Nonostante la strada da percorrere sia ancora lunga, gli hedge fund iniziano a subire il fascino delle criptovalute. Secondo l'ultima edizione del Global Crypto Hedge Fund Report realizzato da Pwc in collaborazione con l'Alternative Investment Management Association ed Elwood Asset Management, il 38% dei gestori di fondi speculativi tradizionali sta attualmente investendo in asset digitali. Una percentuale in netta crescita se si pensa che solo un anno fa il numero dei gestori di hedge fund attivi nel mondo crypto erano soltanto il 21% del totale. L'appetito degli speculativi non sembra peraltro arrestarsi, considerando che il 67% di coloro che attualmente investe in digital asset dichiara di voler incrementare le puntate già entro fine anno. A ciò si aggiunge il 29% dei gestori che ancora non investe in asset digitali ma che prevede tuttavia di iniziare a farlo entro quest'anno. Alla base delle scelte che spingono un numero sempre crescente di hedge fund a investire in crypto è la diversificazione degli asset per il 53% dei casi, mentre per un altro 29% risiede soprattutto nelle «opportunità di alfa neutrali al mercato». Secondo un ulteriore 18% sarebbero invece determinanti le «sovraperformance a lungo termine».
Se è vero che aumenta il numero dei gestori di fondi speculativi che investe in asset digitali e che la quota in portafoglio è cresciuta, è altrettanto vero che il peso percentuale rimane al momento risibile. Mediamente, infatti, il peso in portafoglio di queste attività è pari al 4%, pur in forte aumento dal 3% riportato nel sondaggio dello scorso anno. Quanto alle strategie, le più popolari per gli asset digitali sono la multy-strategy (32%), la macro (21%), l'equity (18%) e la systematic (12%). Tra coloro che investono in asset digitali, il 57% ha una posizione toehold (letteralmente «in punta di piedi», che indica acquisizioni inferiori al 5% delle azioni complessive) con meno dell'1% del portafoglio totale investito in asset digitali. Resta però che un quinto degli hedge fund ha investito almeno il 5% delle cartucce in gestione.
Ma cosa preferiscono i fondi? I digital asset più frequentemente presenti nel portafoglio dei fondi speculativi, bitcoin ed ethereum (le prime due criptovalute per capitalizzazione) sono al primo posto con il 67% dei money manager ad averli acquistati. Un intervistato su tre (29%) dichiara invece di aver investito in altri token quotati su borse centralizzate, mentre un intervistato su quattro (24%) sostiene di aver investito in token quotati su borse decentralizzate. C'è poi un 19% che ha investito in Nft. Ma al di là del tipo d'asset digitale detenuto, la strada d'investimento più utilizzata dagli hedge resta la negoziazione di derivati (52%), percentuale pur scesa rispetto ai due terzi degli intervistati dello scorso anno. Sale invece, dal 33% al 43%, la quota di chi sfrutta il trading diretto/spot per comprare asset digitali. Il 10%, infine, investe passivamente attraverso etp passivi, mentre il 24% attraverso fondi a gestione attiva. Come detto, però, la strada da fare è ancora lunga soprattutto considerando come vi siano alcune ragioni che frenano i gestori a investire in digital asset. Tra tutte, la principale è l'incertezza normativa (83%), seguita dal rischio reputazionale (79%) e dalla mancanza d'infrastrutture e servizi (77%). Aspetti da non sottovalutare visto che il 27% che non investe ancora in cripto, se venissero meno queste barriere si convincerebbe della bontà di questi investimenti. (riproduzione riservata)