Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere un accordo commerciale con la Cina prima dell’entrata in vigore dei dazi reciproci prevista il 10 novembre. In caso di mancato accordo, in quella data scatterebbero i dazi reciproci fino al 145% introdotti dal presidente Donald Trump con il Liberation day del 2 aprile.
Intervistato a Squawk Box su CNBC, Bessent ha spiegato che gli incontri con la controparte cinese, guidata dal vicepremier Ho Lei Feng, sono diventati «sempre più produttivi» e che «ora i cinesi sembrano percepire che un accordo è possibile». I dazi erano stati parzialmente sospesi ad agosto per evitare la minaccia di un blocco cinese alle esportazioni di terre rare, ma senza un’intesa torneranno in vigore automaticamente. «I nostri partner occidentali e asiatici ci dicono che le merci cinesi stanno inondando i loro mercati», ha osservato, ricordando come le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti siano calate del 14% mentre aumentano del 6,9% quelle verso l’Europa. E, secondo il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, che ha affiancato Bessent nei colloqui, il disavanzo commerciale statunitense con la Cina dovrebbe ridursi «di almeno il 30% quest’anno e probabilmente di più nel 2026».
Nell’intervista, il segretario ha parlato anche del destino della piattaforma social TikTok, rivelando che esiste «una cornice di accordo» tra l’attuale proprietario cinese ByteDance e un gruppo di nuovi investitori statunitensi, che verrà sottoposta all’approvazione definitiva in una telefonata tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping prevista per venerdì. Durante i negoziati, ha raccontato, il presidente Trump aveva chiarito di essere pronto a «chiudere TikTok» pur di non compromettere la sicurezza nazionale. «Questo ha fatto cambiare atteggiamento ai cinesi», ha concluso. Il nodo più delicato dell’accordo riguarda l’algoritmo di selezione contenuti usato dalla piattaforma. Pur senza entrare nei dettagli, Bessent ha assicurato che l’intesa «tutelerà la sicurezza nazionale americana e l’interesse dei cittadini, soprattutto dei giovani».
L’ex responsabile degli investimenti di George Soros ha poi commentato lo stato dell’economia statunitense, evidenziando come i mercati stiano premiando le politiche dell’amministrazione Trump grazie a una combinazione di crescita (per ora) priva di inflazione e la forte deregolamentazione. «Vogliamo essere una superpotenza dell’intelligenza artificiale e dell’energia: tutto passa dalla deregolamentazione», ha dichiarato, citando lo studio del capo dell’agenzia federale per la protezione ambientale Lee Zeldin che propone di snellire le autorizzazioni ambientali.
Sui dazi, ha spiegato che, contrariamente ai timori, non hanno generato inflazione perché molte aziende esportatrici «stanno assorbendo i maggiori costi» senza aumentare i prezzi, mentre i produttori statunitensi «lavorano in modo più intelligente» e sfruttano i guadagni di produttività portati dall’Intelligenza artificiale. Sollecitato sul ruolo della Federal Reserve, Bessent ha criticato l’inerzia della banca centrale nel taglio dei tassi, affermando che «l’inflazione è stata sotto il target della Fed per sei mesi» e che «ora si può iniziare a lavorare sulla riduzione dei mutui immobiliari».
Nei passaggi finali, il segretario ha affrontato il tema della successione di Jerome Powell alla guida della banca centrale, esprimendo apprezzamento per James Bullard, già presidente della Federal Reserve Bank of St. Louis, che ha definito «un profondo conoscitore della politica monetaria, con una solida esperienza accademica e istituzionale». E ha ribadito che la Fed non può tutelare il valore del dollaro, ma deve bilanciare stabilità dei prezzi e crescita economica, e che la sua indipendenza «va rispettata, anche sotto Trump».
Bessent ha confermato che i colloqui con la Cina proseguiranno in autunno, per chiudere un’intesa globale sul commercio prima del 10 novembre: «Vogliamo riportare in equilibrio i rapporti commerciali e garantire una concorrenza leale», ha detto, aggiungendo di essere certo che la Corte Suprema confermerà la legalità dei dazi, «come ha già fatto con le politiche migratorie di Trump». (riproduzione riservata)