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Ricerca, infrastrutture e regole, così il futuro dell’IA potrà parlare italiano
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Ricerca, infrastrutture e regole, così il futuro dell’IA potrà parlare italiano

di Francescopaolo Tarallo
21 maggio 2025, 08:00

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Presentando i suoi modelli di genAI Velvet, Almawave traccia la rotta per consolidare un’industria tecnologica nel nostro paese capace di competere con le eccellenze globali

«Fare intelligenza artificiale in Italia ed essere competitivi si può, attraverso un ecosistema che coinvolga i centri di ricerca, ma anche grazie a un’efficace collaborazione con gli hyper scaler, in un sistema che valorizzi le competenze dei talenti italiani. Il lancio di Velvet lo dimostra. Questi nostri primi modelli generativi sono solo l’inizio e ci confermano come un player protagonista in Europa, capace di innovare, pensando che l’IA sia una sfida aperta e che quanto fatto sia la miglior premessa per mettere in campo evoluzioni sempre più rilevanti. Il nostro obiettivo è agire al meglio e con i migliori modelli di IA in un contesto fondato sulla cultura e i riferimenti europei».

A parlare è Valeria Sandei, ceo di Almawave (gruppo Almaviva) e non sarebbe uno scandalo pensare che la fede nella possibilità di una via italiana all’IA generativa sia una presa di posizione quasi politica, indispensabile per affermare il ruolo della propria azienda. L’esperienza di Almawave suggerisce, però, un’interpretazione un po’ diversa anche a quello che potrebbe sembrare un invito a unire le forze contro la dipendenza da OpenAi, Google e altri colossi a stelle e strisce o cinesi. E non è una questione di orgoglio nazionale o peggio di tentazioni di sovranismo tecnologico: è una strategia industriale.

Valeria Sandei, amministratore delegato di Almawave
Valeria Sandei, amministratore delegato di Almawave

Almawave, infatti, con i modelli Velvet, presentati quest’anno, è tra i pochi player italiani ad aver creato una GenAI proprietaria, progettata e realizzata interamente in Italia. Non solo: l’azienda, basata a Roma e con presenza globale, si occupa di intelligenza artificiale «da quando ancora la si sentiva di rado chiamare così e sembrava una cosa per pochi specialisti e di cui nessuno parlava fuori dall’ambiente tecnico», come ricorda il cto Raniero Romagnoli, che negli anni con i 450 professionisti della squadra Almawave ha supportato la trasformazione digitale di enti pubblici e aziende.

Il cuore del ragionamento di Sandei è, però, soprattutto un altro: il richiamo al fare sistema in modo da attrarre, valorizzare e accrescere competenze, non dimenticando il contesto, sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello valoriale e regolamentare. «Come cittadina italiana ed europea», chiarisce Sandei, «oltre che a.d. di un’azienda di IA, considero il contesto regolatorio comunitario non come un vincolo fine a sè stesso ma come una cornice di tutela all’interno della quale impostare e far muovere le tecnologie. Il nostro obiettivo è proprio agire in questo contesto fondato sulla cultura e i riferimenti dell’Ue». 

E i due modelli Velvet si annunciano coerenti alle premesse. A partire dall’italianità dell’ambiente nel quale sono stati pensati e sviluppati, avvalendosi dell’ecosistema nazionale di collaborazioni scientifiche e progetti. Velvet 14B e Velvet 2B, large language model fondazionali e Instruct, sviluppati integralmente dall’azienda su propria architettura, sono stati addestrati dal supercomputer Leonardo del Cineca. In più, per questo progetto Almawave ha sfruttato l’esperienza accumulata in ambienti sfidanti come la sicurezza, la mobilità, la finanza e settori storicamente più resistenti all’innovazione come la Pubblica amministrazione, la sanità, la previdenza, la giustizia. «L’obiettivo che abbiamo tenuto in testa», spiega Romagnoli, «è dare risposta ad esigenze concrete come la semplificazione dell’interazione uomo-macchina e il supporto alle decisioni, rispettando il quadro regolatorio. Il risultato sono modelli adatti a molteplici casi d’uso, facili da integrare nei sistemi aziendali e allo stesso tempo leggeri, soprattutto nei consumi». Ovvero un’IA intelligente non solo nelle risposte, che si avvalgono fino a 14 miliardi di parametri e fino a 32mila token, ma nella sua stessa architettura, pensata per essere facilmente specializzabile e subito operativa sulle principali piattaforme di mercato. Ma anche etica, come l’ha definita qualcuno, nella sua impostazione più intima, «open source, attenta all’ambiente, alla compliance e ai rischi sistemici», ribadisce il cto.

Valeria Sandei, amministratore delegato di AlmawaveRaniero Romagnoli, cto di Almawave
Raniero Romagnoli, cto di Almawave

In questa articolazione e complessità si nasconde un altro aspetto da non sottovalutare: per creare una GenAi competitiva a livello internazionale, tanto da meritarsi già un posto nella top ten dei modelli fino a 20 miliardi di parametri, occorre un approccio solido e complessivo, che sappia far leva sul sistema di riferimento e guardare agli sviluppi futuri.

Nel domani di Almawave, dopo Velvet, ci sarà ancora la famiglia di modelli Velvet, destinata ad arricchirsi con nuove lingue rispetto alle attuali sei (italiano, tedesco, spagnolo, francese, portoghese, inglese) e ad aprirsi alla multimodalità. Senza rinunciare al radicamento italiano ed europeo, considerato non negoziabile. «Poiché la nostra visione non è chiamata ad adeguarsi al contesto europeo, ma lo considera un valore fondante nella costruzione. Questo sviluppo è frutto di un percorso ultradecennale nelle tecnologie del linguaggio, da sempre incentrato sulle competenze tecniche nell’IA, che oggi, e sempre più in futuro, possono fare la differenza». Insomma, una via italiana all’IA esiste e può sganciarsi dal dominio extra-europeo e da rischi geopolitici. Occorre guardarsi intorno e imboccarla con convinzione. © riproduzione riservata



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