La frenata dell’economia e la discesa dell’inflazione hanno fatto cambiare linea a mercati, analisti e anche a diversi banchieri centrali. Gli operatori considerano ormai certo un taglio dei tassi a ottobre: fino a pochi giorni fa era ritenuto quasi impossibile. Da ultimo hanno cambiato posizione anche i falchi del consiglio direttivo Bce, da sempre preoccupati per il rialzo del carovita più che per il rallentamento del pil.
Isabel Schnabel, falco del board Bce, ha dedicato l’intervento di ieri a come «sfuggire alla stagnazione». Schnabel ha riconosciuto che il pil dell’Eurozona è cresciuto di solo lo 0,1% per trimestre negli ultimi due anni e che la crescita continuerà a essere «debole» nella seconda metà del 2024. Questo andamento, secondo il membro Bce, è dovuto agli shock geopolitici ma anche alla stretta monetaria che ha portato i tassi per famiglie e imprese su «livelli che non si osservavano da più di dieci anni». Ora «non si possono ignorare i venti contrari alla crescita». Quanto all’inflazione, per Schnabel «è diventato più probabile un calo sostenibile all’obiettivo del 2% in modo tempestivo» a causa dell’indebolimento della domanda di lavoro e dei progressi nella disinflazione, nonostante l’inflazione dei servizi resti «elevata». In passato il membro tedesco della Bce aveva sostenuto la tesi di un «ultimo miglio» difficile sul ritorno dell’inflazione al 2%.
Schnabel ha aggiunto che «la politica monetaria non può risolvere le questioni strutturali». In tal senso ha rilevato che un modello di crescita basato sulle esportazioni, come quello della Germania, «potrebbe aver bisogno di un aggiustamento». Quanto al rapporto Draghi, Schnabel ha frenato sul tema dei safe asset europei: «È improbabile che alcune proposte del rapporto trovino ampio sostegno tra i leader politici. Ma sarebbe sbagliato ridurre il rapporto a una richiesta di maggiori titoli comuni, che in ogni caso dovrebbero essere discussi solo dopo aver valutato l’esperienza del NextGenEu».
Ieri un altro falco, il governatore lettone Martin Kazaks, ha cambiato rotta sul taglio a ottobre. Kazaks si è detto «molto d’accordo con i prezzi di mercato sulla decisione di ottobre» e ha osservato che «i rischi per la crescita sono significativi». Inoltre, ha rilevato, «se le aziende iniziano a ridurre la manodopera, sarebbe come una palla di neve che inizia a rotolare». Pochi giorni fa Kazaks aveva detto che le preoccupazioni per l’inflazione nei servizi erano maggiori rispetto a quelle per la bassa crescita: una linea smentita poi dagli indici Pmi e dai dati sull’inflazione. È ormai chiaro che il bilanciamento dei rischi si sta spostando dal carovita alla crescita.
Altri banchieri centrali hanno da tempo evidenziato i rischi della stretta monetaria per il pil. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha detto il 19 settembre che la riduzione dei tassi avrebbe potuto essere «accelerata nei prossimi mesi» a causa della «persistente debolezza dell’economia» e dei segnali dagli Usa che hanno spinto la Fed a un taglio dello 0,5%. Il banchiere centrale portoghese Mario Centeno ha evidenziato che «il rischio principale è quello di undershooting», cioè di far scendere il carovita sotto l’obiettivo. Il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha sottolineato il «disperato bisogno di crescita» nell’Eurozona. Il governatore francese François Villeroy de Galhau ha evidenziato i crescenti timori sul pil.
I membri del consiglio direttivo hanno mostrato nelle scorse settimane una visione differente su crescita e inflazione. Ma adesso non ci sono più divergenze su ottobre. La presidente Bce Christine Lagarde ha mandato un segnale chiaro sulla prossima riunione nell’audizione al Parlamento Ue del 30 settembre: «Gli ultimi sviluppi rafforzano la fiducia che l’inflazione tornerà al target in modo tempestivo. Ne terremo conto a ottobre». Anche il governatore finlandese Olli Rehn si è detto a favore di un taglio questo mese.
L’inflazione nell’Eurozona è scesa all’1,8% a settembre, per la prima volta sotto l’obiettivo del 2% da giugno 2021. Il dato è stato inferiore alle attese della Bce che pure si aspettava un valore basso. La discussione nel consiglio direttivo dovrebbe spostarsi ora sulla comunicazione in vista delle riunioni da dicembre in poi. Molti analisti ritengono che i tagli proseguiranno a ogni meeting.
Per la Bce il rischio è quello di essersi mossa troppo tardi, con il pericolo di un’economia bloccata e di un’inflazione sotto il 2%. Sarebbe questo un problema anche per i falchi perché obbligherebbe la Bce a tagli dei tassi ingenti e poi a misure espansive come quelle dell’era Draghi, su cui già ora è forte l’opposizione di Schnabel e del presidente della Bundesbank Joachim Nagel. (riproduzione riservata)