sull’inflazione dell’aumento dei salari. Le imprese peraltro stanno riducendo i margini di profitto, compensando così l’effetto sui prezzi legato alla crescita degli stipendi.
Alcuni banchieri centrali temono il carovita nei servizi (+4,1% a giugno) ma in questo ambito, come ha osservato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, i dati si muovono in ritardo e sono storicamente più alti dell’inflazione complessiva (+2,5% a giugno).
Per Citi la decisione Bce di lasciare giovedì i tassi invariati al 3,75% sarebbe «una scelta, non una necessità» e rifletterebbe «in larga misura un’avversione asimmetrica per l’inflazione oltre il 2% rispetto a quella al di sotto della soglia». (riproduzione riservata)