Scattano i realizzi sull’oro dopo il nuovo massimo storico a 2.531,60 dollari l’oncia raggiunto martedì 20 agosto. Il prezzo del metallo giallo scende dello 0,18% a 2.542 dollari l’oncia, mentre il biglietto verde rimbalza e i trader prendono posizione in attesa dei dati, alle 14:30, sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti e dell’intervento del presidente della Fed, Jerome Powell, venerdì a Jackson Hole che potrebbe offrire ulteriore chiarezza sulla probabilità di un taglio dei tassi di interesse a settembre.
«L'oro potrebbe ricevere un’altra spinta se i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti mostrassero ulteriori segni di debolezza nel mercato del lavoro dopo le recenti revisioni al ribasso delle cifre sui salari», afferma Matt Simpson, analista senior di City Index. In seguito ai verbali della riunione della Fed di luglio, si ha la sensazione che la banca centrale americana sia pronta a tagliare i tassi, altrimenti rischia di irrigidire eccessivamente la politica monetaria, finendo per danneggiare ingiustamente l'economia. I trader già scontano un allentamento della Fed a settembre, con una probabilità del 62% di un taglio di 25 punti base, secondo lo strumento FedWatch del CME.
«Il percorso immediato dell’oro dipende in gran parte dai segnali di politica monetaria della Fed che arriveranno da Jackson Hole, comunque non si può escludere un consolidamento su questi prezzi nel breve termine», indica Joni Teves, strategist di Ubs, secondo il quale anche i rischi geopolitici persistenti e l'aumento dell'attenzione sulle prossime elezioni statunitensi e sulle relative implicazioni sulla politica fiscale rafforzano ulteriormente l'interesse degli investitori per l'oro. «Nonostante il recente aumento delle posizioni lunghe sul Comex, i livelli rimangono al di sotto dei massimi storici. Pensiamo che il posizionamento del mercato rimanga contenuto, lasciando ampio margine per gli investitori nel continuare ad aumentare la loro allocazione in oro. Ci aspettiamo anche ulteriori flussi nei fondi Etf sull'oro, man mano che la Fed inizia a tagliare i tassi e il costo di mantenere posizioni in oro diminuisce».
Nel frattempo la domanda fisica di oro è sotto pressione poiché i prezzi continuano ad aggiornare i massimi. Le importazioni combinate di Cina e India a luglio sono diminuite del 58% su base annua, sebbene i volumi da inizio anno siano ancora in aumento del 5% dato il forte inizio dell'anno. «La debolezza è stata più evidente in termini di domanda di gioielli in Cina. L'attenzione per la domanda stagionale di oro sarà prima sull'India in vista del periodo chiave dei matrimoni e delle festività – Dussehra è a metà ottobre e Diwali cade all'inizio di novembre, entrambe occasioni importanti per l'acquisto di oro. Dazi d'importazione più bassi e un contesto economico solido sono positivi per la domanda di oro, nonostante i prezzi globali più elevati», spiega Teves.
In vista di settembre Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée, ritiene che vi siano sei eventi di rischio che porteranno a prezzi ancora più elevati per il metallo giallo:
1) Riunione della Banca del Canada del 4 settembre. Si prevede che la BoC taglierà i tassi di almeno 25 punti base durante la prossima riunione e Kinsella ritiene che vi sia il rischio che il consiglio di politica monetaria opti per un taglio dei tassi più ampio di 50 punti base.
2) Dibattito presidenziale del 10 settembre. Il dibattito per le elezioni presidenziali statunitensi tra l'ex presidente Trump e l'attuale vicepresidente Harris sarà degno di nota per eventuali approfondimenti sulla politica fiscale e sulla sostenibilità del debito. «L'oro potrebbe riportare un rally sulla base della percezione che il deficit fiscale rimanga una questione in gran parte ignorata», prevede Kinsella.
3) Riunione della Bce del 12 settembre. È probabile che la Bce procederà a un taglio dei tassi di 25 punti base, giustificato dai recenti dati sulla crescita e sull'inflazione nell'Eurozona. «Non prevediamo che la Bce effettui un taglio dei tassi più ampio del previsto e, come sempre, cercherà di dare l'impressione di mantenere una posizione relativamente hawkish», continua l’esperto di Ubp.
