Valutazioni, tassi e rapporti Usa-Cina ancora in cima alle preoccupazioni per gli istituzionali nel 2025, nonostante un outlook positivo sul fronte dell’inflazione e dei tassi, entrambi in calo. È in sintesi il quadro che emerge dal consueto sondaggio di Natixis Investment Managers (Natixis Im), condotto quest’anno tra ottobre e novembre su 500 investitori istituzionali in 28 Paesi che gestiscono complessivamente un patrimonio di 28,3 mila miliardi di dollari per pensioni pubbliche e private, assicurazioni, fondazioni, dotazioni e fondi sovrani di tutto il mondo.
Il sondaggio conferma che il sentiment sul fronte macro è migliorato nel corso di quest'anno: il numero di istituzionali che ritengono inevitabile una recessione è sceso dal 51% del 2024 ad appena il 30%. Il 57% non prevede una recessione nel 2025 e meno di uno su cinque (18%) pensa a un rallentamento economico tale da stroncare l'attuale rally. Allo stesso modo, il 68% è fiducioso del fatto che l'inflazione raggiungerà i livelli target nel 2025.
Ma non mancano i timori. Per quanto riguarda i mercati, dopo un biennio di rialzi gli istituzionali individuano nelle valutazioni il rischio di portafoglio principale (47%). Il secondo rischio di portafoglio riguarda i tassi (43%) perché il 72% afferma che la sostenibilità dell'attuale rally di mercato sarà determinata dalle banche centrali. In particolare le maggiori incognite derivano dalla politica di Donald Trump dato che i grandi gestori hanno necessità di capire se porterà inflazione (al terzo posto tra i rischi di portafoglio con il 40%) e quindi una risposta della Fed. Un dubbio che si riflette sulle allocazioni: una metà degli investitori pensa che nel 2025 la borsa Usa sarà la migliore e un’altra metà invece propende per le restanti borse internazionali.
Anche sul fronte macro gli istituzionali vedono ancora un ampio ventaglio di minacce economiche per l'anno a venire. Le loro maggiori preoccupazioni riguardano in primis le relazioni tra Stati Uniti e Cina (34%), soprattutto per quanto riguarda la citata politica sui dazi di Trump che in realtà mette nel mirino diversi Paesi al mondo, ma tra tutti sicuramente il colosso asiatico è al centro. Al secondo posto c’è l'espansione delle guerre in corso (32%). Di conseguenza, per queste incertezze, dopo il percorso relativamente tranquillo delle principali asset class nel 2024, molti prevedono un aumento della volatilità nell’azionario (62%), obbligazionario (42%) e nel valutario (49%) nel 2025.
Inoltre, data la natura speculativa e la volatilità degli investimenti in criptovalute, il 72% non le ritiene adatte alla maggior parte degli investitori.
«Gli istituzionali si avvicinano al 2025 con un maggiore senso di ottimismo. Pur vedendo una serie di rischi all'orizzonte, sembrano fiduciosi nella loro capacità e in quella del mercato di resistere alle pressioni geopolitiche e ai potenziali cambiamenti macroeconomici per uscirne vincitori. Pochi stanno modificando la strategia a lungo termine», afferma Marco Barindelli, country head per l’Italia di Natixis Im. In questo scenario gli istituzionali prevedono di continuare ad aumentare gli investimenti in alternativi nel 2025. Il 73% è più ottimista sul private equity nel 2025, con un notevole aumento rispetto al 60% di un anno fa poiché il 78% crede che la riduzione dei tassi migliorerà il flusso di transazioni.
Guardando gli emergenti, per il 79% un contesto di crescita inferiore sarà la nuova normalità per Pechino. Il 60% pensa che il peggioramento delle condizioni economiche cinesi frenerà la crescita di questi Paesi. Tuttavia, oltre la metà (53%) afferma che gli investimenti in queste aree sono pronti a decollare nel 2025. Per il 62% la regione Asia ex-Cina sarà la migliore opportunità per gli emergenti nel 2025 e il 63% crede nel superamento dell'India sulla Cina come primo mercato emergente per gli investimenti. Infine per il 70% i mercati favoriranno la gestione attiva nel 2025 e il 67% dice di aver battuto i benchmark negli ultimi 12 mesi. (riproduzione riservata)