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Stellantis: consegne di auto in calo del 20% nel terzo trimestre

16 ottobre 2024, 10:25

Stellantis stima una riduzione delle consegne di auto a livello globale nel terzo trimestre del 2024. Nel periodo chiuso il 30 settembre ammontano a 1,148 milioni di veicoli, il 20% in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. Il calo delle consegne, spiega il gruppo guidato da Carlos Tavares in una nota, è stato maggiore rispetto a quello delle vendite ai clienti finali nel periodo, che si sono ridotte di circa il 15%, scontando due fattori: l’impatto temporaneo della transizione del portafoglio prodotti con nuovi modelli in arrivo e delle iniziative di riduzione delle scorte presso la rete, soprattutto negli Stati Uniti. Dai progressi su entrambi i fronti Stellantis conta di ottenere «un posizionamento più forte del gruppo per il futuro».

 


In Nord America, riferisce il gruppo, le consegne sono diminuite di circa 170 mila unità (-36%), di cui oltre 100 mila unità relative ai preannunciati tagli alla produzione con l’intento di ridurre lo stock presso la rete: quello delle scorte eccessive accumulate negli Usa è uno dei più grandi problemi da risolvere per Tavares ed è ciò che ha più contribuito al profit warning recente. Sul calo delle consegne, però, secondo Stellantis, ha inciso anche «la contrazione del portafoglio prodotti per la transizione verso le nuove offerte multi-energy con una nuova generazione di prodotti in fase di lancio, iniziando nell’ultima parte del 2024 con la Dodge Charger Daytona e la Jeep Wagoneer S». In ogni caso, sottolinea la nota del gruppo, le vendite ai clienti finali negli Stati Uniti hanno supportato la crescita della quota di mercato mese su mese nel terzo trimestre dal 7,2% di luglio al 7,9% di agosto e all’8% di settembre, mentre le scorte si sono ridotte di 50 mila unità (-11,6%) rispetto alla fine del precedente trimestre.

 


In Europa allargata le consegne sono diminuite di circa 100 mila unità (-17%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, per il posticipo del lancio dei modelli basati sulla piattaforma Smart Car, inclusa la Citroën C3, che ha iniziato a essere consegnata alla rete in settembre, mentre poi toccherà anche alla Fiat Grande Panda, prodotta sulla stessa piattaforma. Ma le prospettive sono buone, perché Stellantis sostiene di avere già ordini per 50 mila unità per la nuova Citroen C3 e di 80 mila unità per la nuova Peugeot 3008. Da segnalare, però, anche il crollo (-60%) delle consegne di Maserati, i cui effetti si vedono sugli stabilimenti italiani: a cercare di risollevare il marchio è stato appena chiamato Santo Ficili. In quello che, invece, Stellantis chiama il suo «Terzo Motore», ovvero l’aggregazione dei segmenti Sud America, Medio Oriente e Africa e Cina e India e Asia Pacifico, le consegne sono rimaste complessivamente invariate, con la crescita in Sud America (+14%) che ha compensato i cali in Medio Oriente & Africa (-26%), Cina e India & Asia Pacifico (-30%).

 


Stellantis spiega che si tratta di stime preliminari soggette a variazione e che con il termine «consegne» si identificano «i volumi di veicoli consegnati alla rete di vendita, ai distributori o direttamente dal costruttore ai clienti finali sia individuali sia per le flotte, che determinano i ricavi del gruppo». Facile, quindi, attendersi un calo del fatturato attorno al 20% nel terzo trimestre quando Stellantis, il prossimo 31 ottobre, rilascerà i conti relativi a quel periodo. «Riparare» Stellantis, dopo le difficoltà del primo semestre e il profit warning, è il primo obiettivo di Tavares, che parlando al Salone dell’Auto di Parigi ha detto recentemente che «i problemi che abbiamo incontrato nella prima parte dell’anno sono stati identificati: si tratta essenzialmente di un problema di stock eccessivo sul mercato americano». Stellantis conferma di averlo già ridotto di 50 mila unità e Tavares, sempre a Parigi, ha assicurato che «il problema sarà risolto entro Natale 2024». Da cosa è stato causato? «Purtroppo siamo stati intrappolati da un piano marketing nel secondo trimestre 2024, sono cose che succedono», ha detto. «Era un piano innovativo, abbiamo voluto assumere il rischio ma non ha funzionato». (riproduzione riservata)



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