Le politiche commerciali degli Stati Uniti pesano sull’economia e sugli utili delle società svizzere. Le esportazioni del Paese (farmaci, orologi e cioccolato) verso gli States sono crollate nel primo mese dopo l’introduzione, lo scorso 7 agosto, dei dazi al 39%. E gli economisti hanno stimato una contrazione della crescita economica dello 0,5-1%, alcuni persino dell’1,5%, una situazione che creerebbe una stagnazione se non una recessione. Il governo si è offerto di acquistare più armi ed energia dagli americani. I negoziati sono in corso, ma non è imminente un accordo.
Nonostante le tariffe elevate dell’amministrazione Trump, la Banca Nazionale Svizzera non interverrà sui tassi di interesse nella riunione del 25 settembre. Per la maggior parte degli economisti il costo del denaro rimarrà a zero, anche perché come ha detto lo stesso presidente della Bns, Martin Schlegel, tassi negativi possono avere «effetti indesiderati per i risparmiatori e le casse pensioni».
In questo contesto, l’indice Smi della borsa di Zurigo si è difeso con un total return da inizio 2025 di oltre l’8% (si veda la tabella sotto). La stagione delle trimestrali, però, è stata a due velocità: i settori finanziario ed healthcare hanno superato le aspettative, le società nel comparto discretionary, vale a dire orologi e prodotti di lusso, hanno fatto fatica a difendere il livello di vendite e la marginalità, sottolinea a Mf-Milano Finanza Daniele Scilingo, Head of Swiss Equities di Mirabaud Asset Management.
Inoltre, le previsioni per gli utili annuali continuano a soffrire a causa del forte apprezzamento del franco, specialmente contro il dollaro (-10% da inizio 2025), con un impatto negativo sulle vendite di 5-6 punti percentuali. Così, «anche se molte società hanno spostato la produzione negli Usa prima dell’entrata in vigore dei dazi, e quindi sono per la maggior parte protette per i prossimi 3-6 mesi, le stime sulla crescita degli utili nel 2025 si sono abbassate a zero e nel 2026 a +6-8%».
Nonostante queste incertezze, il mercato svizzero ha generato performance «rispettabili. Il calo dei tassi d’interesse ha creato una forte richiesta di titoli finanziari e assicurativi, in particolare per il rendimento dei dividendi del 4-5%», indica Scilingo. «Il titolo più performante è stato Holcim, leader nella produzione di cemento e materiali edili che ha fortemente beneficiato della separazione delle attività americane. Anche Ubs (ha risolto ieri un contenzioso fiscale in Francia, pagando 835 milioni euro, ndr) convince sempre più: l’integrazione di Credit Suisse è a buon punto e le richieste del governo svizzero di accumulare capitale aggiuntivo non preoccupano più di tanto».
Viceversa, tra le società più penalizzate ci sono Alcon, Givaudan, Kühne & Nagel, Partners Group, Sika e Sonova. «Ironicamente, tutte queste società sono leader nei rispettivi ambiti e in grado di generare dei margini molto interessanti. Le ragioni dell’andamento negativo sono varie, ma in generale riguardano le aspettative di crescita che non si sono materializzate e la valutazione a premio sul mercato svizzero. Ma Partners Group e Sika ci sembrano titoli accattivanti da seguire», continua Scilingo.
I settori più colpiti dai dazi sono naturalmente quelli che puntano sulla «Swissness», ovvero qualità incontestabile, servizio impeccabile e innovazione regolare. Orologeria e componenti meccaniche di precisione, soprattutto nella tecnologia medicinale sono tra i più colpiti. Bisogna, però, analizzare attentamente la capacità della società di continuare a generare domanda nonostante i dazi, grazie all'insostituibilità del prodotto, precisa l’Head of Swiss Equities di Mirabaud AM, spiegando che erroneamente molti continuano a pensare che tra le società più colpite possa esserci Lindt & Sprüngli, il produttore di cioccolato svizzero per antonomasia. La produzione finale del prodotto venduto da Lindt è, però, per lo più locale.
Per adesso, «i prodotti farmaceutici sono esclusi dai dazi, ma continua a pesare la pressione degli Usa di tagliare i prezzi americani volontariamente per portarli a livelli internazionali. Infine, tutte le società che offrono servizi, come istituti finanziari, chiaramente non sono toccate dai dazi», aggiunge Scilingo.
La Svizzera offre alle società un ecosistema molto favorevole unendo la stabilità politica con un approccio economico pro-business, imposte ragionevoli e un sistema educativo all’avanguardia. Questo ha permesso a un piccolo Paese di soli 9 milioni di abitanti di creare imprese altamente specializzare, leader nelle loro nicchie che grazie all’innovazione riescono a conquistare mercati globali con concorrenza internazionale. Dovendo tradizionalmente far fronte a un franco forte, a manodopera ad alto costo e a un mercato interno molto piccolo, le imprese hanno investito intensamente in progetti ad alto valore aggiunto e ad alta profittabilità, rimarca l’esperto.
Nel lungo termine queste società beneficeranno delle opportunità di crescita a livello globale, operando da una base stabile ed innovativa. La combinazione di crescita, profittabilità e sostenibilità a lungo termine crea un effetto compounding, ovvero lo sviluppo esponenziale degli utili. «Noi ci focalizziamo sull’andamento microeconomico delle singole società quotate in borsa, di cui la maggior parte attiva a livello globale e quindi», conclude Scilingo, «poco impattata dall’andamento dell’economia svizzero».
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