Revolut diventa una banca italiana. Con l'apertura di una succursale nella Penisola, ufficializzata ieri dopo un mese di test, l'app finanziaria mette a disposizione dei clienti Iban italiani che possono essere utilizzati come conto principale per l'accredito dello stipendio e per tutti i pagamenti diretti senza difficoltà. «Avere un Iban italiano era una delle richieste più frequenti dei nostri clienti», ha spiegato a MF-Milano Finanza Nicola Vicino, general manager della succursale italiana. «In questo modo si risolvono alcune problematiche tecniche su operazioni come l'accredito dello stipendio o la domiciliazione delle bollette». I nuovi clienti di Revolut disporranno fin da subito di un Iban italiano (il classico Iban che inizia con IT). Chi, invece, ha già un conto Revolut (con un Iban lituano, LT) può scegliere di cambiare l'Iban a partire da gennaio.
A giugno l'app ha tagliato il traguardo di 2 milioni di utenti attivi in Italia e ha fissato l'asticella a quota 3 milioni. «La crescita ora è molto veloce e non registriamo una flessione, anzi», ha osservato Vicino. «Contiamo di arrivare a 3 milioni di clienti nei primi mesi del 2025 e di raggiungere i 4 milioni entro l'anno». Intanto nel 2024 gli italiani hanno effettuato 300 milioni di transazioni su Revolut (+86%).
Nata nel 2015 come app finanziaria con un numero limitato di funzioni, in quasi dieci anni Revolut è diventata una banca digitale a tutti gli effetti, con più di 50 milioni di clienti. Oltre all'introduzione degli Iban locali, la società ha iniziato a offrire prestiti personali e nella prima metà del prossimo anno porterà in Italia anche i conti di risparmio remunerati. In più, il gruppo ha creato un'app separata, Revolut Invest, per ora disponibile in Grecia, Danimarca e Repubblica Ceca, nel 2025 introdurrà degli Atm fisici in Spagna e lancerà le proprie carte di credito (al momento Revolut fornisce solo carte di debito). Nel pacchetto, dunque, mancano solo i mutui. «È l'ultimo grande prodotto su cui stiamo lavorando», ha concluso Vicino. «Stiamo facendo dei test in Lituania e in Irlanda, non ancora in Italia, ma crediamo di poter completare la nostra offerta nel 2025». (riproduzione riservata)