Seco sfugge ai dazi americani e scatta a Piazza Affari. I prodotti della società specializzata nelle soluzioni di edge computing e nella digitalizzazione industriale non rientrano tra quelli colpiti dalle tariffe di Donald Trump. Così il titolo è scattato in borsa e il 26 agosto scambia a 2,76 euro, in rialzo del 10,6%.
«L’esenzione riguarda lo specifico codice Hts, sotto il quale sono classificati i nostri prodotti, implicando che le esportazioni destinate agli Stati Uniti non sono soggette ai nuovi dazi imposti. Ciò fornisce stabilità del business in uno dei mercati in più rapida crescita», è la spiegazione fornita dalla società guidata dal ceo Massimo Mauri in una nota.
«Con l’accelerazione del processo di trasformazione digitale negli Usa, la possibilità di offrire soluzioni ad alte prestazioni e competitive nei costi rafforza la proposta di valore rivolta a clienti e partner. Tale sviluppo consolida il nostro posizionamento strategico e sostiene la traiettoria di crescita di lungo periodo in Nord America».
Gli Usa hanno un peso rilevante per Seco. «Nel primo trimestre del 2025 la società ha generato circa il 14% dei ricavi negli Stati Uniti, uno dei mercati in più rapida crescita, che prevediamo supererà le altre aree geografiche nei prossimi trimestri», sottolinea l’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo. Da qui il rating buy e il target price a 3,7 euro sul titolo. Gli analisti di Mediobanca invece guardano più avanti e ricordano che «il prossimo catalizzatore chiave sarà la pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, l’8 settembre».
I conti preliminari, oltre le attese, hanno già dato linfa al titolo, che negli ultimi sei mesi ha guadagnato oltre il 50% a Piazza Affari. La società capitalizza 370 milioni di euro e ha sette soci principali, tra cui il Fondo Italiano d’Investimento (4,47%), 7-Industries (11,34%) e Dsa (16,5%). Il 27,85% è in mano al mercato. (riproduzione riservata)