Il sistema di welfare pubblico è troppo spesso percepito come un qualcosa cui si ha diritto a prescindere. L’evoluzione della piramide demografica con una spiccata tendenza all’invecchiamento della popolazione e al calo della natalità, abbinata alla necessità di contenere il debito pubblico, determinano anche la necessità di un riposizionamento complessivo della struttura e delle coperture del welfare. Nel 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale si evidenzia come in Italia nel 2050 si potrebbe registrare, in assenza di politiche attive, una riduzione di 4,5 milioni di residenti (come se Roma e Milano scomparissero). La flessione demografica sarà il risultato di una diminuzione di 9,1 milioni di persone con meno di 65 anni e di un contestuale aumento di 4,6 milioni di persone con 65 anni e oltre.
Il 73,8% degli italiani ha paura che negli anni a venire non ci sarà un numero sufficiente di lavoratori per pagare le pensioni e il 69,2% pensa che non tutti potranno curarsi, perché la sanità pubblica non riuscirà a garantire prestazioni adeguate. Come ha evidenziato poi sempre il Censis in una altra indagine condotta per Assindatcolf si sta creando una spiccata distanza tra la domanda di protezione sociale delle famiglie e il progressivo mutamento del welfare italiano. In tema di salute, assistenza e previdenza le famiglie italiane sono sempre più vulnerabili, incerte nella gestione dei nuovi rischi e consapevoli di dover ricorrere a risorse proprie. In termini prospettici il 40,7% delle famiglie giudica non proprio sicuro il proprio livello di risorse economiche e teme che le disponibilità in termini di reddito, patrimonio e risparmi possano non essere sufficienti nel caso di imprevisti.
Intanto l’industria assicurativa guarda sempre più al futuro, a partire dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale per bilanciare innovazione, sicurezza e integrazione. «L’intelligenza artificiale, ma in particolare l’AI Generativa, rappresenta una grandissima opportunità per il settore assicurativo: se adeguatamente utilizzata, infatti, può essere uno strumento decisivo per potenziare l’efficacia commerciale del modello bancassurance che ci caratterizza, e consentire ai gestori di evolvere il modello di advisory nell’ambito della Protezione, grazie ad un’analisi e una gestione dei bisogni del cliente più sofisticata e flessibile. Come Gruppo Intesa Sanpaolo stiamo sperimentando diverse applicazioni, sia nell'ambito della Generative AI sia dell'intelligenza artificiale «tradizionale, per valutare l'efficacia e l’impatto di queste nuove soluzioni. Abbiamo, inoltre, avviato una sperimentazione per testare l’applicazione di modelli analitici evoluti, in grado di fornire informazioni per la gestione di sinistri e frodi, identificando casi di overtreatment», spiega Massimo Tessitore, ad e dg di InSalute Servizi, la nuova società della divisione Insurance di Intesa Sanpaolo, nata dalla partnership tra Intesa Sanpaolo Vita e Blue Assistance a supporto dell’offerta assicurativa di compagnie, nonché dei programmi sanitari di società, fondi sanitari, casse assistenziali, mutue ed enti. Sempre la divisione Insurance della banca di Ca’ de Sass ha lanciato nei mesi scorsi a Milano, per poi estenderlo progressivamente in altre città, il progetto SpazioXNoi che offre alle persone over 65 la possibilità tramite un abbonamento di accedere a uno spazio di aggregazione e socialità per il benessere fisico e psicologico. Si tratta di uno strumento per favorire un invecchiamento attivo e valorizzare ulteriormente la vita post lavorativa. Un esperimento innovativo è anche quello realizzato dal gruppo San Donato, Gksd e Generali Italia che a inizio giugno hanno lanciato Smart Clinic, joint venture che ha come obiettivo la realizzazione, entro il 2030, di un network di circa 100 strutture sanitarie sull’intero territorio italiano. La realtà è presieduta da Vito Cozzoli, sotto la guida dell’ad Bonifacio Moroni. «Smart Clinic, nella quale sono confluite anche le dieci strutture sanitarie di gruppo San Donato già operative in Lombardia, rappresenta una risposta innovativa, da un lato, alla crescente richiesta di cura e prevenzione della popolazione e, dall’altro, alla progressiva evoluzione verso una sanità basata su servizi di cura personalizzati e con standard elevati», sottolineano i partner dell’iniziativa.
