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Ursula von der Leyen, presidente Commissione europea
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Riarmo europeo, così l’Ue apre i propri appalti della difesa a partner globali: chi sono gli otto Paesi scelti

04 febbraio 2026, 14:31 Ultimo aggiornamento: 16:45

Moldova, Norvegia, Giappone e altri cinque Paesi hanno siglato accordi su misura con l’Ue per rafforzare la sicurezza digitale e marittima

La nuova generazione di partenariati bilaterali messa in atto dall’Unione europea, noti come Security and Defence Partnerships (Sdp), sta modificando la strategia di sicurezza e difesa dei 27 Stati membri. Poche settimane dopo l’aggressione russa dell’Ucraina, nel marzo 2022 l’Ue ha adottato il Strategic Compass, un piano d’azione che stabilisce una visione strategica comune e obiettivi concreti per rafforzare la politica in materia di sicurezza. 

Più tecnicamente, gli Sdp rappresentano strumenti non vincolanti legalmente, pensati per creare quadri di cooperazione su misura tra l’Ue e ciascun partner, basati su interessi e valori comuni. Ogni accordo prevede un dialogo strutturato annuale e un insieme di aree di cooperazione che varia a seconda del Paese ma dove vengono condivisi circa 10 ambiti comuni tra cui sicurezza marittima, cybersicurezza, contrasto alle minacce ibride e preparazione civile e militare. 

Gli otto Paesi con cui l’Ue ha già firmato

Il report dell’European Parliamentary Research Service, aggiornato al gennaio 2026, documenta otto accordi già firmati: Moldova, Norvegia, Giappone, Repubblica di Corea, Albania, Macedonia del Nord, Regno Unito e Canada (in ordine cronologico), mentre altri sono in fase di definizione. L’analisi del Parlamento europeo mostra che, sebbene diversi ambiti di cooperazione siano comuni a tutti gli accordi, il focus dipende in larga misura dalle esigenze e dalle specificità di ciascun partner.

Ad esempio, nel partenariato con la Moldova emerge un chiaro interesse condiviso nel contrasto alle minacce ibride, alla manipolazione e interferenza informativa straniera (Fimi) e nel rafforzamento della gestione integrata delle frontiere, ambiti considerati di particolare rilevanza politica per entrambe le parti. Il report segnala negoziazioni in corso con Islanda, India e Australia, con l’obiettivo di estendere la cooperazione industriale, militare e sulla sicurezza digitale, e rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche e la lotta a minacce ibride.

Il potenziale ruolo nella spesa dei fondi Safe e la visita di Meloni in Giappone

Ma gli Sdp sono direttamente rilevanti anche per l’attuale piano di Riarmo europeo, poiché costituiscono una porta d’accesso fondamentale per la partecipazione industriale dei Paesi terzi agli appalti comuni europei nel settore della difesa. In particolare, il regolamento del Safe stabilisce che, oltre all’Ucraina e ai membri See/Efta, possono aderire agli appalti comuni anche Stati con cui l’Unione ha concluso un partenariato in materia di sicurezza e difesa. 

Secondo il briefing, Canada e Regno Unito hanno ricevuto un’autorizzazione del Consiglio Ue per negoziare la partecipazione della loro industria in progetti Safe, proprio grazie ai rispettivi Sdp. Per altri partner, come Giappone e Repubblica di Corea, l’accento è posto su cooperazione tecnologica, cybersicurezza e sicurezza industriale, pur senza indicazioni di accesso diretto ai progetti Safe. 

In questo contesto la recente visita della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in Giappone assume un valore strategico per l’Italia. Durante il viaggio istituzionale, non solo è stato rafforzato il partenariato bilaterale con Tokyo, ma le due leader hanno affrontato diversi temi: dalla cooperazione industriale alla sicurezza digitale, fino alla pianificazione di esercitazioni congiunte (in linea con le priorità degli Sdp). Come sottolinea il briefing Ue, la cooperazione bilaterale «tailor-made» permette all’Europa di agire in maniera coerente e mirata, evitando allineamenti esclusivi e creando capacità di risposta condivise in un contesto di crescente competizione globale. (riproduzione riservata) 



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