E se Bruxelles non avesse allentato i vincoli sulle emissioni di Co2? Per Stellantis, limitandosi al solo mercato italiano, il conto sarebbe stato di diverse centinaia di milioni di euro. E poco meno sarebbe toccato ad alcuni produttori tedeschi, come Volkswagen.
È quanto emerge da un’elaborazione di Dataforce, che ha simulato le multe teoriche relative alle vendite del 2025 che i grandi costruttori avrebbero dovuto pagare nel caso in cui l’Unione Europea non avesse introdotto la flessibilità sul calcolo delle emissioni, passata da una verifica annuale a una media su tre anni (2025-2027).
Nel 2025 le case automobilistiche europee si sono trovate ad affrontare limiti più stringenti sulle emissioni medie di Co2, scese a circa 94 grammi per chilometro, con il rischio di multe pari a 95 euro per ogni grammo eccedente per ciascun veicolo venduto. Dopo forti pressioni dell’industria, Bruxelles ha però concesso più tempo per rientrare nei parametri, evitando sanzioni potenzialmente miliardarie già nel primo anno. Ma l’analisi di Dataforce mostra quale sarebbe stato l’impatto senza questa apertura.
Stellantis in Italia, dove è leader del mercato, sarebbe in difficoltà con molti dei suoi più grandi marchi. Fiat risulta il più esposto dell’intero mercato italiano: a fronte di un obiettivo di 99,2 g/km, la media delle vendite 2025 in Italia si è attestata a 117 g/km, generando una sanzione teorica di 251 milioni di euro. Segue Peugeot, con 133 milioni (114 g/km contro un target di 95,6), mentre Jeep avrebbe accumulato 103 milioni (113 g/km rispetto a 95,7). Identica la multa potenziale per Citroën, anch’essa a 103 milioni (116 g/km contro un obiettivo di 96,5). A completare il quadro, Opel con 67 milioni e Alfa Romeo con 58 milioni.
In totale, per le sole auto, Stellantis avrebbe accumulato 715 milioni di euro di multe teoriche in Italia. Il conto scenderebbe però a 645 milioni grazie al contributo del partner cinese Leapmotor, di cui il gruppo guidato da Antonio Filosa detiene il 19%, che grazie alla forte crescita delle elettriche avrebbe maturato un «credito» stimato in 70 milioni di euro.
Il confronto con gli altri costruttori non è più confortante. Il marchio Volkswagen avrebbe registrato una sanzione teorica di 238 milioni (118 g/km contro un target di 95,7), mentre il caso più critico sarebbe quello di Audi: con un obiettivo di 91,9 g/km e un risultato effettivo di 135 g/km, la multa virtuale salirebbe a 282 milioni, la più elevata in assoluto. Per il gruppo Volkswagen, di cui Audi fa parte, il conto sarebbe stato di oltre mezzo miliardo.
Molto più virtuoso invece il colosso giapponese Toyota che, centrando sostanzialmente il target (96 g/km su 96,7) grazie alle sue auto ibride, risulterebbe in credito di 8 milioni. A fare meglio di tutti, però, sarebbero i produttori full electric stranieri, soprattutto cinesi: Byd con un credito teorico di 181 milioni, davanti a Tesla (+114 milioni) e la già citata Leapmotor (+70 milioni).
Il conto per Stellantis si aggraverebbe ulteriormente includendo i veicoli commerciali leggeri. In questo segmento, Fiat accumulerebbe altri 92 milioni di euro (quasi 350 con le auto) di multa teorica (172 g/km contro un obiettivo di 150), a cui si sommerebbero 39 milioni per Peugeot, 24 milioni per Citroën e 13 milioni per Opel. In totale, altri 168 milioni solo sui furgoni. Sommando auto e veicoli commerciali, il mancato rispetto degli standard sulle vendite italiane 2025 avrebbe così portato a una sanzione complessiva di 813 milioni di euro per il gruppo di Filosa.
Per ora Stellantis e gli altri produttori non dovranno versare nulla all’Ue, ma il 2025 è un anno che farà media nel triennio che si concluderà nel 2027, allontanando il raggiungimento dei target. La flessibilità concessa da Bruxelles ha rinviato il problema, ma non lo ha eliminato. Anzi, il messaggio per i grandi costruttori è chiaro: il tempo guadagnato riduce la pressione immediata, ma il lavoro da fare per rientrare nei target entro il 2027 resta enorme. E quelle che oggi sono soltanto multe sulla carta rischiano di trasformarsi in costi reali se la transizione verso modelli a basse e zero emissioni non accelererà con decisione nei prossimi due anni. (riproduzione riservata)