Come muoversi allora nel concreto per costruire un piano famigliare di welfare integrativo? La prima fase è quella di porsi in un percorso di check up preliminare partendo dalla propria tipologia di occupazione per comprendere meglio quali possano essere le soluzioni integrative cui si possa accedere e con che modalità, vale a dire in forma collettiva o individuale. Partendo dal livello dei costi sia in ambito sanitario integrativo che nella previdenza complementare, gli oneri dei fondi sanitari e dei fondi pensione negoziali, preesistenti e fondi pensione aperti ad adesione collettiva sono sensibilmente più bassi rispetto alle polizze sanitarie individuali e di pip e fondi pensione aperti ad adesione individuale. Per quel che riguarda poi specificamente la sanità integrativa, le soluzioni collettive (fondi sanitari, casse sanitarie) sono basate sul criterio della mutualità, ci si può quindi iscrivere senza necessità di verifiche sulle pregresse condizioni di salute. Vengono allora fornite coperture in modo analogo al Sistema Sanitario Nazionale. Le forme sanitarie collettive in termini fiscali godono poi della possibilità di dedurre i contributi entro il limite di 3.615,20 euro annui, mentre al momento le polizze sanitarie individuali (e questo appare una differenza da colmare come più volte evidenziata dall’Ania) non godono di alcun beneficio fiscale. Nella fase di auto-analisi vanno ancora individuati i bisogni del proprio nucleo famigliare e le risorse finanziarie destinabili, nel rispetto di quello che è il proprio vincolo di bilancio, alla costruzione di un ombrello protettivo di welfare integrativo da attivare nel caso in cui emergesse nel concreto la esigenza da soddisfare. Alla luce di quanto premesso può essere allora utile delineare una sorta di mappa del welfare integrativo.
Nel caso si sia lavoratori dipendenti del settore privato va verificato quali siano gli strumenti di welfare integrativo previste nel proprio Contratto Collettivo Nazionale sui è possibile accedere, beneficiando peraltro del contributo del proprio datore di lavoro. Per quel che riguarda la previdenza integrativa si citano per esempio i fondi pensione Cometa nel settore metalmeccanico, Fonchim nel settore chimico, Alifond nel settore alimentare, Fon.Te nel terziario, Previmoda nel settore moda. Per i dipendenti pubblici si ricordano in termini collettivi i fondi pensione di comparto Espero (scuola) e Perseo Sirio per il pubblico impiego contrattualizzato. Per la sanità integrativa sono ad esempio attivi i fondi sanitari Metasalute per i metalmeccanici, Faschim per i chimici, Sanimoda per la moda. Va anche verificato se vi siano iniziative collettive in ambito territoriale, per esempio esistono in ambito previdenziale Solidarietà Veneto, Laborfonds in Trentino Alto Adige, Fondemain (ex Fopadiva) in Valle d’Aosta. In ambito sanitario per esempio Sanifonds in Trentino. Ulteriore profilo da verificare è se in ambito aziendale vi sia un piano di welfare aziendale dei cui benefit potere usufruire come nucleo famigliare. Interessanti a tal proposito i risultati della indagine dell’Osservatorio Valore Sport di The European House-Ambrosetti che rimarca come lo sport è in grado di generare ricadute economiche, sociali, relazioni e sanitarie. Il livello minimo di attività fisica raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità, si sottolinea, per i bambini e gli adolescenti (nella fascia di età tra i 5 e i 17 anni) è di 60 minuti di attività fisica al giorno, mentre per gli adulti è di almeno 150 minuti a settimana. Va anche sottolineato come in un recente intervento ad un seminario organizzato dall'Osservatorio nazionale welfare e salute, il Ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha sottolineato come nella prossima stagione di rinnovi contrattuali vi sia la volontà di affrontare anche il tema del welfare aziendale e quindi della sanità integrativa.
Per quel riguarda l’universo delle libere professioni e dei lavoratori autonomi in ambito previdenziali non vi sono soluzioni di tipo collettivo eccezion fatta per l’iniziativa di Fondo Sanità per le professioni sanitarie. L’integrazione pensionistica può perseguirsi allora con soluzioni di tipo individuale aderendo a fondi pensione aperti e pip valutando livello dei costi, struttura finanziaria, presenza o meno di meccanismi life cycle, tipologie di rendite offerte. Nella sanità integrativa va indagata la presenza di coperture collettive offerte dalla propria Cassa di previdenza libero professionale o della propria Associazione di categoria anche attraverso gli strumenti della bilateralità. Ulteriore via può essere delle polizze sanitarie individuali ponderando con attenzione, in una analisi costi/benefici, le coperture salute di cui si abbia realmente bisogno e il relativo costo che si andrebbe a sostenere. (riproduzione riservata)