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La fabbrica Jeep di Toluca in Messico
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Stellantis, scontro con un fornitore in Nord America: stop alla produzione in Messico e rischio blocco in Canada

30 marzo 2026, 07:20 Ultimo aggiornamento: 07:49

Lite sui prezzi con ZF che chiede aumenti per 70 milioni e blocca le consegne. Stellantis ricorre in tribunale per riavviare la produzione a Toluca e non fermarla a Windsor

Un duro scontro in corso tra Stellantis e il suo fornitore ZF Chassis Modules sui prezzi di alcuni componenti ha già fermato uno stabilimento del gruppo automobilistico in Messico e rischia di avere ripercussioni anche in Canada. Lo raccontano diverse testate americane, spiegando che la situazione sta mettendo sotto pressione la produzione della società in Nord America.

Cosa sta succedendo a Stellantis in Nord America

Dallo scorso 14 marzo risulta praticamente ferma la fabbrica di Toluca, in Messico, dove Stellantis produce Jeep Compass e la nuova Cherokee. Il motivo è l’interruzione delle forniture di componenti per le sospensioni da parte di ZF Chassis Modules. Alla base dello stop c’è un contenzioso di natura economica: secondo Stellantis, il fornitore chiede continui aumenti di prezzo sui contratti che sono già in essere e blocca le consegne proprio per ottenere condizioni più favorevoli.

Il gruppo guidato da Antonio Filosa sostiene di aver pagato, per evitare un primo stop, oltre 26 milioni di dollari a dicembre, già concedendo aumenti di prezzo sostanziali. Ora però il fornitore avrebbe avanzato una nuova richiesta: più di 70 milioni di dollari tra pagamenti e aumenti.

Stellantis costretta a ricorrere in tribunale

Per sbloccare la situazione, Stellantis si è rivolta ai tribunali. In Messico è atteso un provvedimento che dovrebbe permettere la ripresa della produzione a Toluca nel giro di pochi giorni, già tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, mentre negli Usa gruppo ha ottenuto un’ingiunzione temporanea che obbliga il fornitore a continuare le consegne verso un altro impianto chiave: quello di Windsor, in Canada.

Lo stabilimento canadese, che impiega circa 5.500 lavoratori e produce modelli come Chrysler Pacifica e Dodge Charger, ha evitato finora il fermo proprio grazie all’intervento di un giudice negli Usa. Senza questa misura urgente anche Windsor, dove nei mesi scorsi Stellantis ha avviato il terzo turno, sarebbe stato sicuramente costretto a fermarsi per mancanza di componenti. L'ordinanza restrittiva è però temporanea e varrà fino alla prossima udienza, che è stata fissata per il 6 aprile.

Perché è un problema serio in un momento delicato

Il caso Stellantis-ZF Chassis Modules è il simbolo di una delle maggiori criticità del settore auto: la produzione funziona con scorte minime. Il gruppo di Filosa ha in magazzino solo poche ore di componenti e quindi qualsiasi interruzione nelle forniture può portare molto rapidamente al blocco delle linee. E un eventuale stop prolungato non colpirebbe solo gli stabilimenti di Stellantis, ma a catena anche tutta la rete di fornitori collegati.

Inoltre, questo è un momento particolarmente delicato per la casa automobilistica, che a maggio è chiamata a presentare un nuovo piano industriale. E le tensioni con un fornitore chiave come ZF Chassis Modules - joint venture tra ZF e il gigante taiwanese Foxconn - arrivano proprio mentre Stellantis sta cercando di rilanciarsi dopo un 2025 molto difficile, chiuso con oltre 22 miliardi di euro di oneri legati anche alla revisione della strategia sull’elettrico. (riproduzione riservata)



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