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Giuseppe Cossiga, presidente Aiad
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Quelle porte girevoli tra politica e lobby delle armi: ecco chi ha lasciato la poltrona per passare nelle aziende della difesa

di Sergio Rizzo
21 marzo 2025, 20:00

Ex parlamentari e membri di governo hanno trovato accoglienza nei produttori di sistemi per la sicurezza e la difesa e nelle loro associazioni. A partire da Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica, già sottosegretario, ora alla guida dell’Aiad nel posto lasciato dal ministro Guido Crosetto

La gara di velocità fra i panzer tedeschi e i carrarmati italiani M13 è uno degli episodi più tragicamente esilaranti nell’ultimo romanzo di Antonio Scurati «L’ora del destino». La singolare competizione, che lo scrittore fa svolgere nel deserto alla frontiera libico-egiziana il 21 giugno 1941 non può che avere un epilogo avvilente. Due carri armati italiani su quattro non riescono neppure a partire e quando poi si tratta di colpire la carcassa di un blindato inglese usata come bersaglio fanno quasi tutti cilecca.

L’immaginazione non ha frontiere, ma la storia raccontata nel quarto libro sulla drammatica saga del fascismo,  dedicato alla disfatta nella seconda guerra mondiale, è fantasia solo fino a un certo punto. Scurati riporta il promemoria testuale del generale Gastone Gambara al capo di stato maggiore Mario Roatta sul carrarmato M13. È il fiore all’occhiello dell’Ansaldo, ma dice Gambara che ha «un motore che assolutamente non risponde… in terreno vario la velocità massima sviluppata è sugli 8 chilometri l’ora…». Come un uomo che cammina a passo svelto, rimanendo quindi, in azione, «alla mercé di un qualsiasi miserabile cannoncino anticarro o mitragliatrice».

L’alleanza nei carri armati tra l’italiana Leonardo e la tedesca RheinMetall 

Altri tempi. Adesso i carrarmati li facciamo con i tedeschi. Cinque mesi fa l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani, già ministro del governo di Mario Draghi sospinto dai grillini (pacifisti) prima di «stregare» (termine usato dal Foglio) Giorgia Meloni, ha officiato la nascita di una joint venture con il suo collega di Rheinmetall Armin Parpegger. Obiettivo: produrre carrarmati. Con il coinvolgimento, da parte italiana, della Oto Melara del gruppo Leonardo, specializzata nei cannoni.

Le mosse di Fincantieri nella difesa

Un disegno simile a quello cullato da Giuseppe Bono, ex amministratore delegato (per ben vent’anni) di Fincantieri, scomparso due anni e mezzo fa. Soltanto che lui i carrarmati li voleva fare senza i tedeschi. Aveva proposto al Tesoro di rilevare da Leonardo Oto Melara e di acquistare da Fca il ramo d’azienda militare di Iveco. Ma il suo piano aveva incontrato ostacoli insormontabili.

Si capisce perché, se è vero che per gli esperti il mercato dei carrarmati valeva 50 miliardi di euro in dieci anni. Ed era una valutazione precedente all’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, precedente alle ipotesi di sganciamento militare degli Usa dall’Europa, precedente al piano di riarmo europeo che sta lacerando la politica continentale.

Quanto hanno corso i gruppi della difesa con la guerra in Ucraina

Perché c’è anche un mercato dei carrarmati, dalle prospettive a quanto pare assai rosee. Come tutto il resto. Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina per il mercato degli armamenti sta vivendo una nuova (inquietante) stagione d’oro. Per la soddisfazione delle imprese del settore.

Nel gennaio 2022, prima della guerra, il titolo di Leonardo, holding pubblica delle industrie della difesa e dell’aerospazio, oscillava intorno ai 6 euro. Ieri ha quotato un massimo di 48,63 euro. Nel giro di tre anni l’aumento è stato dell’ordine del 700 per cento. E non è una performance isolata.

