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Stm taglierà 5.000 posti di lavoro nei prossimi 3 anni

04 giugno 2025, 19:00 Ultimo aggiornamento: 19:09

STMicroelectronics annuncia 5.000 uscite in tre anni. Sono inclusi i 2.800 tagli di posti di lavoro già annunciati all'inizio del 2025. È quanto ha dichiarato oggi, 4 giugno, l'amministratore delegato, Jean-Marc Chery, a un evento a Parigi organizzato da Bnp Paribas. L’ad ha anche parlato di segnali di un ciclo positivo, un periodo di aumento della domanda da parte del mercato, che sosterrà i risultati del gruppo di semiconduttori italo-francese nei prossimi trimestri, a meno che le tensioni commerciali non ostacolino questi sviluppi favorevoli. I produttori di chip esposti ai mercati dell’automotive, dell’industria e dell’elettronica di consumo, come Stm, hanno affrontato nella prima parte dell’anno un calo prolungato degli ordini, aggravato da una sovraccapacità produttiva, da scorte elevate e da una domanda bassa.

 


Chery ha poi assicurato che la società raggiungerà almeno il valore intermedio delle sue previsioni sui ricavi per il secondo trimestre del 2025 a 2,71 miliardi di dollari (stima in linea con quella del consenso che si aspetta 3 miliardi nel terzo trimestre e 3,2 miliardi nel quarto). «La dinamica è piuttosto interessante. Perché? Perché da inizio trimestre il rapporto book-to-bill è ben al di sopra della parità. Questo significa che ci troviamo in una fase di ciclo positivo», ha detto. Una ripresa che continuerà almeno fino al terzo trimestre, il che potrebbe rappresentare un punto di svolta per la crescita delle vendite del gruppo italo-francese nel 2025, dazi permettendo.

 

Infatti, i rischi geopolitici, inclusa la guerra commerciale e i dazi imposti dal presidente statunitense, Donald Trump, gettano incertezze sulla parte finale del 2025, ha avvertito il top manager, precisando che l’incremento osservato finora non è stato causato da una sovrastima delle scorte da parte dei clienti, in previsione di eventuali nuovi dazi. «Non osserviamo un comportamento marcato da parte dei clienti volto a sovrastoccare. Non dico che non esista, ma non è significativo», ha spiegato Chery. Detto questo la domanda resta sbilanciata a livello regionale, con la richiesta più forte in Cina e la più debole in Europa.

 

Le attese di Equita (rating hold e target price a 22 euro confermati su Stm) sull’anno sono un fatturato pari a 11,7 miliardi di dollari (11,4 miliardi la stima del consenso), +23% semestre su semestre nella seconda parte dell’anno, con auto +27% semestre su semestre, industrial +23%, personal electronics +28% e communications +7%. Mentre il margine lordo è stimato al 35%, in linea con il consenso, e l’ebit a 603 milioni (consenso a 568 milioni). In particolare, prima verrebbe separata ST Holding, il veicolo in cui lo Stato italiano e quello francese controllano il 27,5% della società, con la distribuzione delle azioni di Stm tra i due azionisti, e in seguito le attività industriali con una parte più focalizzata sul business automotive e di potenza e un’altra parte più focalizzata su digitale.

 


«Lo scenario ci sembra poco credibile e comunque si tratta di studi preliminari volti a valutare la fattibilità di un’operazione complessa che richiederebbe diversi anni», commenta Equita secondo la quale le analisi nascono dall’insoddisfazione espressa dal governo italiano sulle scelte realizzate dal management in questi ultimi anni e dallo stallo venutosi a creare a livello della holding. «La separazione in due delle attività, oltre alle citate complessità operative, porterebbe, a nostro avviso, il gruppo a perdere benefici di scala e ad aumentare la volatilità dei risultati, concentrando le attività in uno specifico end market: nel 2025, per esempio, Stm può beneficiare di una ripresa visibile del business personal electronics a fronte di una situazione ancora incerta sulla ripresa del business automotive/industriale», spiega Equita. (riproduzione riservata)



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