I prezzi del rame negli Stati Uniti hanno raggiunto un nuovo massimo storico dopo che il presidente Donald Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre dazi del 50% sulle importazioni del metallo, aprendo un nuovo fronte nella guerra commerciale. Martedì, i futures sul rame a New York sono balzati del 13%, chiudendo a 5,69 dollari per libbra, il livello più alto mai registrato dal 1969 secondo FactSet. I contratti viaggiano a 5,57 dollari, mercoledì mattina 9 luglio, mentre i mercati cercano di comprendere gli effetti del provvedimento. Trump ha dichiarato che i dazi mirano a stimolare la produzione interna e ridurre la dipendenza dall’estero, considerando che gli Stati Uniti importano il 50% del rame consumato, soprattutto dal Cile, ma anche da Canada e Perù. «Oggi è il turno del rame», ha detto Trump durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca. «Il dazio sarà del 50%». Il nuovo provvedimento equipara il rame ad altri metalli strategici, come acciaio e alluminio, già soggetti a tariffe elevate e arriva nel pieno di una più ampia revisione dei rapporti commerciali con almeno 14 Paesi, con l’entrata in vigore prevista per il 1° agosto.
Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha confermato che l’indagine sulle importazioni si è conclusa e che Trump firmerà il decreto entro fine mese. Gli operatori si aspettano che il provvedimento entri in vigore tra fine luglio e inizio agosto. Secondo Citi, si tratta di «un punto di svolta per il mercato del rame nel 2025». L’annuncio ha innescato un’ondata di acquisti per bloccare prezzi e forniture prima dell’introduzione dei dazi, con il rischio di squilibri temporanei sull’offerta globale. I futures sul rame negoziati a New York hanno registrato un premio del 25% rispetto alla quotazione sul London Metal Exchange, una forbice definita «senza precedenti» da Daniel Hynes, strategist di Anz.
Il Cile rappresenta il 70% delle importazioni statunitensi di rame raffinato in termini di valore. La presidente della Confindustria cilena, Rosario Navarro, ha avvertito che tariffe del genere potrebbero «danneggiare gravemente le relazioni commerciali» tra i due Paesi. Anche dal Canada sono arrivati segnali di preoccupazione. Pierre Gratton, presidente della Mining Association of Canada, ha ricordato che una parte consistente delle forniture di rame serve a infrastrutture energetiche e impianti industriali statunitensi. Ha inoltre sottolineato che gli Stati Uniti non hanno una capacità sufficiente di raffinazione del rame, rendendo inevitabile la dipendenza da importazioni, soprattutto canadesi.
Secondo JPMorgan, il mercato «non si aspettava un’aliquota così elevata». La banca d’affari aveva ipotizzato un dazio al 25% su rame raffinato, in linea con precedenti mosse dell’amministrazione. Il provvedimento arriva nel contesto di una più ampia revisione dei rapporti commerciali: Trump ha già inviato lettere a 14 partner, tra cui Giappone e Corea del Sud, avvertendoli che tariffe elevate entreranno in vigore dal 1° agosto in assenza di un accordo. In un post su Truth pubblicato nella notte, il presidente ha anticipato nuovi annunci commerciali per almeno altri sette Paesi entro oggi, mercoledì 9 luglio: «Domani mattina daremo annunci su altri 7 Paesi, con ulteriori aggiornamenti nel pomeriggio», ha scritto.
Il rame è un materiale chiave per elettronica, edilizia, automotive e impianti industriali. L’introduzione di dazi del 50% rischia di tradursi in aumenti di costo per produttori statunitensi e, a catena, per il consumatore finale con un effetto inflattivo. Molti osservatori ritengono che la misura possa favorire l’espansione dell’industria mineraria interna, ma avvertono anche che senza adeguate infrastrutture di raffinazione, gli Usa potrebbero trovarsi tecnicamente impreparati a soddisfare la domanda interna nel breve periodo. (riproduzione riservata)