L'S&P 500 ha segnato un nuovo massimo delle ultime 52 settimane al livello di 4.338 punti, lunedì (+13% da inizio anno) alimentando l'ottimismo dei mercati.
«In una settimana cruciale per il proseguimento del rally azionario (con tre banche centrali attese, Fed, Bce, BoJ, ndr), gli investitori hanno risposto in modo deciso, effettuando nuove operazioni e abbandonando la posizione errata di sottopeso», interviene Gabriel Debach, market analyst di eToro.
Tutto ciò avviene «senza notizie rilevanti che giustifichino gli acquisti di ieri, anche se l'assenza di notizie negative ha la sua importanza. La tendenza al rialzo del mercato nel 2023, inizialmente circoscritta a pochi titoli, sta vivendo un aumento della partecipazione e c'è la possibilità che la crescita del mercato continui, a patto che non si verifichino dati occupazionali significativamente più deboli (evitando così che i mercati temano una recessione) o non emerga una nuova minaccia rilevante», avverte Debach.
Dal 1927, spiega l’analista di eToro, quando il mercato ha superato i massimi di 52 settimane per la prima volta in un anno, l'S&P 500 è salito l'86% delle volte (18 su 21) nell'anno successivo. «In altre parole, quando il mercato raggiunge i massimi annuali dopo un periodo in cui non li ha raggiunti, la tendenza è quella di continuare a salire».
Con un'inflazione prevista in calo (salvo sorprese odierne) e le banche centrali pronte a una pausa, aumentano i fattori di supporto per l'assunzione di rischio, aggiunge Debach.
Nonostante l'ottimismo dei mercati, avverte poi l’analista, i prezzi del petrolio sono stati «colpiti da un significativo selloff. La decisione unilaterale dell'Arabia Saudita e i suoi avvertimenti ai venditori allo scoperto non sembrano aver sortito l'effetto desiderato, con i prezzi del petrolio Wti che si aggirano intorno ai 67 dollari al barile, inferiori a quelli del 5 giugno». La continua vendita di riserve strategiche statunitensi, insieme alle speculazioni (anche se smentite dalle parti coinvolte) su un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran, potrebbe essere «uno dei fattori che attualmente deprime i prezzi del petrolio, mentre si attendono notizie sulla ripresa economica in Cina».
E non a caso la Banca popolare cinese ha tagliato a sorpresa il costo del denaro a breve termine (7 giorni) martedì 13 giugno, ha abbassato il tasso di repo di 10 punti base all'1,9%, la prima riduzione dall'agosto 2022 per vivacizzare l’economia.
In attesa della prossima decisione di giovedì sul tasso dei prestiti ad un anno, prevale in questo senso «l’ottimismo con il messaggio della PBoC che viene ad essere interpretato come un chiaro segnale di possibili interventi delle autorità a sostenere l’economia di Pechino, dopo le deludenti rilevazioni economiche».
In Italia, nella seduta di lunedì, si è assistito alla morte di Silvio Berlusconi, il Presidente del Consiglio con il mandato più lungo della storia repubblicana, durato 3339 giorni. «Questo ha generato speculazioni su una possibile riorganizzazione del governo che hanno immediatamente influenzato al rialzo Mfe (ex Mediaset), mentre gli altri gioielli della holding, come Mondadori e Mediolanum, hanno registrato una minore volatilità». Passaggi generazionali che si osservano anche negli Stati Uniti, come nel caso di George Soros, 92 anni, che sta trasferendo il suo impero da 25 miliardi di dollari al figlio, conclude Debach. (riproduzione riservata)