Renault ha inviato ai propri dipendenti una nota interna - visionata dall’Afp -per spiegare e fare alcune considerazioni sulla possibilità che il gruppo partecipi ad attività industriali nel settore della difesa, dopo che nei mesi scorsi il ministero delle Forze Armate ha avviato dei contatti con la casa francese. L’obiettivo dichiarato della comunicazione è fornire «chiavi di lettura chiare» ai dipendenti e non annunciare una decisione definitiva: le trattative con la direzione generale degli Armamenti (Dga) sono ancora in corso.
Secondo il documento, classificato come «confidenziale», Renault è stata «invitata a contribuire alla riflessione» su diversi progetti della Dga «al pari di altri industriali francesi». Il gruppo avrebbe quindi condotto «un’analisi approfondita» dei rischi e dei benefici potenziali di un ingresso -anche limitato - nel comparto della difesa.
Tra i benefici evocati dalla nota di Renault ai dipendenti spicca la possibilità di poter generare «un complemento di attività» sulle fabbriche francesi e, più in generale, «un’opportunità economica redditizia». Dal punto di vista industriale la casa francese guidata da François Provost si propone non tanto come un nuovo grande attore della difesa, quanto come fornitore della propria «expertise» produttiva, impegnandosi a intervenire solo se il progetto avesse «un impatto positivo sull’attività» in Francia, senza compromettere gli investimenti nel core business automobilistico.
La nota non trascura però nemmeno i rischi: tra i punti più critici vengono citati la sicurezza dei siti «di fronte a potenziali minacce» e la cybersicurezza, aspetti che il gruppo intende considerare indipendentemente dall’eventuale svolta verso la difesa. Renault assicura inoltre che la gestione del dossier sarà comunicata con trasparenza per permettere ai dipendenti di comprendere «gli aspetti strategici e le precauzioni adottate».
I sindacati, stando alle fonti citate, adottano toni cauti ma non uniformemente contrari: secondo Mounir Mestari, delegato di Force Ouvrière (Fo), il comunicato «riconosce anche la capacità e il know-how dei lavoratori Renault» e considera realistico che l’attività automobilistica non vedrà una crescita esplosiva nei prossimi anni, per cui il settore della difesa «potrebbe essere una risposta».
Fo si dice «piuttosto favorevole» ma resta in attesa di maggiori dettagli. La Cfdt «prende atto» dell’iniziativa e dichiara che resterà vigile, puntando a garantire che qualsiasi progetto rispetti l’occupazione in Francia e i valori aziendali.
Renault precisa che, qualora si dovesse concludere un accordo, la produzione non prevederebbe la costruzione di impianti in Ucraina: i lavori interesserebbero esclusivamente siti situati in Francia. Tra i progetti evocati a livello ministeriale figura la produzione su larga scala di droni «low-cost» -più volte indicata dalla Dga come ambito in cui l’industria civile, e l’automotive in particolare, può offrire capacità di produzione rapida e seriale. La Dga ha parlato anche di sperimentazioni su vasta scala previste per il 2026. Le discussioni con la Dga quindi proseguono e il gruppo assicura che ogni sviluppo sarà prima comunicato internamente. (riproduzione riservata)