Gli investitori sono cauti sul Sud-Est asiatico. A febbraio gli investitori esteri hanno, infatti, venduto le loro posizioni in Indonesia, Thailandia e Filippine. «Attribuiamo questa tendenza ai timori di una possibile espansione dei dazi statunitensi verso altri Paesi asiatici», spiega Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity di Lemanik. Anche la volatilità dei mercati azionari asiatici è aumentata.
Il quadro dei dati macro economici ha visto in Giappone la disoccupazione scendere a gennaio e la spesa per i consumi aumentare, mentre l'inflazione sembra ben ancorata. invece, le banche centrali di Corea del Sud e Thailandia hanno tagliato i tassi di interesse di 25 punti base per sostenere la crescita. E l'indice Pmi della Corea del Sud è passato in territorio espansivo.
Dopo Citi, che ha promosso la Cina a overweight nella sua asset allocation, anche Lemanik a febbraio ha aumentato ulteriormente la sua esposizione su Pechino, rivela Zimmermann. Inoltre, «continuiamo a mantenere un'esposizione sovrappesata alla Corea del Sud e al Sud-Est asiatico. Queste regioni rimangono, infatti, molto interessanti dal punto di vista dei fondamentali e delle valutazioni».
In particolare, «Thailandia, Indonesia e Filippine sono economie relativamente chiuse e dovrebbero risentire meno dell'applicazione globale dei dazi statunitensi», chiarisce il gestore di Lemanik il quale si aspetta che gli investimenti diretti esteri diversifichino ulteriormente i loro impianti di produzione in Asia.
In campo valutario, infine, «vediamo ulteriori rischi di ribasso per il dollaro Usa se la tendenza negativa dei dati economici statunitensi continuerà a tendere verso l'indebolimento e la fiducia dei suoi alleati politici di lungo termine sarà ulteriormente minata dalla politica commerciale e geopolitica aggressiva degli Stati Uniti». In quest’ottica, conclude Zimmermann, «stiamo valutando di aumentare ulteriormente le coperture valutarie». (riproduzione riservata)