La Banca di Russia ha aumentato il tasso di interesse di riferimento al 12% dall'8,5% precedente: la decisione è stata presa nella riunione straordinaria del board dell’istituto centrale convocata per martedì 15 agosto in seguito al crollo repentino del rublo, sotto 100 sul dollaro.
«Questa decisione è stata presa per limitare i rischi per la stabilità dei prezzi», ha dichiarato la Banca centrale presieduta dalla governatrice Elvira Nabiullina in un comunicato. Pesano il blocco delle transazioni con i Paesi occidentali e la scarsa appetibilità del rublo presso i paesi - Cina e altri dell’Asia - con cui la Russia continua ad avere scambi commerciali in particolare di tecnologia per sostenere lo sforzo bellico contro l’Ucraina.
«La decisione della Banca di Russia è volta a plasmare le condizioni monetarie e la dinamica complessiva della domanda interna necessarie per riportare l'inflazione al 4% nel 2024 e stabilizzarla ulteriormente vicino al 4%», si legge nel comunicato di Bank Rossii. «Andando avanti, nel suo processo decisionale sui tassi chiave, la Banca di Russia terrà conto delle dinamiche dell'inflazione effettiva e attesa relative all'obiettivo e ai processi di trasformazione economica, nonché dei rischi posti dalle condizioni interne ed esterne e dalla reazione dei mercati finanziari», conclude la nota. «Secondo le previsioni della Banca di Russia, dato l'orientamento della politica monetaria, l'inflazione annua tornerà al 4% nel 2024», conclude.
Ma non è detto che la stretta anti-svalutazione sui tassi si sia fermata qui. La Banca centrale russa ha avvertito della possibilità di un altro aumento dei tassi: «In caso di rafforzamento dei rischi d'inflazione, è possibile un ulteriore aumento del tasso di riferimento».
La mossa a sorpresa è d’indice di una situazione che a Mosca di fa complessa dal punto di vista economico. Il consigliere economico del presidente Vladimir Putin, Maksim Oreshkin, lunedì in un editoriale aveva attribuito la debolezza del rublo alla «politica monetaria espansiva», aggiungendo che la banca centrale ha tutti gli strumenti necessari per stabilizzare la situazione e che si attende una normalizzazione a breve.
La svalutazione del rublo - per ammissione della stessa banca centrale - nasce da un indebolimento del surplus della bilancia dei conti correnti: in altre parole, a causa delle sanzioni la Russia importa di più ed esporta di meno, in particolare petrolio e gas naturale, mentre continua a crescere la spesa per la difesa.
L'inflazione ha raggiunto il 7,6% negli ultimi tre mesi, ha affermato la banca centrale, che già a luglio aveva alzato i tassi di un punto percentuale. La sua prossima riunione sui tassi di interesse è prevista per il 15 settembre.
Dall'inizio delle sanzioni imposte dai paesi occidentali (USA, Europa e Gran Bretagna in prima fila) per l'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022, il rublo è precipitato fino a 130 contro il dollaro e per fronteggiare la svalutazione la banca centrale aveva aumentato il tasso di interesse chiave fino al 20% nei giorni successivi e attuato controlli sui capitali che hanno stabilizzato il valore della valuta, per poi allentare progressivamente la stretta fino alla decisione di Ferragosto. (riproduzione riservata)