Stellantis è di nuovo nel mirino della politica e dei sindacati per le sue scelte industriali. Questa volta a riaccendere le polemiche è l’accusa di delocalizzare in Algeria, dove il gruppo guidato da Antonio Filosa punta alla produzione di 90 mila veicoli all'anno a Tafaroui con investimenti per 200 milioni di euro e l’introduzione di sei modelli, mentre gli stabilimenti italiani continuano a lavorare ben al di sotto della capacità.
Il riferimento è all’evento in programma il prossimo 2 febbraio nelle sale dell’Unione Industriali di via Vela 17 a Torino, di cui ha parlato per primo Torino Cronaca nei giorni scorsi: «Stellantis Algeria meets Turin companies» è il titolo dell’incontro rivolto alle imprese torinesi per invitare i fornitori a investire in Algeria.
Giovedì 22 alla Camera le opposizioni hanno chiesto un’informativa urgente del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. La richiesta, partita dal Movimento 5 Stelle, ha trovato l’adesione di Pd, Alleanza Verdi e Sinistra e Azione. Secondo la deputata M5s Chiara Appendino, il gruppo automobilistico «annuncia investimenti ovunque tranne che in Italia» e l’evento previsto il 2 febbraio a Torino, in cui Stellantis illustrerà alle imprese della componentistica le opportunità legate all’Algeria, rappresenterebbe «l’atto finale di una farsa». Per Appendino non si tratterebbe di un Piano Italia, ma di un vero e proprio «saccheggio».
Sulla stessa linea il deputato Avs Marco Grimaldi, che in Aula ha parlato di un piano industriale pensato più per l’estero che per Torino e Mirafiori, accusando il governo di essere «succube e subalterno» rispetto alle scelte del gruppo. Critiche sono arrivate anche dal Pd e da Azione, che hanno sottolineato l’urgenza di un chiarimento pubblico sulle prospettive produttive italiane.
Dal fronte sindacale, la Fiom-Cgil ha alzato ulteriormente i toni. Il segretario generale Michele De Palma ha definito «inaccettabile» la delocalizzazione in Algeria e ha chiesto la convocazione immediata di un tavolo istituzionale a Torino con governo, enti locali e parti sociali. Secondo De Palma, Stellantis deve presentare un piano industriale complessivo che includa ricerca e sviluppo, occupazione e nuove produzioni negli stabilimenti italiani.
Pur rivendicando l’importanza strategica di riportare a Mirafiori la produzione di minicar - viste come «auto del popolo» adatte alla mobilità urbana del futuro, la Fiom avverte che non basta un singolo modello per invertire anni di calo produttivo. «Non festeggiamo l’arrivo della 500 ibrida, festeggeremo quando ci sarà un piano industriale per tutti i siti italiani», ha spiegato De Palma, citando le difficoltà di Cassino, Melfi e Pomigliano e la crisi dell’indotto.
Nel mirino del sindacato anche l’amministratore delegato Antonio Filosa, chiamato ora a dare risposte chiare. La Fiom chiede un confronto diretto a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per verificare se e come l’Italia rientri davvero nei piani strategici del gruppo. (riproduzione riservata)