Chiusura in frazionale calo per l'azionario milanese di ritorno dalle festività pasquali: il Ftse Mib archivia la seduta a -0,09%, toccando i 35.947 punti - unica tra le principali piazze europee a chiudere sotto la parità.
Dopo aver passato la maggior parte della seduta in territorio negativo, il rimbalzo di Wall Street (+2% l'S&P 500) ha portato il sereno sui mercati europei. Ieri, le azioni statunitensi avevano pagato l'ennesima bordata che ieri il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riservato per il numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell.
I mercati avevano risposto alla crescente tensione tra Trump e Powell, con l'inquilino della Casa Bianca che ha nuovamente attaccato il presidente della Banca centrale per l'approccio attendista della banca centrale. In risposta, l'euro si è rafforzato rispetto al dollaro toccando massimi pluriennali e l'oro ha raggiunto ieri un nuovo record salendo di circa il 30% da inizio anno. Bene anche il Bitcoin, che è tornato sopra i 90.000 usd.
A pesare sull'azionario milanese è piuttosto l'effetto tecnico (per circa -0,85% sul Ftse Mib) derivante dallo stacco di cedole per oltre 7,3 miliardi di euro. Nonostante siano state solo sette le società del paniere principale a staccare la cedola, secondo un'analisi di e-Toro Unicredit (+0,27%) da sola pesa per più della metà dell'intero ammontare, con una distribuzione di 3,7 miliardi, seguita da Stellantis (1,96 miliardi, +1,33% in Borsa). A queste si aggiungono Ferrari (+1,31%), Iveco (-0,34%), Campari (+1,48%), Prysmian (-3,31%) e B.Mediolanum (-2,06% a 12,37 euro), che però paga anche il downgrade a hold da buy di Jefferies, con target confermato a 14,90 euro.
Ancora, la Fda ha approvato il Liaison Plex Gram-Negative Blood Culture Assay di Diasorin (-0,04%), il secondo di tre pannelli di test molecolari multiplex per l'identificazione delle infezioni del sangue su Liaison Plex, che permette di rilevare 27 target che includono 19 batteri Gram-negativi e 8 geni di resistenza, andando così a completare l'attuale work-up diagnostico e permettendo una riduzione dei costi operativi.
Di contro, tra le blue chip in rialzo emergono Tim (+2,29%), Italgas (+2,23%) e Inwit (+2,19%), forte dell'avvio di una prima tranche da 300 milioni del buyback approvato dall'assemblea del 15 aprile.