I nuovi aggiornamenti di intelligenza artificiale presentati negli ultimi giorni negli Usa hanno premuto non poco su diversi settori dell’economia. Prima hanno mandato in rosso i titoli del software, poi quelli del risparmio gestito, infine il settore immobiliare commerciale e la logistica. I mercati sono diventati nel frattempo sempre più nervosi e i movimenti sui titoli sono bruschi per paura che i nuovi tool di AI riducano i profitti delle aziende tradizionali.
Quando il 4 febbraio Tip è salito nella controllante di Sesa, società dello Star che da anni si occupa di infrastrutture hardware, software, cloud, cybersecurity e servizi di consulenza per la trasformazione digitale delle aziende, il titolo ha perso il 7,5%. Com’è possibile? E’ stato il giorno in cui il nuovo modello AI di Anthropic aveva mandato in tilt i titoli legati al software in tutto il mondo. Tamburi Investment Partners ha incrementato dal 21,5% al 23,8% la quota in Ith Spa, holding di controllo del gruppo Sesa.
«Lo abbiamo fatto», spiega Giovanni Tamburi a Milano Finanza, perché «con Sesa abbiamo una partnership di lungo termine, per cui crediamo di essere un buon facilitatore del processo di eventuale alleggerimento da parte di alcune famiglie fondatrici e cogliamo l'occasione per salire nel capitale della controllante». Non a caso, riprende l’imprenditore, «come per Moncler, Interpump, Dexelance o altre abbiamo investito direttamente a fianco delle famiglie. E' un progetto di crescita paziente a lungo termine». Nel corso degli anni Sesa è diventata un gruppo «unico, fantastico, dalla system integration in diversi settori, dall’hardware, ai servizi a valore aggiunto, usando con l’intelligenza sia normale che artificiale i migliori strumenti per aiutare le imprese e le banche», nota Tamburi. Secondo cui «il gruppo è stato bravissimo a ad allargare le competenze al fintech e al settore finanziario in generale crescendo non solo in Italia ma anche all'estero, nello specifico in Germania e Spagna». In Italia Sesa è il primo player nel suo settore e in Europa sta diventando un gruppo di riferimento.
Quanto alla paura dei mercati sugli effetti che potrebbe avere l'intelligenza artificiale nei modelli di business delle società, «devo dire che l'AI non è nata né oggi né ieri», ricorda Tamburi. «In realtà è già operativa da oltre 50 anni essendo nata ufficialmente nel 1956 durante il Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence e in tal senso Sesa l'ha usata come strumento di sviluppo fin dall'inizio».
Il titolo è in calo del 7% da inizio anno, in crescita del 20% degli ultimi sei mesi per 1,3 miliardi di capitalizzazione. Un titolo dalle caratteristiche giuste per entrare nel Fondo Nazionale Strategico Indiretto del Mef che deve investire 1,5 miliardi di euro nelle mid and small cap di Piazza Affari. Il target price medio del consenso Bloomberg è di 111 euro su Sesa, per un potenziale rialzo del 25% circa nei prossimi 12 mesi.
Sesa, conferma Alessandro Fabbroni, amministratore delegato del gruppo, «è una storia di crescita che dura da 50 anni, nel corso dei quali ci sono state profonde discontinuità tecnologiche dal mainfraime ad internet sino al cloud che ci ha portato a 3,5 miliardi di ricavi e circa 6.500 persone. Tuttavia, come integratore, siamo sempre riusciti ad evolvere con una crescita continua sia sul fronte dei clienti che dei ricavi». E anche l'era AI, sottolinea Fabbroni, «non farà eccezione, abbiamo oltre 40.000 clienti che stiamo accompagnando nel percorso di digitalizzazione nei settori cyber security, cloud, data analytics e data management». La società di Empoli è un integratore e non un gruppo Saas (Software as a Service, una società che sviluppa e gestisce applicazioni software).
«Per noi ogni disruption è un'occasione», sottolinea Fabbroni. «E' molto importante il ruolo delle persone, l'AI non elimina l'essere umano o l'integratore, ma rende sempre più centrale la persona. Seguiamo l'innovazione a servizio dell'uomo con una maggiore generazione di valore e una migliore qualità della vita». I ricavi degli ultimi 20 anni di Sesa sono cresciuti a doppia cifra (cagr del 12,3% nel 2013-2026).
Nel primo semestre dell'esercizio 2025-2026 (chiuso al 31 ottobre 2025) «abbiamo registrato una crescita sostenuta, con ricavi a 1,6 miliardi di euro (+11,6%, di cui +5,5% crescita organica), un ebitda in aumento dell'11,4% (di cui +6% organico) a 114,4 milioni e un utile adjusted a 49,6 milioni (+17,1%, di cui il 7,1% di crescita organica)», ricorda l’ad. Il piano industriale biennale (2026-2027) prevede una crescita organica dei ricavi (5-7,5% annuo) e dell'ebitda (5-10% annuo) per gli esercizi che si concluderanno al 30 aprile 2026 e 2027.
L'utile adjusted è atteso raggiungere i 116-121 milioni di euro entro il 2027. «Nel piano», ragiona Fabbroni, «è prevista la crescita in cyber security, cloud, data analytics e data management. E’ una crescita organica perché abbiamo già un perimetro ampio di competenze da valorizzare con selettive cessioni di asset, funzionali a integrare il gruppo». È infine stato incrementato il payout ratio dal 25% al 40% con un nuovo programma di buyback di 25 milioni. (riproduzione riservata)