Accordo in extremis in Norvegia per mettere fine allo sciopero che ha messo a rischio i giacimenti di gas e fatto tremare l'Europa, portando i prezzi ìoltre 170 euro al MWh al Ttf di Amsterdam, livelli che non si vedevano dal 9 marzo scorso. Il governo diOslo ha deciso di proporre l'arbitrato obbligatorio per la controversia salariale alla base dello sciopero da parte dei membri dell'Organizzazione norvegese dei dirigenti e dei dirigenti (Lederne). Gli scioperi hanno costretto Equinor a chiudere un giacimento dopo l'altro, un effetto potenzialmene micidiale se sommato ai tagli dei flussi russi, sempre più estesi come riportato dall'Aie, l'Agenzia internazionale dell'energia: le forniture dei gasdotti russi all'Europa potrebbero risultare addirittura dimezzate. Ma l'emergenza persino più grave, perché inattesa, è arrivata dalla Norvegia, proprio il Paese col quale a fine giugno l'Ue ha firmato un accordo per aumentare le forniture di gas a breve e lungo termine in chiave anti-Russia.
La compagnia energetica statale Equinor ha avviato la chiusura di 3 giacimenti, Gudrun, Oseberg South e Oseberg East, a causa degli scioperi proclamati dal sindacato Lederne, entrata in conflitto con l'associazione dei produttori, Norog. Era stato già annunciato il fermo di altri 3 campi, Heidrun, Kristin e Aasta Hansteen e si temeva anche per un'estensione degli scioperi ai giacimenti di Sleipner, Gullfaks A e Gullfaks C, a partire dal 9 luglio, ma nella tarda serata hanno iniziato a circolare ipotesi di accordo. Secondo le stime i primi 3 campi chiusi farebberp venir meno circa 89mila barili di petrolio equivalente (boe) al giorno, di cui 27.500 di gas naturale. Di maggiore portata l'ammanco determinato dagli altri 3 giacimenti fermati nella notte: ben 333mila boe al giorno, di cui 264mila di gas naturale. Totale, circa 290 mila boe di gas mancanti, pari al 13% delle esportazioni norvegesi, percentuale che potrebbe raggiungere addirittura il 60% senza lo stop fermeranno alle proteste, il tutto su un mercato già messo a dura prova dai tagli di Gazprom. «Le consegne norvegesi rappresentano il 25% delle forniture energetiche europee e parte dell'Europa dipende dalla Norvegia in un momento in cui i tagli alle forniture russe hanno creato un mercato molto ristretto per il gas naturale. Uno sciopero di questa portata pone enormi problemi ai Paesi che devono riempire gli stoccaggi di gas», ha replicato l'associazione dei produttori, ricordando proprio gli accordi di fine giugno con Bruxelles.
Il fronte russo non è da meno. Come calcola l'Aie, la quota di Mosca coprirà la domanda di gas dell'Ue appena per il 25% nei prossimi mesi del 2022, il livello più basso degli ultimi 20 anni. «Il calo delle forniture di gasdotti russi è continuato nel primo semestre 2022, scendendo del 30% su base annua. I tagli unilaterali dell'offerta di Gazprom a diversi Stati membri dell'Ue (Italia compresa, ndr) nel secondo trimestre hanno ulteriormente contribuito a ridurre le consegne e ad aumentare l'incertezza del mercato», scrive l'Aie nel suo rapporto. «Gazprom ha ridotto drasticamente le forniture di gas tramite Nord Stream nella seconda metà di giugno. Supponendo che i flussi rimangano invariati, le importazioni dell'Ue di gas gasdotto russo sono destinate a diminuire di oltre il 45% nel 2022 a meno di 80 miliardi di metri cubi». Allungando l'orizzonte al 2025, l'Aie prevede che le forniture russe diminuiranno di oltre il 55%, anche per effetto delle sanzioni, che limiteranno il gasdotto Yamal-Europe».(riproduzione riservata)