Lo spread Btp/Bund si mantiene sotto quota 145 punti base (144,7), al livello più basso da febbraio 2022, e il rendimento del Btp risale al 3,824% dopo aver toccato un minimo intraday al 3,77%, livello di inizio febbraio. A sostenere la carta italiana e più in generale l'obbligazionario europeo sono ancora le dichiarazioni della presidente della Bce, Christian Lagarde, che ha definito venerdì scorso i dati sui salari del quarto trimestre «incoraggianti» ai fini dell'azione di Francoforte nel contenere l'inflazione. Ora l'attesa di un taglio dei tassi di interesse a giugno di un quarto di punto è completamente scontata nei prezzi.
«Nel breve termine ci aspettiamo di vedere ulteriori restringimenti dello spread in quanto la bilancia tra domanda/offerta di mercato sembra essere molto positiva per il Btp. Oltre al supporto, ora confermato, del retail, da inizio anno sono evidenti afflussi netti importanti da parte degli investitori stranieri: nei tre deal sindacati eseguiti dal Tesoro da inizio anno, la percentuale di allocazione degli stranieri è stata prossima a massimi storici», indica a milanofinanza.it Filippo Mormando, strategist di Bbva. Queste fasi di ribilanciamento dei portafogli possono durare solitamente 2-4 mesi (simile a quanto osservato ad aprile-luglio 2023, con afflussi netti pari a circa 40 miliardi). «Ci aspettiamo, quindi, un primo trimestre in cui questi afflussi continueranno potendo portare lo spread in area 140 punti base. Invece, nella parte finale del semestre, con un rallentamento degli acquisti netti, l'avvio del roll-off del portafoglio degli acquisti pandemici Pepp da parte della Bce e con il rischio che la Bce non avvii effettivamente un ciclo di taglio dei tassi prima dell'estate potrebbe esserci una leggera correzione al rialzo degli spread sovrani».
Per Mormando più che un ritorno di fiducia sull'Italia, vi sono alcuni aspetti tecnici che prevalgono: «i flussi di acquisto sono stati supportati da una generale riduzione della volatilità della componente di credito dei mercati globali, con un focus degli investitori nel voler anticipare le scelte delle banche centrali che sono attese avviare un ciclo di taglio dei tassi nei prossimi mesi. Inoltre, l'Italia offre un pick-up rispetto a tutte le altre curve dei titoli governativi in Europa e dopo essere stata sottopesata nei portafogli degli investitori negli scorsi 18-24 mesi è in corso un ribilanciamento del portafoglio. Terzo, i titoli di Stato italiani godono di ottime condizioni di liquidità, fattore che facilita a mantenere un'attitudine positiva da parte degli investitori stranieri sul Btp a differenza di altri titoli governativi europei. Quarto, il supporto degli investitori retail permette al Tesoro italiano di necessitare da parte degli investitori istituzionali un afflusso netto ben inferiore rispetto agli altri grandi emittenti europei: per l'Italia noi stiamo un ricorso netto al mercato istituzionale inferiore a 70 miliardi, dato ben inferiore rispetto a Spagna, Francia, Germania e Commissione Europea».
Gli investitori guardano anche a venerdì quando verrà pubblicato il dato sull'inflazione dell'Eurozona. Gli strategist di Unicredit Research si aspettano un’inflazione in calo dal 2,8% al 2,5% anno su anno e una discesa del dato core dal 3,3% al 2,9% anno su anno. Se sarà così, la prima volta che l'inflazione core dell'Eurozona scenderà sotto la soglia del 3% dal febbraio 2022. «Sebbene ciò non cambi la nostra opinione sulla tempistica del primo taglio dei tassi da parte della Bce con la riunione di giugno, rafforza la nostra previsione che il margine per il movimento in controtendenza verso un aumento dei rendimenti iniziato nell'Eurozona all'inizio dell'anno sia ormai ampiamente esaurito», precisano gli strategist di Unicredit Research.
