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Antonio Filosa
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Azioni Stellantis sull’ottovolante dopo il crollo: a Piazza Affari niente rimbalzo dal -25% di venerdì scorso

09 febbraio 2026, 09:30 Ultimo aggiornamento: 15:04

Apertura volatile dopo il tonfo per 22 miliardi di svalutazioni: titolo a quota 6,2 euro mentre arrivano altri tagli di target price dagli analisti, per i quali il reset di Filosa lascia aperti molti interrogativi

Dopo il tonfo di venerdì 6 febbraio, quando Stellantis ha perso oltre il 25% in borsa in scia all’annuncio di 22,2 miliardi di euro di svalutazioni legate alla strategia sull’elettrico, il titolo prova a rimettere la testa sopra l’acqua a Piazza Affari. Ma il rimbalzo resta fragile.

Stellantis va su e giù, il mercato è incerto

Lunedì 9 febbraio il gruppo automobilistico ha aperto la seduta in rialzo dell’1,5% a 6,2 euro, salvo poi virare rapidamente in territorio negativo a 6,036 euro (-1,2%). Già nei primi dieci minuti di scambi è arrivato un nuovo cambio di direzione, con il titolo tornato sopra la parità a 6,2 euro (+1,5%) tentando un timido recupero. Un andamento a zig zag che fotografa bene l’incertezza del mercato dopo una delle peggiori sedute della storia borsistica del gruppo.

Il titolo scambia così in un range compreso tra 6 e 6,2 euro, livelli che segnalano come, per ora, il vero rimbalzo non ci sia. Gli investitori restano cauti di fronte alla portata delle rettifiche annunciate venerdì, quando Stellantis ha comunicato di aver contabilizzato circa 22 miliardi di oneri nella seconda metà del 2025, nell’ambito di una profonda revisione della strategia industriale, in particolare sull’elettrico.

Continuano ad arrivare reazioni negative dagli analisti

A pesare sul sentiment è anche la decisione del gruppo di non distribuire dividendi nel 2026, a causa della perdita netta prevista per il 2025, insieme all’autorizzazione del board all’emissione di fino a 5 miliardi di euro di bond ibridi perpetui subordinati non convertibili, una mossa letta dal mercato come un rafforzamento precauzionale della struttura finanziaria.

Sul fronte degli analisti, le prime reazioni iniziano ad arrivare. Jefferies ha confermato il giudizio buy sul titolo, pur tagliando il target price da 13 a 10 euro. Secondo gli esperti, la violenta reazione del mercato potrebbe aver già scontato buona parte delle cattive notizie, anche se il percorso di recupero resta complesso.

Equita taglia il target price sotto gli 8 euro

Più cauta la lettura di Equita, che mantiene il giudizio hold su Stellantis con target price ridotto del 17% a 7,9 euro, dopo il crollo di venerdì ritenuto coerente con un quadro operativo più debole delle attese. Secondo la sim, il gruppo sta incontrando più difficoltà del previsto nel correggere gli errori strategici ereditati dalla precedente gestione, a partire da risultati preliminari del secondo semestre 2025 inferiori alle stime, un cash-out per oneri non ricorrenti molto più elevato del consensus e una guidance 2026 che segnala una ripresa più lenta sul fronte operativo. Da qui il taglio delle stime 2026-27, con ricavi ridotti in media del 3%, ebit adjusted del 33%, utile netto del 34% e free cash flow in calo di 1,8 miliardi.

Equita ritiene che il peggio in termini di flusso di notizie possa essere alle spalle, ma indica nel free cash flow il vero osservato speciale, segnalando diversi punti di attenzione: dalla debolezza dell’Europa, dove la pressione competitiva spinge al ribasso i prezzi, ai dazi (stimati in 1,6 miliardi di impatto sull’ebit 2026), fino al rischio di ulteriori esborsi legati a ristrutturazioni, riduzione di capacità e rinegoziazioni con i fornitori. Anche il cambio resta un fattore di rischio, con un dollaro debole che potrebbe frenare il recupero del Nord America.

Per Akros il prezzo obiettivo scende da 12 a 11 euro

Di segno opposto il giudizio di Banca Akros, che parla di un «reset decisivo per tornare a una crescita profittevole» e conferma la raccomandazione Buy, pur limando il target price da 12 a 11 euro. Gli analisti riconoscono che la portata delle svalutazioni da 22,2 miliardi è stata una sorpresa negativa, ma sottolineano come il riposizionamento della strategia su prodotto ed elettrico rifletta in modo più realistico il cambiamento della domanda e delle regole.

Akros mette in evidenza segnali incoraggianti sul fronte commerciale, in particolare negli Stati Uniti, dove il portafoglio ordini del quarto trimestre 2025 in Nord America è cresciuto del 150% su base annua, e nell’Europa allargata, con ordini in aumento del 13%. Secondo la banca, a partire dal 2026 Stellantis potrebbe rimettersi su un sentiero di crescita profittevole e il Capital Markets Day del 21 maggio viene indicato come snodo chiave per valutare la credibilità del nuovo piano industriale.

Barclays: il reset di Filosa lascia aperti interrogativi

Decisamente più prudente la posizione di Barclays, che resta «alla finestra» nonostante il violento ribasso del titolo. Per gli analisti, la forte delusione sui risultati operativi del secondo semestre 2025, anche escludendo le poste straordinarie, e una guidance 2026 molto al di sotto delle attese giustificano pienamente la reazione del mercato. In particolare, Barclays evidenzia come le indicazioni su margini operativi low-single digit e free cash flow negativo nel 2026 implichino un taglio di circa il 40% alle stime di consenso sull’ebit adjusted del prossimo anno. Il «reset a quattro dimensioni» annunciato dal gruppo - organizzazione, relazioni con gli stakeholder, piano prodotto e supply chain dell’elettrico, esecuzione e qualità – è giudicato necessario, ma lascia aperti molti interrogativi, soprattutto sulla necessità di ulteriori ristrutturazioni in Europa.

In attesa dei risultati completi del 2025 il 26 febbraio e del Cmd di maggio, Barclays segnala che nuovo debito, stop al dividendo e visibilità limitata sul recupero operativo continuano a rappresentare elementi di freno per il titolo, nonostante l’impegno del management a migliorare progressivamente conti e cassa nel corso del 2026.

La gigafactory di Termoli ufficialmente annullata

Nel fine settimana è poi arrivata un’ulteriore notizia sensibile: la cancellazione definitiva della gigafactory di Termoli da parte di ACC, la joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies. Una decisione che conferma le anticipazioni pubblicate da Milano Finanza lo scorso novembre e che rientra nella più ampia riorganizzazione del progetto europeo delle batterie. ACC ha motivato lo stop con condizioni di mercato mutate, giudicate non più compatibili con gli investimenti previsti, concentrando ora le risorse sul sito francese di Billy-Berclau.

Stellantis ha assicurato la tutela dell’occupazione, confermando per Termoli l’arrivo della linea e-DCT entro il 2026 e nuovi investimenti sui motori Euro 7, ma i sindacati parlano di emergenza per l’automotive italiano e chiedono un confronto urgente con il governo. (riproduzione riservata)



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