Per la prima volta la Vigilanza Bce ha definito requisiti specifici relativi alla leva di sei banche europee. Si tratta di Bnp Paribas, Commerzbank, Deutsche Bank, Société Générale, Kbc Group e Barclays Bank Ireland. A questi istituti la Bce ha imposto negli esami Srep un leverage ratio superiore dello 0,1% rispetto al 3% richiesto a tutti i gruppi europei. Le banche sistemiche, come per esempio Bnp Paribas e Deutsche Bank, devono inoltre rispettare requisiti ulteriori sulla leva previsti dalla disciplina internazionale. I gruppi hanno comunque valori superiori a quelli richiesti. La Vigilanza guidata da Andrea Enria (da gennaio dalla tedesca Claudia Buch) ha però mostrato un’attenzione crescente su questo fronte.
«Stiamo esaminando i rischi particolari che possono causare una leva finanziaria eccessiva, come per esempio avviene per le banche con posizioni particolarmente ampie in derivati o in operazioni di finanziamento tramite titoli», ha detto Enria nella conferenza stampa sugli ultimi Srep. Un ulteriore elemento indicato dal presidente della Vigilanza riguarda «un’eccessiva variabilità intorno ai giorni di reporting che potrebbe segnalare un comportamento di window dressing da parte delle banche». In altri termini, gli istituti di credito avrebbero ridotto le esposizioni prima delle date di reporting, per poi aumentarle dopo la scadenza. In questo modo è possibile mostrare valori migliori sulla leva.
Il leverage ratio è un indice di capitale non ponderato per il rischio, a differenza del Common Equity Tier 1 (Cet1) che può essere influenzato dalla capacità delle banche (in particolare quelle tedesche e francesi) di utilizzare le ponderazioni per il rischio previste dalle regole di Basilea. In tema di leva, la Bce ha fissato anche orientamenti non vincolanti per sette banche. In questo caso la Vigilanza ha considerato scenari di stress e ha definito requisiti aggiuntivi (add-on) per gli istituti che rischiano una caduta rilevante del leverage ratio.
La Bce ha imposto anche add-on per otto banche sul leveraged finance, cioè su finanziamenti a imprese molto indebitate, e per 20 istituti sugli npl. Inoltre tre banche hanno ricevuto richieste in materia di liquidità: la Vigilanza ha indicato periodi di sopravvivenza minimi e una riserva specifica per valuta. Altre misure qualitative hanno riguardato soprattutto governance interna, rischio di credito e adeguatezza patrimoniale, rischio di liquidità e tasso.
Quanto invece ai requisiti di secondo pilastro (P2R), come riportato ieri su MF-Milano Finanza, Credem ha avuto una richiesta di capitale aggiuntivo dell’1%, mentre Banca Mediolanum e Intesa Sanpaolo dell’1,5%. Tra l’1,5% e il 2% ci sono Mediobanca, l’olandese Ing, le spagnole Bbva e Santander e le francesi Bnp Paribas e Crédit Agricole. Unicredit e Finecobank sono al 2%, seguite da Commerzbank, SocGen, Bper (2,45%), Cassa Centrale Banca (2,5%), Banco Bpm (2,52%), Iccrea (2,53%), Deutsche Bank (2,65%), Mps (2,75%) e Banca Popolare di Sondrio (2,79%). (riproduzione riservata)