L’Unione Europea rinvia il pacchetto automotive e in questo modo, di fatto, tiene bloccate le strategie industriali di Stellantis, Volkswagen e dell’intera filiera europea. La Commissione avrebbe dovuto presentare il 10 dicembre la revisione delle norme Co2 e gli altri dossier sulla competitività del settore ma, come già riportato anche da questo giornale, tutto è stato spostato al 16 dicembre. E non è escluso che una parte sostanziale delle misure - le più delicate nonché più consistenti - slitti addirittura a gennaio.
Il risultato è che Bruxelles tiene in scacco i due maggiori costruttori del continente, entrambi in attesa di capire quale sarà la cornice regolatoria dei prossimi dieci anni prima di sbloccare piani miliardari. Stellantis guidata da Antonio Filosa e Volkswagen di Oliver Blume hanno già pronte le linee guida dei loro strategici di medio periodo, ma senza sapere cosa accadrà sulle norme Co2, sull’elettrico al 2035, sui biocarburanti, sulle flotte aziendali verdi e sulle semplificazioni dei regolamenti Cafe, nessuno può presentare un piano definitivo al mercato.
La bozza dell’agenda della Commissione, vista dall’Agi, certifica lo slittamento di tutti i testi chiave: revisione dei regolamenti Co2 per auto e veicoli commerciali, Battery Booster, pacchetto di semplificazioni e strategia per le flotte aziendali. Secondo fonti europee, l’esecutivo sta ancora tentando un compromesso tra Stati membri divisi su tre temi cruciali: il destino del motore termico dopo il 2035, l’introduzione di quote di contenuto locale obbligatorio e il ritmo di decarbonizzazione delle flotte.
Il nuovo pacchetto dovrebbe includere quattro misure cardine: l’Industrial Accelerator Act, per la competitività e la reindustrializzazione, una revisione delle norme Co2, con un probabile rinvio fino al 2029 per le soglie Cafe, il Battery Booster, per attirare investimenti nelle gigafactory europee, e soprattutto un Omnibus automotive, un testo di semplificazione che potrebbe perfino congelare parte delle normative esistenti per agevolare l’arrivo di una «e-car europea».
Ma i Paesi restano spaccati. La Germania chiede l’ammissione di auto ibride e motori termici alimentati da biocarburanti anche dopo il 2035. L’Italia anche e insiste sui biocarburanti. La Francia, che ha investito pesantemente nell’elettrico, rifiuta invece deviazioni sostanziali dal target zero emissioni. E la Spagna condivide le posizioni di Parigi. In mezzo a queste pressioni politiche, la Commissione ha scelto di prendersi altro tempo.
Filosa lo ha confermato la settimana scorsa parlando a un evento di Goldman Sachs: Stellantis presenterà il nuovo piano industriale «entro la metà del 2026». Ovvero tra maggio e giugno 2026 e quindi in ritardo rispetto alla scadenza iniziale del primo trimestre dell’anno. Il motivo non è industriale, ma politico-regolatorio. Negli Stati Uniti il quadro è già abbastanza definito, tanto che già a ottobre Filosa ha potuto annunciare un maxi-investimento da 13 miliardi senza attendere il nuovo piano.
In Europa invece domina l’incertezza: senza sapere quanta elettrificazione verrà imposta e quanto margine resterà per ibridi e Phev, il gruppo di John Elkann non può allocare risorse né su prodotti né su piattaforme. Se potesse muoversi a mani libere, Stellantis punterebbe molto di più sull’ibrido. Ma fino a quando Bruxelles non scioglierà i nodi, ogni decisione è sospesa.
Filosa chiede una serie di interventi puntuali: regole Co2 più morbide per i veicoli commerciali, supercrediti per le piccole auto, un ruolo riconosciuto ai carburanti sostenibili e incentivi per il ricambio del parco circolante più inquinante. Tutto però dipende dal pacchetto europeo.
Anche Volkswagen è in attesa. Blume ha annunciato nei giorni scorsi un piano di investimenti da 160 miliardi fino al 2030, con focus su prodotti, tecnologie e infrastrutture e una buona parte delle risorse dedicate a Germania ed Europa. Ma per procedere serve visibilità sulle future norme europee, soprattutto ora che il gruppo è messo sotto pressione dai dazi americani, dalla concorrenza cinese e dalla frenata dell’elettrico.
Volkswagen sta già rivedendo la propria strategia ev - anche Porsche ha dovuto rallentare - mentre valuta investimenti in nuovi stabilimenti, incluso un impianto Audi negli Usa che dipende però dagli incentivi americani. In Europa invece il freno è politico-regolatorio: senza sapere quale sarà il quadro post-2030, il colosso tedesco non può finalizzare la sua trasformazione industriale.
Il rischio, per entrambi i colossi, è di sprecare mesi decisivi ai margini della competizione globale. Stellantis e Volkswagen hanno in cantiere investimenti da decine di miliardi che potrebbero cambiare la geografia produttiva europea. Ma finché Bruxelles non pronuncia l’ultima parola, resta tutto sospeso.
Il rinvio del pacchetto auto nel suo complesso - metà a dicembre, metà forse a gennaio - offre alla Commissione tempo per cercare un compromesso. Ma intanto immobilizza il settore. E lascia le due maggiori case europee in attesa, appese a una decisione politica che determinerà tempi, tecnologie e risorse dell’industria automobilistica per il prossimo decennio. (riproduzione riservata)