Sono passati quattro anni dal drammatico 22 febbraio 2022: il giorno in cui l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato in Europa una guerra che non si vedeva dalle guerre nell’ex Jugoslavia nell’ultimo decennio del 900.
Una data spartiacque che ha segnato un prima e un dopo, anche sui mercati finanziari, che in questo lasso di tempo hanno vissuto grandi trasformazioni, se non veri e propri cambi di paradigma.
A cominciare dall’oro: il lingotto, da sempre il bene rifugio per antonomasia, è diventato il vero motore della performance del portafoglio. Il suo prezzo (in dollari) in questi quattro anni è salito del 171% fino a raggiungere, lo scorso 29 gennaio, a un massimo intraday sopra i 5.600 dollari per oncia.
Un investitore in euro si sarebbe portato a casa il 154%, ma con una volatilità superiore al 21%, contro il 15% medio degli anni precedenti.
Vari fattori hanno concorso al rally del lingotto: dalla paura per la guerra ai flussi di acquisto delle banche centrali emergenti, che stanno usando proprio l’oro come strumento di diversificazione rispetto al dollaro.
Altro indiscusso protagonista del quadriennio è stato il gas naturale Ttf, trattato ad Amsterdam, che dal febbraio 2022 a oggi ha visto il prezzo scendere del 56%. Un valore assoluto che però non fotografa a pieno la volatilità estrema della materia prima, che adesso tratta intorno ai 32 euro per metro cubo dopo aver toccato un massimo, ad agosto 2022, a un passo dai 340 euro.
La fiammata del gas a causa della chiusura dei corridoi dalla Russia dopo l’attacco a Kiev ha provocato a cascata tutta una serie di altri effetti sui mercati: si è infatti innescata una fiammata inflattiva (in Europa e negli Usa), per contrastare la quale le banche centrali hanno alzato i tassi di interesse come mai prima nella storia.
Risultato: i bond hanno vissuto uno dei più violenti sell-off degli ultimi tempi. Nell’anno 2022 l’indice Bloomberg Euro Treasury Bond ha perso quasi il 19%, andando di pari passo a un tonfo a doppia cifra del mercato azionario. Un duro colpo per tutti gli investitori che utilizzavano i titoli di Stato per stabilizzare il portafoglio dalle turbolenze delle borse, e che si sono trovati a dover gestire pesanti termini su entrambi i fronti.
Ma se da una parte i bond soffrivano il rialzo dei tassi di interesse, dall’altra nasceva tutta la schiera dei vincitori: in particolare le banche, premiate nei bilanci proprio da questa impennata repentina del costo del denaro.
Un fattore che ha fatto le fortune di tanti indici esposti fortemente alle società finanziarie. Uno su tutti: il Ftse Mib. Forte del +210% della sua componente bancaria (favorita anche dalla fiorente stagione del risiko), il principale indice di Piazza Affari nei quattro anni è cresciuto dell’80%, superando la soglia storica dei 47.000 punti.
Ma un investitore, con l’aiuto dei dividendi, si sarebbe portato a casa ancora di più: il total return del Ftse Mib nei quattro anni si aggira intorno al 114%.
Numeri che hanno permesso al paniere di battere perfino il Nasdaq, l’indice della tecnologia americana che, a partire da fine 2022, ha corso senza sosta grazie al boom dell’intelligenza artificiale in seguito al rilascio, nel mese di novembre, del software ChatGpt. Prendendo sempre come riferimento l’investitore in euro, nei quattro anni un investimento in tecnologia Usa si sarebbe fermato al +76%: quasi 40 punti in meno del Ftse Mib.
Il vincitore assoluto dei quattro anni è stato tuttavia un altro: tutto l’universo dei titoli della difesa. Favorite dai piani di riarmo multimiliardari dei Paesi europei per tutelarsi dalla minaccia russa ai confini (e dal progressivo disimpegno dal continente da parte degli Stati Uniti di Donald Trump), le aziende del settore – tra cui le italiane Leonardo e Fincantieri – hanno messo a segno rally a tripla cifra. Tanto che l’indice Stoxx Europe Total Market Aerospace & Defense nei quattro anni è cresciuto di oltre il 260%.
Proprio per cavalcare questa corsa le società di gestione hanno iniziato a proporre agli investitori vari strumenti dedicati alle società quotate della difesa. Nel corso degli ultimi due anni e mezzo sono nati, secondo quanto riportato dal portale JustEtf, ben 18 Etf sul tema. Nessuno ha uno storico di almeno tre anni, ma i migliori negli ultimi 12 mesi hanno registrato performance superiori al 65%.
E per finire, è impossibile analizzare i quattro anni di guerra sui mercati senza ricordare l’andamento del bitcoin. La regina delle criptovalute, da alcuni analisti accostata perfino all’oro per il suo ruolo di rifugio in fasi di turbolenza, da alcune settimane a questa parte è in caduta libera, ed è scesa dagli oltre 100 mila dollari per unità dello scorso autunno ai 66 mila attuali.
Nel corso del quadriennio il bitcoin avrebbe restituito a un investitore in euro il 79%, ma con una volatilità superiore al 50%. Il tutto con un massimo storico, datato ottobre 2025, sopra quota 126 mila dollari. (riproduzione riservata)