I salari rallentano nell’Eurozona nonostante i timori dei falchi Bce. Gli stipendi negoziati sono saliti del 4,5% nel quarto trimestre dell’anno scorso (su base annua), scendendo così dal picco del 4,7% del terzo trimestre.
Il dato è importante perché la presidente Bce Christine Lagarde e alcuni membri del consiglio direttivo (come Isabel Schnabel e Joachim Nagel) hanno posto grande attenzione agli stipendi, considerati un possibile fattore di rialzo dell’inflazione. Perciò Lagarde ha detto di voler evitare tagli dei tassi «affrettati».
Ma i valori indicano che la crescita dei salari si sta mantenendo su livelli fisiologici: basti pensare che nel quarto trimestre 2023 c’è stato il primo aumento dei salari reali (al netto cioè dell’inflazione) dall’inizio della crisi energetica dell’Eurozona, come ha osservato Ing.
Le imprese hanno registrato ingenti profitti durante la crisi aumentando i prezzi finali ai clienti. I lavoratori invece hanno subito una perdita di potere d’acquisto a causa del rialzo dei prezzi, in particolare quelli dell’energia.
È perciò comprensibile un aumento dei salari in questa fase: si tratta di un semplice recupero (quello che gli economisti chiamano «catch-up»), ma non di una spirale prezzi-salari (che sarebbe pericolosa per la banca centrale). Gli analisti al contrario si aspettano un ulteriore rallentamento quest’anno.
In tema di stipendi Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha sottolineato al Forex che «il lavoro è solo uno dei fattori di produzione e la sua incidenza sui costi totali delle imprese è ben inferiore a quella dei beni intermedi e dell’energia». La crescita dei salari, pur superiore a quella del biennio 2021-22, è così compensata dalla riduzione degli altri costi in atto da mesi.
Panetta ha aggiunto che in questa fase va considerata anche «la debolezza della domanda di beni e servizi, che rende le imprese meno propense a traslare sui prezzi un eventuale aumento dei salari, per paura di perdere quote di mercato». Di conseguenza per il governatore di Bankitalia la probabilità di una rincorsa salari-prezzi è «esigua».
Per di più, con pressioni inflazionistiche in calo e profitti delle imprese elevati, «un qualche recupero del potere d’acquisto dei salari potrà sostenere i consumi e la ripresa dell’economia», ha osservato.
Più in generale sull’inflazione Panetta ha rilevato che i principali timori sollevati in passato «si stanno rivelando infondati» e che il possibile disancoraggio verso l’alto delle aspettative «non si è materializzato, e semmai stanno emergendo rischi al ribasso». Anche l’inflazione di fondo sta calando. Per il governatore di Bankitalia il problema di un ultimo miglio più difficile sul calo del carovita «appare ormai ingiustificato».
Anche gli economisti di mercato non sono preoccupati per l’impatto degli stipendi sul carovita. «Il picco dell’inflazione salariale è alle spalle», ha rilevato Citi. «I dati mensili di gennaio indicano un ulteriore significativo rallentamento nel primo trimestre del 2024».
Per Ing la frenata della crescita salariale «dovrebbe portare un po’ di sollievo sul fatto che la temuta spirale salari-prezzi non si svilupperà nell’Eurozona». Inoltre gli analisti si aspettano «un calo più significativo dell’aumento dei salari nominali prima dell’estate».
Secondo Capital Economics i dati nell’area euro sono stati influenzati da quelli in Italia, saliti oltre la media per pagamenti anticipati di stipendi dovuti nel 2024. Inoltre i salari negoziati sono «un indicatore molto ritardato» e «ci sono altri segnali che le pressioni salariali si stanno attenuando». Capital Economics vede il primo taglio dei tassi ad aprile perché si aspetta un’inflazione più bassa di quanto atteso dalla Bce. Altri analisti puntano su giugno.
A maggio arriveranno i dati sui salari nel primo trimestre 2024. Si vedrà se la Bce vorrà aspettarli per essere più sicura sull’inflazione, a costo di frenare ulteriormente il pil. La crescita resterà debole nel primo trimestre dell’anno, come ha già avvertito la Bundesbank per la Germania. (riproduzione riservata)