Possono le voci di un divorzio far ripartire un gruppo, relegando in secondo piano le difficoltà a livello di governance e restituendo nuovo smalto al matrimonio? Un dubbio più che legittimo guardando al caso di Stmicroelectronics che nell’ultima settimana ha guadagnato circa il 15% in borsa, l’11% nella seduta immediatamente successiva alle indiscrezioni de La Stampa (poi smentite seccamente dal governo italiano) che ipotizzavano una spartizione di attività tra Italia e Francia, soci di controllo della holding a monte del gruppo dei chip.
Considerando anche la bocciatura dell’ipotesi di divorzio degli analisti, forse la ragione della corsa a Piazza Affari va trovata nei segnali positivi lanciati dai concorrenti e, in seconda battuta, anche dallo stesso (contestato) ceo Jean-Marc Chery.
Ma facciamo un passo indietro. A tenere banco nelle cronache è stata l’ipotesi di una divisione del gruppo tra italiani e francesi, poi smentita da Mef e Mimit. L’ipotesi di divorzio, i cui dettagli erano vaghi e poco definiti, era stata subito bocciata dagli analisti. «Lo scenario ci sembra poco credibile e comunque si tratta di studi preliminari volti a valutare la fattibilità di un’operazione complessa che richiederebbe diversi anni», aveva commentato Equita.
«A nostro avviso la separazione in due delle attività, oltre alle citate complessità operative, porterebbe il gruppo a perdere benefici di scala e ad aumentare la volatilità dei risultati, concentrando le attività in uno specifico end market: nel 2025, per esempio, Stm può beneficiare di una ripresa visibile del business personal electronics a fronte di una situazione ancora incerta sulla ripresa del business automotive/industriale», concludeva Equita.
Difficile anche ipotizzare quale potrebbe essere la dimensione e il perimetro dei due gruppi. In Italia gli impianti produttivi e di assemblaggio e test si trovano ad Agrate Brianza, Catania (in sviluppo) e Marcianise, mentre in Francia si dividono tra Crolles, Rousset, Tours e Rennes. Resterebbe da capire, eventualmente, il destino dei siti in Svezia, Marocco, Malta, Malesia, Singapore, Filippine e Cina.
A fine 2024 la forza lavoro era quasi equivalente tra Italia (12,7 mila) e Francia (11,5 mila), ma da sola rappresentava meno del 50% del totale delle quasi 50 mila persone impiegate da Stm. A livello di mercato di destinazione dei prodotti, invece, l’Emea ha generato solo il 25% dei ricavi, contro il 59% dell’Asia Pacifico e il 16% delle Americhe. Una geografia che si ribilancia se si valuta la nazionalità dell’azienda che origina i ricavi (40% Americhe e 30% sia Asia Pacifico sia Emea).
Anche se il divorzio non arrivasse, l’escalation di tensioni sul gruppo tra Italia e Francia è stata innegabile negli ultimi mesi: dalle critiche indirizzate all’ad Chery dal fronte italiano, alle dimissioni di Maurizio Tamagnini, che ricopriva la carica di vicepresidente del consiglio di sorveglianza del big dei chip italofrancese, fino alla bocciatura della candidatura di Marcello Sala che ha lasciato in minoranza il fronte italiano e alle trattative aperte per capire come reindirizzare una governance che l’Italia ritiene sbilanciata a suo sfavore.
Ma se non sono state (solo) le speculazioni su operazioni straordinarie, quali sono gli altri motivi che hanno alimentato il rally del titolo? In prima battuta ha beneficiato di luce riflessa per le dichiarazioni ottimistiche delle concorrenti, da Microchip a Onsemiconductors, pur con le differenze di business e settori serviti, hanno testimoniato una ripresa del mercato.
In seguito anche Chery ha lanciato segnali d’ottimismo sulla ripartenza del business: già il secondo trimestre dovrebbe essere «almeno in linea con la guidance», mentre il terzo - al netto di eventuali tensioni geopolitiche - potrebbe rappresentare il turning point del gruppo con il ritorno alla crescita anno su anno.
In ogni caso nella seconda parte dell’esercizio sono confermate «diverse centinaia di milioni di ricavi incrementali rispetto alla prima metà del 2025», commenta Equita. Nel medio termine, inoltre, Stm punta a cogliere nuove opportunità in tecnologie promettenti e applicazioni in robotica, mobilità smart e infrastrutture AI. (riproduzione riservata)