![]()
«Non dotarsi di strumenti tecnologici quando si va in montagna è un comportamento sbagliato. Consentono di poter essere rintracciati e di tornare a casa, anche se non si fosse nelle condizioni fisiche di farlo». Parole profetiche quelle di Simone Moro, uno dei più grandi alpinisti italiani in attività, pronunciate nella sede milanese di Garmin, suo partner tecnologico, durante la presentazione della sfortunata spedizione invernale sul Manaslu. L’importanza di avere con sé dei dispositivi elettronici quando si decide di salire in quota vale naturalmente non solo sugli 8mila, ma anche durante le più semplici escursioni, a maggior ragione se il consiglio arriva da uno degli alpinisti italiani più estremi.

Bergamasco, classe 1967, Moro è l’unico ad aver raggiunto quattro cime di 8mila metri in piena stagione invernale: lo Shisha Pangma (2005), il Makalu (2009), il Gasherbrum II (2011) e il Nanga Parbat (2016). Per Moro lo stile è uno solo, quello alpino: niente ossigeno, niente aiuti esterni e nessun allestimento di campi intermedi con rientro alla base. Con partenza rigorosamente in inverno, quello vero: «Nella mia filosofia di alpinismo», ha detto alla conferenza del novembre scorso, «la scalata deve iniziare il 21 dicembre, giorno che dà il via all’inverno astronomico. E non prima, seguendo i criteri di quello meteorologico».
«L’aiuto di dispositivi tecnologici in montagna è fondamentale», ha continuato Moro, «ma ciò non sostituisce il fatto che bisogna essere preparati quando si scala, altrimenti non si arriva in cima». Due sono, in particolare, gli strumenti tecnologicamente avanzati griffati Garmin che Moro ha raccontato di portare con sè: Fenix 8 e inReach. Il primo è uno smartwatch, utile per monitorare le prestazioni atletiche e che ha, al suo interno, strumenti di navigazione dettagliati con mappe integrate sempre a portata di polso. E che tramite la funzione di TrackBack permette di ripercorrere lo stesso sentiero sulla via del ritorno anche quando le tracce sulla neve sono state cancellate dal vento o dalla nebbia.

Il secondo, inReach, è un piccolo dispositivo tascabile e serve invece per gestire le comunicazioni via satellite. InReach consente infatti di inviare richieste di soccorso tramite un tasto SOS ed entrare in contatto con Garmin Response (centro di gestione emergenze operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7), che una volta ricevute le informazioni sulla posizione, invierà un alert ai contatti personali e informazioni dettagliate agli organi di ricerca e recupero.

Nello zaino di un alpinista ci deve essere l’essenziale, ma allo stesso tempo non deve mancare nulla: «Intanto mi porto sempre con me circa 100 bandierine di bamboo», ha aggiunto Moro, «nel caso la tecnologia non mi assista. Così da far sapere dove sono. Poi la tenda, vestiti tecnici, gli scarponi, i sacchi a pelo…». In alta quota, con le temperature che possono andare anche oltre i 50 gradi sottozero, inappetenza e nausea sono all’ordine del giorno. Ma Simone Moro non si nutre lo stesso di cibi liofilizzati: «Preferisco i tortellini», aggiunge. «Sciolgo la neve in un fornellino, ci metto il dado e poi i ravioli alla carne». A quelle altitudini, idratarsi diventa essenziale: «È molto importante bere la giusta quantità d’acqua», conclude. «Uno dei pericoli maggiori quando si è in cima è la disidratazione: il corpo perde fino a 4-5 litri d'acqua al giorno solo respirando e più si sale più il sangue diventa denso».
