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Motori

Suzuki Jimny: l’insostenibile peso della sostenibilità

Difficile capire perché la fuoristrada da sempre più leggera sia stata condannata in nome della sostenibilità: prima per le emissioni di anidride carbonica della gamma del costruttore, quindi per l’inasprirsi delle norme. E sarà sostituita da una forzatamente più pesante

di Nicola D. Bonetti
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Un lunga storia triste, almeno nel finale, ma partiamo dall’inizio. In Giappone la ricostruzione dopo la guerra è più lenta che altrove, come conseguenza delle pesanti distruzioni subite. Poi parte e trascina l’economia in un vorticoso crescendo, in grado di stupire il resto del mondo, non solo per le radio a transistor.

Nel settore automobilistico, in patria usano solo vetture minime e fuoristrada derivate da Willys MB, le jeep (con il nome ancora minuscolo, non essendo un marchio) lasciate dagli occupanti americani, come Nissan e Toyota, utili alla cantieristica per la ricostruzione. Queste progressivamente crescono di dimensioni, come Patrol e Land Cruiser, rispettivamente.

LJ10 del 1970.
LJ10 del 1970.

Suzuki è invece specializzata in auto compatte e, verso la fine degli anni 60, ha una visione particolare che, nel 1970, porta al lancio di una 4x4 fuoristrada minima. Fedele alla semplicità della prima jeep della storia, nasce Jimny LJ10. Piccola e inarrestabile, solida ed efficace, è in grado di passare ovunque fuori dall’asfalto, e anche sui fondi peggiori ha due armi vincenti: le leggerezza (pesa solo 600 kg) e l’ottima trazione, con motore bicilindrico a due tempi raffreddato ad aria da 360 cc da 25 cavalli.

LJ50 del 1979.
LJ50 del 1979.

Si evolve come LJ20 nel 1972, con raffreddamento ad acqua e riscaldamento migliore, aggiungendo una versione con carrozzeria chiusa. Nel 1974 inizia l’esportazione come LJ50, ora con motore a tre cilindri da 550 cc con maggiore potenza. Nel 1977 è il momento di Suzuki LJ80 con motore nuovo: quattro cilindri a quattro tempi, raffreddato a liquido da 800 cc con 41 cavalli: le vendite spaziano in 109 Paesi.

LJ80 del 1980.
LJ80 del 1980.

Nel 1981 Jimny diventa SJ410, trasformandosi in veicolo che piace a chi lo usa in città (specialmente al pubblico femminile) come a chi ne abbia necessità come vera fuoristrada. Il nuovo motore da un litro ha 45 cavalli: tra dimensioni e potenza SJ410 è simile alla prima jeep, al pari delle prestazioni offroad, con trazione e ridotte.

La seconda generazione.
La seconda generazione.

Nel 1984 diventa SJ413 con nuovo propulsore di 1,3 litri: successo mondiale che richiede produzioni anche all’estero (India e Spagna) con vari nomi: Samurai, Santana, Sierra e Caribian, mentre si evolve con servosterzo e cambio a cinque marce. La terza generazione debutta nel 1988, con più comfort, stabilità e manovrabilità su strada. Le forme si arrotondano con design più moderno, durando vent’anni.

Quando la saga della «fuoristrada compatta che possa affrontare strade dissestate e raggiungere luoghi prima irraggiungibili», si rinnova completamente con motore di 1,5 litri, assumendo le sembianze da Mercedes-Benz Classe G (fuoristrada iconica dal 1979) in scala ridotta, con eleganza e simpatia.

LJ80 Samurai.
LJ80 Samurai.

Jimny rimane compatta e leggera, elementi peculiari del suo fascino: sembra destinata a un nuovo successo epocale quando arrivano i primi problemi. Le norme sulle emissioni di anidride carbonica della gamma prodotta da un marchio, comportano sanzioni per ogni esemplare venduto. Multe che spalmate su vetture grosse e costose sono accettabili, ma non per un’auto piccola ed economica.

Jimny Pro offroad
Jimny Pro offroad

Suzuki comunica che il quantitativo previsto è esaurito (sic!) e nel 2021 ripropone Jimny Pro: omologato autocarro, ha due soli posti e non subisce tasse extra.

Intanto, mentre Suzuki Motor Corporation annuncia una «tecnologia in grado di ridurre il consumo di energia» dalla produzione al riciclaggio, puntando a un mondo senza emissioni di carbonio con veicoli leggeri e sicuri, si conclude l’esistenza della 4x4 più agile, simpatica e adatta ai veri percorsi alpini e appenninici mai esistita dopo la primigenia Willys MB del 1940.

SJ410 del 1985.
SJ410 del 1985.

Per le nuove regolamentazioni sulle emissioni, dal 2025 non è più possibile vendere Jimny, lasciando sopravvivere solo auto in versioni elettrificate, da mild a full hybrid, fino alle plug-in. Tutte soluzioni che appesantirebbero Jimny inficiandone l’agilità, oltre a richiedere la revisione del progetto e un diverso telaio o addirittura pianale, perdendo la robustezza necessaria all’uso fuoristrada.

La versione del 2008.
La versione del 2008.

Finisce così tristemente la storia di Jimny? Sì, come offroad dura, pura ed essenziale. No, in assoluto: infatti, anche Jimny diventerà elettrica, ma solo per l’Europa e poche altre zone. Anche a breve: per quanto Suzuki preannunci nuove generazioni con batterie piccole e poco pesanti (ancora lontane dalla produzione, in realtà), la prossima Jimny a elettroni non avrà più la proverbiale leggerezza, né la conseguente mobilità fuoristrada, perdendo i pregi derivanti dalla semplicità, senza far ipotesi sui prezzi.

Questa la parabola dell’insostenibile leggerezza, sacrificata sull’altare della sostenibilità. Difficilmente un gioco di parole ebbe un significato più perverso. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 31/07/2024 09:06
Ultimo aggiornamento: 31/07/2024 09:06
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