Mentre in Italia domina la terza emissione del Btp Valore, riservato alla clientela retail, che nel suo primo giorno di collocamento vede ordini già oltre 4 miliardi di euro. Difficile, però, che la solidità della domanda retail vista nel 2023 si ripeta quest’anno. «Sulla base dei dati di Banca d'Italia, gli afflussi netti retail sui titoli di Stato italiani nel 2023 sono stati pari a circa 120 miliardi. La nostra stima, da ritenersi conservativa, di afflussi netti dal retail per il 2024 è di 70 miliardi», indica Mormando. Evidentemente l'emissione del Btp Valore, partita con una forte domanda (la nostra proiezione è per una emissione complessiva oltre 20 miliardi), «ci può portare a rivedere al rialzo la stima su base annuale. I driver principali per l'anno in corso saranno, non in ordine di importanza: la competizione del sistema bancario nel remunerare depositi, il tasso di crescita dei risparmi; i livelli di rendimento assoluto di mercato, con un secondo semestre del 2024 che potrebbe portare a tassi tendenzialmente più bassi nella parte breve della curva avvicinandosi al ciclo di taglio di tassi da parte delle Banche Centrali. Ad ogni modo, la massa dei depositi è ancora molta elevata e l'investitore retail ha cambiato il proprio approccio strategico agli investimenti finanziari e sul Btp a partire da metà 2022 (a fronte dell'alta inflazione e di tassi di mercato sempre più interessanti) e tale rimarrà per diverso tempo».
Questa ottava è molto vivace sul fronte del primario. Oltre al Btp Valore oggi, 26 febbraio, ci sono le aste a breve francesi, tedesche e della Commissione Europea per proseguire domani con 5 miliardi di Bot a dodici mesi. Inoltre, martedì da Austria e Germania sono previsti titoli green. Mentre mercoledì il Tesoro offre fino a 9,75 miliardi di euro dei nuovi Btp a 5 e 10 anni - luglio 2029 cedola 3,35% e luglio 2034 3,85% - insieme alla sesta tranche del Ccteu ottobre 2031.
Per avere un quadro completo del contesto in cui arriva il nuovo Btp Valore bisogna considerare anche che il governo italiano dovrà emettere nuovi titoli ai tassi correnti a fronte di quelli in scadenza. «Attualmente, il totale dei titoli di Stato italiani in scadenza, escludendo quelli già maturati nei primi due mesi dell'anno, ammonta a 317 miliardi di euro. È prevista, inoltre, l'emissione di ulteriori Bot a 6 mesi nel corso dell'anno, che si aggiungeranno ai titoli già in scadenza», afferma a milanofinanza.it Maurizio Mazziero, fondatore di Mazziero Research, il quale ricorda che nel corso del 2023 sono stati emessi titoli di Stato per un totale di 360 miliardi di euro, di cui 16,5 miliardi destinati al riscatto di titoli in circolazione tramite azioni di concambio. Per il 2024, «considerando anche l'aumento del debito, si stima che il Tesoro possa emettere tra 430 e 450 miliardi di euro».
In linea generale, precisa Mazziero, «il Dipartimento del Tesoro tende a concentrare le maggiori emissioni nel primo semestre dell'anno per alleggerire il secondo semestre, tenendo conto anche del periodo estivo e delle festività natalizie, che possono rendere il mercato meno liquido. I mesi con le maggiori scadenze da rimpiazzare con nuovi collocamenti sono marzo, maggio e settembre; anche a dicembre scadranno molti titoli di Stato, ma le emissioni verranno anticipate a novembre o posticipate a gennaio proprio a causa delle festività».
Quanto al debito pubblico italiano, al 31 dicembre del 2023 pari a 2.862,8 miliardi, secondo le stime preliminari della Mazziero Research, soggette a possibili variazioni significative, soprattutto in relazione alla dinamica dei tassi della Banca Centrale Europea, potrebbe raggiungere una cifra compresa tra 2.875 e 2.990 miliardi di euro, avvicinandosi così ai 3 mila miliardi di euro. Questa stima sembra essere condivisa anche dal governo, che nella Nadef ha indicato un valore di 2.992 miliardi di euro.
(riproduzione riservata)