4) Riunione del Fomc della Fed del 18 settembre: È probabile che la Fed procederà con un taglio dei tassi di almeno 25 punti base e c’è la possibilità che opti per un taglio di 50 punti base, anche se molto dipenderà dall'andamento dei dati sull'inflazione nel frattempo.
5) Riunione della Banca d'Inghilterra del 19 settembre. Si prevede che la BoE rimarrà in attesa, «anche se notiamo che gli OIS (Overnight indexed swap) mostrano che i mercati hanno prezzato un taglio dei tassi con una probabilità del 30%, il che suggerisce che un taglio dei tassi non è del tutto fuori questione», aggiunge Kinsella.
6) Riunione della Banca nazionale svizzera del 26 settembre. Si prevede che la BNS taglierà i tassi di 25 punti base nel corso della riunione e kinsella nota che i mercati si sono orientati a prezzare ulteriori tagli dei tassi nel corso del prossimo anno.
«Se consideriamo la situazione attuale, ci rendiamo conto che stiamo assistendo a un ciclo di allentamento coincidente da parte di molte delle principali banche centrali. Questo sviluppo è altamente costruttivo per l'oro, perché riduce il costo relativo del possesso di oro per gli investitori», spiega Kinsella. «Ciò significa implicitamente che ci stiamo avviando verso uno scenario in cui i flussi finanziari avranno un ruolo maggiore nella determinazione del prezzo rispetto alla domanda sottostante di oro fisico».
Inoltre, Kinsella ha osservato che l'oro è scambiato con un premio ampio rispetto ai rendimenti dei Treasury decennali statunitensi, ma dal 2022 la relazione tra le due variabili è meno significativa. «L'oro sembra scambiare a livelli solidi, nonostante l'aumento dei rendimenti nominali verso livelli materialmente più elevati. La prospettiva di un calo dei tassi d'interesse e, di conseguenza, dei rendimenti dei Treasury Usa è vantaggiosa per l'oro perché implica una riduzione del costo opportunità relativo alla sua detenzione», chiarisce l’esperto, notando, infine, che il dollaro statunitense scambia ancora a livelli piuttosto elevati rispetto agli spread dei tassi, il che suggerisce che il mercato dei tassi ha prezzato le nuove prospettive in misura maggiore rispetto al mercato valutario. Ne consegue che il biglietto verde può indebolirsi ulteriormente rispetto ai livelli attuali. «I nostri modelli mostrano che un deprezzamento dell'1% dell'US Dollar Index è compatibile con un aumento di circa 8 dollari per oncia del prezzo dell'oro. Data la significativa sopravvalutazione del dollaro, questo indica che l'oro può effettivamente crescere ulteriormente se il biglietto verde si indebolisce in vista di un ciclo di riduzione dei tassi della Fed».
Attenzione, però. Il recente avvicinamento nei sondaggi relativi alle elezioni presidenziali statunitensi fa riflettere, in quanto i mercati ritenevano che una presidenza Trump sarebbe stata vantaggiosa per l'oro attraverso un aumento delle aspettative di inflazione - a causa degli effetti delle tariffe doganali. «Se Harris continuerà a essere in testa negli Stati in bilico, questo potrebbe pesare sull'oro solo in misura modesta, ma per il momento pensiamo che i cambiamenti di politica monetaria sottostanti rappresenteranno il fattore dominante. Il principale rischio di ribasso per l'oro sarebbe se la Fed e le altre principali banche centrali rinviassero i loro cicli di riduzione dei tassi. Ciò appare improbabile, dato il più ampio calo delle prospettive di inflazione. Nel complesso», conclude Kinsella, «manteniamo una posizione strutturalmente rialzista per i prossimi mesi e anni e ci sono ora chiari rischi di rialzo per le nostre previsioni, che potremmo rivedere al rialzo a seconda dell'entità dei tagli dei tassi delle banche centrali a settembre». (riproduzione riservata)