Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sulla cessione dello stadio di San Siro e delle aree circostanti a Inter e Milan: secondo quanto ha rivelato l’Ansa, sono nove gli indagati per ipotesi di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, con perquisizioni in corso nella mattinata di martedì 31 marzo tra Palazzo Marino, la società M-I Stadio e le abitazioni di dirigenti, manager e consulenti coinvolti nell’operazione.
Al centro delle indagini c’è la procedura che ha portato, il 1 ottobre dello scorso anno alla vendita del Meazza e di circa 280 mila metri quadrati di aree edificabili ai due club milanesi, per un incasso complessivo di circa 197 milioni di euro per il Comune. Secondo gli inquirenti, coordinati dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, l’iter amministrativo sarebbe stato «alterato» a favore degli interessi privati dei club.
Nel mirino della Procura non c’è un bando di gara tradizionale, mai formalmente indetto dal Comune, ma l’«atto equipollente», individuato nella delibera del 24 marzo 2025 con cui Palazzo Marino pubblicò l’avviso per raccogliere eventuali manifestazioni di interesse alternative rispetto alla prelazione già riconosciuta a Inter e Milan.
Secondo l’accusa, quella procedura sarebbe stata costruita in modo tale da favorire i due club, configurando una possibile turbativa della libera concorrenza nella scelta del contraente.
Tra gli indagati figurano nomi di primo piano dell’amministrazione comunale e del sistema di advisor legati ai club: il direttore generale del Comune Christian Malangone, l’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, la dirigente Simona Collarini e l’ex vicesindaca e consulente dell’Inter Ada Lucia De Cesaris. Coinvolti anche consulenti e manager delle due società, tra cui l’ex ad corporate dell’Inter Alessandro Antonello e il manager nerazzurro Mark Van Huuksloot, oltre ad advisor riconducibili sia al fronte interista sia a quello rossonero.
La Guardia di Finanza sta eseguendo sequestri di telefoni e dispositivi elettronici con l’obiettivo di ricostruire i rapporti tra pubblico e privato, anche alla luce di chat già emerse in una precedente indagine sull’urbanistica milanese.
Gli inquirenti ritengono di aver già individuato almeno due episodi di rivelazione di segreto d’ufficio, risalenti al 2021 e al 2023. In particolare, alcune chat indicherebbero la condivisione anticipata di bozze di delibere comunali tra dirigenti pubblici e consulenti legati all’Inter.
Questi scambi, se confermati, avrebbero contribuito a orientare la procedura amministrativa verso gli interessi dei soggetti privati coinvolti nell’operazione.
L’inchiesta nasce anche da esposti presentati negli anni scorsi e punta a verificare se la vendita del Meazza abbia privilegiato interessi privati rispetto a quelli collettivi, anche attraverso l’utilizzo della cosiddetta «legge Stadi». Tra gli atti compare anche una chat del 2019 in cui l’architetto Stefano Boeri metteva in guardia il sindaco Giuseppe Sala sul rischio che il progetto San Siro fosse guidato più da logiche private che pubbliche.
L’indagine è in pieno sviluppo e punta ora a chiarire se vi siano state effettive interferenze illecite nella gestione di quello che è uno dei dossier urbanistici più rilevanti degli ultimi anni per Milano. (riproduzione riservata)