In sei mesi la quotazione di Fincantieri è cresciuta del 132 per cento. Più modestamente, da quando infuria il conflitto in Ucraina il valore delle azioni Avio è quasi raddoppiato. Mentre Mbda, principale produttore di missili, ha registrato incrementi di attività senza precedenti, superiori a ogni previsione. Festeggiano tutte quante, le aziende riunite nell’Aiad, l’associazione italiana delle imprese della difesa e della sicurezza: oggi senza dubbio la lobby più in salute che esiste. Da ogni punto di vista.

Il figlio dell’ex presidente Cossiga al vertice della Confindustria delle armi

Il suo presidente risponde al nome di Giuseppe Cossiga, è il figlio dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il padre diventò celebre per le picconate, il figlio invece preferisce altri strumenti. Nell’Aiad rappresenta Mbda, leader incontrastato della missilistica. Ed è anche lui una prova vivente della vicinanza fra la politica e il settore delle industrie militari.

Fino al 2012 Cossiga junior è stato parlamentare del Pdl, poi è passato a Fratelli d’Italia seguendo Giorgia Meloni e il suo collega di governo Guido Crosetto. Collega, sì, perché entrambi erano sottosegretari alla Difesa con Ignazio La Russa ministro. Con il partito di La Russa-Meloni-Crosetto nel 2013 Giuseppe Cossiga si candida al senato ma non viene eletto perché Fdi non supera la soglia di sbarramento regionale. Davvero altri tempi.

Le occasioni di mettere a frutto l’esperienza nel campo non mancano, e nel 2017 eccolo a capo delle relazioni istituzionali della Mbda Italia, di cui Leonardo ha il 25 per cento. Per diventare quindi protagonista, nel 2022, di una staffetta cruciale per il mondo delle industrie belliche.

Alla nomina di ministro della Difesa, nell’ottobre 2022, Guido Crosetto lascia tutti gli incarichi. Lascia una redditizia attività di consulenza, e lascia la presidenza di Orizzonte sistemi navali, una società (pubblica) creata al 50 per cento fra Leonardo e Fincantieri. Ma lascia, ovviamente, anche la prestigiosa presidenza dell’Aiad che occupava fino ad allora. E al suo posto arriva Giuseppe Cossiga, l’altro ex sottosegretario alla Difesa del tempo di La Russa.

Politici e lobbisti della difesa a braccetto

Non l’unico ex politico, va detto, ai vertici dell’associazione delle industrie del settore difesa e sicurezza. Dove l’appartenenza è rigorosamente trasversale. Fra i vice presidenti dell’Aiad figura anche Pier Fausto Recchia, ex deputato del Partito democratico proveniente dalla Margherita, già consigliere politico del ministro della Difesa Arturo Parisi (secondo governo di Romano Prodi) prima di diventare onorevole.

Terminato il mandato nel 2013, resta nel giro come braccio destro della sottosegretaria alla Difesa Roberta Pinotti, che lo nomina al vertice di Difesa Servizi, una società creata in seno al ministero dalla gestione La Russa-Crosetto-Cossiga. Ci resta ben tre mandati, poi arriva il governo Meloni ed è chiaro che tutto cambierà.

Recchia lascia il posto all’ex braccio destro di Crosetto alla Difesa, Luca Andreoli, ma viene accolto in Fincantieri, dove oltre a essere presidente dell’omonima fondazione è direttore degli affari istituzionali. Lo stesso incarico di Cossiga junior a Mbda Italia. Perché l’esperienza in politica è sempre preziosa.

Mentre alla presidenza di Difesa Servizi, giusto per rimanere in tema, arriva Gioacchino Alfano, per quattro legislature deputato prima di Forza Italia, poi del Pdl e quindi del Nuovo centrodestra, non rieletto nel 2018. Anche lui è stato sottosegretario alla Difesa, insieme a Roberta Pinotti. (riproduzione riservata)



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