È in previsione una forte ripresa dell’economia cinese a partire dalla seconda metà del prossimo anno, sulla scia dell’abbandono della politica zero Covid a partire dal secondo trimestre. Uno studio condotto dagli analisti di Goldman Sachs indaga quali potrebbero essere le opportunità di investimento in tale scenario: “per identificarle è utile prima di tutto fissare dei benchmark di riferimento per i diversi asset cinesi in modo tale da quantificare quanto una riapertura di successo possa valere, per poi valutare quanto del cambiamento è già stato prezzato dagli investitori”, spiegano gli analisti della banca d’affari americana. L’analisi rivela che ci potrebbe essere un potenziale rialzo pari al 15-20% ancora da prezzare rispetto ai livelli attuali dei titoli azionari cinesi: “ne consegue una visione più positiva sui titoli azionari locali per il 2023, almeno su base relativa”, quindi i principali beneficiari di un’accelerazione della crescita di Pechino dovrebbero essere in primis le azioni cinesi e dei mercati emergenti, poi le commodities e le valute dell'Asia settentrionale. “Secondo le nostre stime, il mercato ha finora prezzato circa il 40% di questi risultati”, spiegano, aggiungendo che “l’attrattività delle opportunità dipende anche da quanto gli investitori sono disposti a guardare al di là della crescita fiacca di breve termine”.
Gli esperti di Goldman Sachs stimano una potenziale accelerazione della crescita del pil cinese dal ritmo di circa il 3,5% medio degli ultimi 2-3 trimestri a un 6,5% nei quattro trimestri successivi alla riapertura. Si tenga presente che nei mesi compresi tra aprile e ottobre di quest’anno i mercati valutavano al ribasso la crescita forward della Cina. L’analisi di Goldman Sachs, attraverso un modello di sensitività che considera le risposte medie degli asset alle variazioni della crescita cinese nell’arco dell’ultimo decennio, traccia una mappa dei cambiamenti stimati nei mercati degli asset principali. Tuttavia, il limite di tale indagine è che non tiene conto di alcune dinamiche strettamente attuali, come il trend della domanda in vista delle riaperture, il peso della Cina nello scacchiere delle economie globali, la scarsa offerta di materie prime e i vincoli fissati dalle Banche centrali dei mercati sviluppati per contenere l’inflazione. “Utilizziamo i movimenti del mercato a seguito delle ondate di ottimismo sulla riapertura della Cina all'inizio di novembre, in particolare i movimenti dal 3 al 4 novembre, per fare stime sulla risposta complessiva del mercato alle riaperture, come metodo alternativo a quello basato sui singoli fattori e poi assumiamo la media dei due approcci come il nostro scenario di base”, spiegano.
I risultati sono divisi in base a uno scenario rialzista, in cui è prevista la completa riapertura dell’economia, e in base a uno scenario ribassista in cui il mercato ritornerebbe ai livelli di crescita prezzati a fine ottobre, prima quindi che l’ottimismo prendesse piede. Gli esiti, in linea con le previsioni, mostrano che le azioni dei mercati emergenti e le materie prime, in particolar modo rame e petrolio, dovrebbero essere tra i primi beneficiari dell’abbandono delle misure restrittive, anche in caso di volatilità. Seguono le valute legate alle commodity e quelle dell’Asia settentrionale. “Nel nostro modello la divisa statunitense, invece, si indebolisce in seguito alla riapertura dell’economia del Dragone”, continuano a Goldman Sachs. Scarsa fiducia anche sullo yuan che può beneficiare della fine della politica zero Covid. Inoltre, si prevede una pressione al rialzo sui rendimenti statunitensi ed europei, che si accompagna ad un appiattimento delle loro curve. Al contempo, le azioni dei mercati sviluppati dovrebbero assistere a un modesto rialzo, in particolare quelli di Regno Unito ed Europa. Il continente europeo ha finora potuto contare su maggiori importazioni di gas provenienti dall'Asia, anche grazie a una domanda cinese più fiacca, ma per i prossimi mesi gli esperti mettono in allerta sul rischio che una crescita più rapida di Pechino possa deteriorare il quadro degli approvvigionamenti di gas europeo, intaccando azioni e valute e facendo salire la pressione sui tassi.