La Banca centrale russa ha alzato il tasso di riferimento al 21% dal 19%, mettendo a segno un maxi rialzo di 200 punti base, citando il notevole incremento dei prezzi al consumo e il rischio di un’inflazione elevata nel medio termine. La mossa dei banchieri ha sorpreso gli analisti che si aspettavano un incremento di 100 punti base.
Il tasso di riferimento, secondo Reuters, è ora ai massimi dal febbraio 2003. L’ultima volta che si era avvicinato a questi livelli è stato nel febbraio 2022, quando i politici lo hanno portato al 20%, per calmare i mercati locali dopo l’invasione dell’Ucraina messa a segno dal Paese.
La banca ha adottato un tono da falco parlando delle prossime misure di politica monetaria. Nel briefing successivo alla decisione, la presidente della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, ha dichiarato che il board ha preso in considerazione l’ipotesi di aumentare il tasso di riferimento al di sopra del 21% e di lasciare aperta la possibilità di ulteriori aumenti nel meeting di dicembre.
L’agenzia ha rilevato che l’inflazione annuale destagionalizzata ha raggiunto una media del 9,8% a settembre, rispetto al 7,5% di agosto. Ora prevede che l’inflazione si collocherà tra l’8 e l’8,5% entro la fine del 2024, superando notevolmente le previsioni di luglio che si attestavano intorno al 6,5-7%.
«Nell’orizzonte di medio termine, l’equilibrio dei rischi di inflazione è ancora significativamente inclinato verso l’alto», si legge nel comunicato. «I rischi principali sono associati alle aspettative di inflazione persistentemente elevate e alla deviazione verso l’alto dell’economia russa da un percorso di crescita equilibrato, nonché al deterioramento delle condizioni del commercio estero». (riproduzione riservata)