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Stellantis, Fitch ritira il rating. Il gruppo sbanda a Piazza Affari: ecco che cosa preoccupa l’agenzia
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Stellantis, Fitch ritira il rating. Il gruppo sbanda a Piazza Affari: ecco che cosa preoccupa l’agenzia

05 agosto 2025, 09:50 Ultimo aggiornamento: 18:19

Fitch prevede flussi di cassa negativi nel 2025 e una redditività solo in lenta ripresa. Pesano i tanti miliardi di cash burn, i dazi e anche i costi del rilancio necessario che sarà guidato dall’ad Filosa. In borsa il titolo va in rosso ma poi chiude in positivo

«I rating sono stati ritirati per motivi commerciali» e Fitch «non fornirà più rating o copertura analitica per Stellantis»: lo ha comunicato l’agenzia di rating, che ha rivisto l’outlook di Stellantis da stabile a negativo, confermando il rating a lungo termine e quello senior unsecured a BBB. È un giudizio pesante sullo stato di salute finanziaria del gruppo guidato da Antonio Filosa, a cui resta il rating Baa2 di Moody’s con outlook stabile (emesso il 9 maggio con declassamento dal precedente Baa1 ma outlook migliorato da negativo a stabile) e il BBB di S&P con outlook stabile (downgrade dal precedente BBB+ il 6 marzo).

Dopo la nota di Fitch il titolo Stellantis in borsa martedì 5 agosto si è mosso come se fosse sull’ottovolante: nei primi minuti di scambi a Piazza Affari ha perso l’1,3% a quota 7,5 euro a Piazza Affari, per poi recuperare e chiudere a 7,58 euro (+0,2%). Da inizio anno ha ceduto il 40% del valore.

Prospettive incerte e margini sotto pressione

Alla base del cambio di prospettiva da parte di Fitch c’è la crescente preoccupazione per l’attuabilità e la sostenibilità finanziaria del piano di rilancio del gruppo. L’agenzia prevede che i margini di free cash flow resteranno negativi anche nel 2025, dopo un cash burn di circa 10 miliardi di euro nel 2024, un elemento che ha significativamente ridotto i margini di manovra sul fronte della leva finanziaria (ebitda net leverage) secondo la definizione di Fitch.

Sebbene nel breve termine siano attese alcune misure correttive in grado di rilanciare la redditività operativa, Fitch sottolinea che ulteriori esborsi di cassa saranno probabilmente necessari per raggiungere gli obiettivi strategici di lungo termine, acuendo i rischi legati all’esecuzione del piano.

Risultati deludenti e costi straordinari nel primo semestre

I dati del primo semestre 2025 hanno deluso le aspettative degli analisti, con un impatto complessivo negativo di 3,3 miliardi di euro derivante da una combinazione di costi una tantum: cancellazione di programmi, svalutazioni di piattaforme, effetti netti di nuove normative (in particolare l’eliminazione della penalty Cafe negli Stati Uniti) e oneri di ristrutturazione. Il risultato: una perdita netta per il primo semestre.

Fitch si attende un lieve miglioramento dei margini nel secondo semestre 2025, con un ebit previsto intorno al 2%, ancora insufficiente rispetto ai livelli attesi per il rating assegnato. Solo nel 2026 il gruppo dovrebbe tornare a margini più solidi, sopra il 4%, grazie a nuovi lanci di prodotto e a un miglioramento delle condizioni di prezzo.

Il fattore Filosa e le sfide della transizione elettrica

Con l’arrivo del nuovo ceo Antonio Filosa, Stellantis ha annunciato l’intenzione di affrontare con decisione i suoi problemi strutturali: perdita di quote di mercato, rallentamenti nella transizione elettrica, razionalizzazione del portafoglio marchi e debolezze nella presenza europea. Ma Fitch avverte che le soluzioni a questi problemi richiederanno investimenti iniziali rilevanti, con probabili impatti immediati sulla leva finanziaria.

Anche la pressione tariffaria rischia di essere un punto critico: nel 2025 Stellantis prevede un impatto complessivo da dazi pari a 1,5 miliardi di euro, di cui 300 milioni già contabilizzati nel primo semestre. Il gruppo produce circa il 40% delle auto vendute negli Stati Uniti al di fuori del Paese (soprattutto in Messico e Canada), rendendolo particolarmente esposto a cambiamenti nelle politiche tariffarie statunitensi, anche se - come i concorrenti GM e Ford - può certificare il contenuto locale e pagare dazi solo sulla parte prodotta all’estero.

Liquidità abbondante, ma leva in aumento

Fitch riconosce a Stellantis una struttura di liquidità solida: il gruppo dovrebbe mantenere tra i 25 e i 30 miliardi di euro in cassa fino al 2028, dopo un programma di buyback da 3 miliardi e al netto di riserve operative e liquidità vincolata. Il gruppo può inoltre contare su linee di credito non utilizzate per 12,9 miliardi di euro e su programmi di cartolarizzazione per finanziare il circolante.

La riduzione della posizione netta di cassa e il possibile passaggio a una posizione di indebitamento netto nei prossimi 18 mesi indeboliscono però la struttura finanziaria del gruppo rispetto ai principali concorrenti, ad esempio tedeschi.

Confronto con i competitor del settore auto

Nel confronto con i pari livello, il profilo industriale di Stellantis resta solido e coerente con il rating BBB. La sua ampia scala e diversificazione - sia per marchi che per mercati - la pongono allo stesso livello di gruppi come GM, Ford e l’alleanza Renault-Nissan. La limitata presenza in Cina in questa fase può anche essere un vantaggio rispetto a Volkswagen e Toyota, mentre il portafoglio premium resta di gran lunga meno competitivo rispetto a quello di Bmw, Mercedes-Benz e Porsche.

Fitch stima che Stellantis possa tornare a una marginalità ebit del 5% e a un free cash flow positivo dell’1,5% nel medio termine, performance in linea con i peer diretti ma ancora lontane dai livelli di eccellenza dei gruppi tedeschi.

Jefferies conferma il buy ma abbassa il target price

Sempre martedì 5 Jefferies, confermando il buy, ha invece ridotto il target price su Stellantis da 11,5 a 11 euro, per i «progressi più lenti del previsto nei piani di rilancio», abbassando la previsione dell’ebit rettificato per il 2025 del 34% a 4,3 miliardi. «Il primo semestre ha confermato che il rilancio non sarà né facile né immediato», secondo gli esperti, con «i guadagni del secondo semestre che probabilmente non compenseranno il consumo di cassa del primo semestre». (riproduzione riservata)



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