Le stime per il terzo trimestre del 2025 confermano un quadro complesso per Stellantis sul mercato americano. Secondo i dati presentati da Cox Automotive, il gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa sta vivendo un anno in contrazione negli Stati Uniti, proprio mentre i suoi principali concorrenti (da GM a Toyota, passando per Ford e Hyundai) consolidano o guadagnano quote.
Nel terzo trimestre dell’anno Stellantis dovrebbe immatricolare 303.506 veicoli, in calo dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2024 e sostanzialmente stabile rispetto al trimestre precedente. Ma è il dato cumulato a preoccupare: 900.364 unità nei primi nove mesi, contro quasi 983.000 nello stesso periodo del 2024. Una flessione dell’8,4%, che ridurrà la quota di mercato Usa dal 8,3% al 7,3%.
Il confronto con i rivali fotografa le difficoltà di Stellantis: secondo Cox, GM e Toyota registreranno crescite robuste a doppia cifra (+10,2% e +8,6% rispettivamente), mentre Ford e Hyundai manterranno il passo con incrementi superiori al 7%. Stellantis, invece, è l’unico tra i grandi gruppi in territorio ampiamente negativo, insieme a Tesla e Mercedes.
Il cuore del business Usa rimane legato a Jeep e Ram, marchi storici che rappresentano gran parte dei volumi di Stellantis sul mercato americano. Jeep ha dovuto fare i conti con la crescente competizione nel segmento Suv, dove Toyota e Hyundai stanno guadagnando terreno con lineup ibride sempre più convincenti. Cox Automotive rileva che solo una parte dei consumatori si sta orientando verso veicoli ibridi ed elettrificati: nel secondo trimestre 2025 Jeep risultava tra i leader dei Phev con una quota del 25% del mercato. È un segnale incoraggiante, ma che non basta a compensare il calo della domanda per i modelli tradizionali.
Ram, dal canto suo, paga le tensioni tariffarie. I pick-up full-size, cuore del mercato Usa e storica roccaforte del marchio, sono diventati più costosi a causa delle nuove barriere commerciali. Cox stima che i dazi introdotti nel 2025 abbiano comportato un incremento medio di 5.500 dollari sui veicoli importati e di 1.000 dollari anche per quelli assemblati negli Usa, come molti dei modelli Ram.
A complicare ulteriormente il quadro, Cox segnala un aumento significativo delle scorte. Se Toyota e Honda restano su livelli «snelli», con una gestione efficiente dei magazzini, Stellantis si trova a fare i conti con un accumulo di stock per Jeep e Ram. Entrambi i marchi hanno superato la soglia critica dei 100 giorni di giacenza media a settembre di quest’anno, un livello che riflette la difficoltà a smaltire l’inventario e indica una domanda meno vivace rispetto all’offerta.
Il dato medio negli Usa è di 76 giorni di giacenza e la crescita dell’inventario rappresenta per Stellantis una situazione che, se protratta, rischia di comprimere nuovamente i margini, costringendo il gruppo a incrementare incentivi o ridurre la produzione.
La strategia di Stellantis è ostacolata dal nuovo contesto politico-commerciale. I dazi del 25% su acciaio e componenti, raddoppiate al 50% su alcune materie prime come l’alluminio e il rame, hanno impattato direttamente sui costi industriali. Non a caso, il gruppo ha ridotto incentivi e promozioni, proprio mentre rivali come Hyundai e Toyota riescono a mantenere listini più competitivi grazie a catene di fornitura meglio diversificate.
Secondo Cox, il 2025 si chiuderà con un mercato Usa in crescita attorno a 16,1 milioni di veicoli leggeri, ma il gruppo guidato da Antonio Filosa rischia di rimanere al palo. Per invertire la rotta, il gruppo dovrà spingere su Jeep come marchio globale di Suv elettrificati e non e rilanciare Ram con soluzioni competitive nei pick-up elettrici. Senza una correzione di rotta, la perdita di quota negli Stati Uniti potrebbe trasformarsi in un nuovo campanello d’allarme, proprio nel mercato che è sempre stato più redditizio per margini e volumi. (riproduzione riservata)