Il faccia a faccia della «riconciliazione». Lo hanno soprannominato così, i media francesi, il primo bilaterale ufficiale tra la premier Giorgia Meloni e il presidente Emmanuel Macron. L’agenda di Palazzo Chigi segnala che l’incontro tra i due leader avverrà alle 18 di martedì 3 giugno e, secondo quanto si apprende, seguirà una cena ufficiale. Ma è probabile che i leader si faranno aspettare a tavola. D’altronde la mole degli argomenti su cui devono confrontarsi è ingombrante.
Si partirà, ovviamente, dalla politica estera. L’incontro non solo arriva alla vigilia di appuntamenti decisivi (il G7 in Canada di metà giugno, il vertice Nato di fine mese e, a seguire, quello europeo) ma segue le fresche tensioni fra Roma e Parigi proprio in materia di politica estera, mediate dietro le quinte dal nuovo cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Ed è anche e soprattutto grazie a lui che Italia e Francia hanno deciso di mettere da parte le «divergenze» (così definite dalla premier Meloni) e anteporre il bene dell’Europa: per tener agganciato il presidente americano, mentre la battaglia sui dazi continua e mentre resta alto il rischio che gli Stati Uniti si sfilino dal negoziato sull’Ucraina. E per trovare una linea comune sul Medio Oriente, in vista della conferenza di New York sulla soluzione dei due Stati promossa dalla Francia e dall’Arabia Saudita.
Risolti – o comunque affrontati – i temi internazionali, si passerà alla politica interna. Anche questa decisiva, con una marea di dossier bilaterali su cui discutere: ci si aspetta che i due presidenti parleranno di migranti (in sede europea entrambi hanno votato a favore del Patto sulle migrazioni e l’asilo) e di competitività (nel 2024 gli investimenti diretti in Francia sono stati tre volte inferiori a quelli in Italia).
Per poi passare alle annose questioni economiche ed industriali. Ed è proprio qui che Meloni e Macron potrebbero andare lunghi. Tra i dossier più importanti da sbloccare c’è la joint venture tra Natixis e Generali, che deve ottenere l’approvazione dai sindacati italiani (i francesi hanno dato il via libera il 23 maggio). La firma dell’operazione è prevista tra fine giugno e inizio luglio. Tuttavia, c’è cautela riguardo ai potenziali vincoli che il governo potrebbe imporre attraverso il golden power.
E poi c’è StMicroelectronics, società controllata in modo paritetico dai due Paesi sulla cui governance è scontro aperto tra il Mef e l’Eliseo con particolare riguardo al ruolo dell’amministratore delegato Jean-Marc Chery e alla nomina di Marcello Sala nel consiglio di sorveglianza. Un vertice, dunque, che potrebbe essere conciliativo ma sicuramente non risolutivo. Ora spetta a Parigi convocare il prossimo. (riproduzione riservato)