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Giorgia Meloni
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Senza il Mes le banche saranno meno protette nelle crisi. Ecco cosa cambia dopo lo stop al paracadute di emergenza

21 dicembre 2023, 22:20 Ultimo aggiornamento: 22 dicembre 2023, 07:29

Con la riforma il Meccanismo avrebbe fatto da backstop per il Single Resolution Fund. Così il Mes avrebbe fornito liquidità in caso di necessità nei dissesti evitando la fuga dei depositi e il contagio a istituti sani. La lezione Credit Suisse non è servita. Ora l’Italia rischia di essere penalizzata più della Germania | Gramegna: il Mes non sarà in grado di fornire il sostegno al Fondo di risoluzione unico dell’unione bancaria

Senza il Mes le banche europee, e quindi anche quelle italiane, avranno una protezione in meno nelle crisi. In una situazione di emergenza, tale da causare una fuga di depositi, non ci sarà uno strumento di ultima istanza per salvaguardare la stabilità finanziaria, che peraltro non avrebbe richiesto denaro da parte dei contribuenti. La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità prevedeva la possibilità di usare circa 70 miliardi disponibili nel Fondo come paracadute ulteriore nelle crisi, nel caso si rivelassero insufficienti le risorse del Single Resolution Fund (circa 70 miliardi alimentati con il denaro delle banche).

L’utilità del backstop nelle crisi

Il Srf interviene dopo la svalutazione da parte della banca in crisi dell’8% del passivo: è il meccanismo del bail-in che comporta perdite per azionisti e creditori e ha l’obiettivo di ricapitalizzare l’istituto in crisi. Ma non è detto che queste risorse siano sufficienti nel dissesto di una grande banca. Basti pensare a quello che è accaduto nella vicenda Credit Suisse: in pochi giorni ci sono stati deflussi per decine di miliardi a causa della sfiducia dei depositanti sul futuro della banca. Perciò lo Stato svizzero è stato obbligato a intervenire con garanzie e liquidità. Il Mes avrebbe avuto proprio questo ruolo: prestare, in caso di necessità, le risorse per far fronte ai deflussi e alla sfiducia.

Se il mercato non viene rassicurato in modo molto veloce e deciso (come hanno fatto anche gli Usa per la crisi delle banche regionali come Svb), allora i timori possono trasferirsi anche a istituti sani. Perciò la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità avrebbe aiutato tutti i Paesi, anche quelli con banche solide. In un’audizione sul Mes alla Camera Ignazio Visco, allora governatore della Banca d’Italia, ha osservato che la riforma «riduce il rischio che la gestione della crisi di un grande intermediario avvenga in maniera disordinata, con potenziali impatti sulla stabilità finanziaria complessiva».

Lo strumento avrebbe consentito di proteggere tutte le banche europee, aiutando soprattutto i Paesi con i conti pubblici più deboli. Quelli meno indebitati, come per esempio la Germania, potranno comunque intervenire con fondi nazionali per gli istituti domestici. Ora invece rischia di aumentare la frammentazione nell’area euro. Non a caso dopo l’avvio delle risoluzioni bancarie Ue l’Italia è stata tra gli Stati più attivi nel sostenere la necessità di un backstop coinvolgendo il Mes. A lungo l’Italia ha anche chiesto di anticipare la protezione al 2022, prima di cambiare linea. L’uso del Mes come backstop nelle crisi inoltre sarebbe stato neutrale per le finanze pubbliche: le risorse utilizzate devono essere restituite dalla banca dopo l’emergenza oppure dal Single Resolution Fund, quindi da tutti gli istituti di credito europei.

Le ricadute per le negoziazioni in Europa

Si vedrà se ci saranno margini per ripristinare il backstop del Mes. Intanto l’Italia rischia di essere penalizzata anche su un altro fronte, quello delle nuove regole sulle crisi bancarie in discussione in Europa (Cmdi o Crisis Management Deposit Insurance): dopo aver respinto l’utilizzo di uno strumento europeo come il Mes, potrebbe essere più difficile ottenere un maggiore uso dei fondi di garanzia dei depositi nei dissesti. (riproduzione riservata)



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