Uno scandalo finanziario scuote la Chiesa caldea negli Stati Uniti e arriva fino al Vaticano. Papa Leone XIV ha accettato le dimissioni del vescovo caldeo di San Diego, monsignor Emanuel Hana Shaleta, travolto da accuse di appropriazione indebita, riciclaggio e riscossione irregolare di affitti legati ai beni della cattedrale della sua diocesi.
Secondo le accuse delle autorità statunitensi, il presule avrebbe utilizzato per fini personali diverse migliaia di dollari appartenenti alla diocesi di Saint Peter the Apostle, sede dell’eparchia caldea di San Diego.
Alle contestazioni di natura economico-finanziaria si aggiungerebbero comportamenti personali ritenuti incompatibili con il ruolo ecclesiastico: gli investigatori parlano di un conto bancario cointestato con una donna con cui avrebbe una relazione e della frequentazione di una casa per appuntamenti a Tijuana, in Messico, «un bordello in cui le donne e le ragazze vittime di traffico sessuale sono costrette a lavorare nel commercio sessuale», si legge in un rapporto dell’Fbi.
Shaleta, nato nel 1956 nel nord dell’Iraq e alla guida della diocesi dal 2017, si è sempre dichiarato innocente. Il 5 marzo è stato arrestato all’aeroporto internazionale di San Diego mentre tentava di lasciare gli Stati Uniti. «Shaleta è stato incarcerato presso la prigione centrale di San Diego», ha scritto in un comunicato stampa lo sceriffo di San Diego. Lo sceriffo era stato contattato da un rappresentante della chiesa lo scorso agosto. Parallelamente all’indagine delle autorità civili, infatti, anche la Santa Sede aveva avviato una propria verifica interna sugli aspetti finanziari della gestione della diocesi.
Nel linguaggio ufficiale vaticano, Papa Leone XIV «ha accettato la rinuncia» presentata dal vescovo lo scorso febbraio. Alla guida dell’eparchia è stato nominato amministratore apostolico monsignor Saad Hanna Sirop. Si tratta del primo vescovo diocesano degli Stati Uniti in carica ad essere arrestato con accuse legate a reati finanziari.
La vicenda arriva mentre un’altra notizia scuote la Chiesa caldea: le dimissioni del patriarca di Baghdad, il cardinale Louis Raphael Sako. Il porporato, 77 anni, ha annunciato di aver presentato la propria rinuncia a Papa Leone XIV per dedicarsi «alla preghiera, alla scrittura e al servizio semplice».
In una lettera pubblicata sul sito del Patriarcato caldeo, Sako ha ricordato di aver già pensato due anni fa di lasciare l’incarico al compimento dei 75 anni, ma di essere stato allora incoraggiato a proseguire da Papa Francesco. Il patriarca ha guidato la Chiesa irachena negli anni più difficili della persecuzione dei cristiani da parte dell’Isis ed era stato tra i protagonisti della storica visita di Papa Francesco in Iraq nel 2021.
Nel testo Sako ha anche voluto precisare la propria situazione patrimoniale, dichiarando di non possedere né casa né automobile e rendendo noto l’ammontare dei propri risparmi personali.
Il porporato rivela di avere scritto il suo testamento quando era ancora sacerdote e di averlo rinnovato più volte, di possedere «circa quaranta milioni di dinari iracheni, cinquemila dollari americani e cinquemila euro» raccolti dagli «stipendi in 52 anni di servizio sacerdotale, oltre a quanto ricavato dalla vendita della casa di famiglia a Mosul. Sako dichiara infine che la sua«vera ricchezza» è il suo »servizio devoto e i 45 libri e i numerosi articoli» pubblicati. Un chiarimento che, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere legato proprio allo scandalo che ha coinvolto il vescovo della Chiesa caldea negli Stati Uniti. (riproduzione riservata)