Prysmian va verso una revisione al rialzo della guidance 2025, non solo sull’ebitda ma anche sul free cash flow. Il gruppo, produttore di cavi per energia e tlc, riunirà il cda sui risultati del terzo trimestre del 2025 il prossimo 29 ottobre. Le stime del consenso sono aumentate leggermente nelle ultime settimane, ma Citi, che ha rivisto al rialzo le sue previsioni di ebitda del 2% per il periodo 2026/2027, resta del 5% sopra quelle del consenso a livello di ebitda rettificato nel terzo trimestre a 679 milioni di euro dai 540 milioni dello stesso periodo del 2024 (e anche per il quarto trimestre a 676 milioni da 518 milioni).
Per il 2025 la maggior parte degli investitori si aspetta una revisione al rialzo della guidance. Citi ritiene plausibile un nuovo range a livello di ebitda rettificato compreso tra 2,45 e 2,5 miliardi di euro (1,927 miliardi nel 2024; 2,3-2,375 miliardi la guidance precedente), «con la nostra stima a 2,487 miliardi che implica un rialzo del 4% rispetto a quella del consenso», precisa Citi che per il 2026 si attende un ebitda a 2,794 miliardi e per il 2027 a 2,967 miliardi.
Invece Banca Akros, che si aspetta una crescita organica dei ricavi mid-single-digit e dell’ebitda a due cifre nel terzo trimestre di quest’anno, ha stimato un ebitda adjusted a fine 2025 a 2,389 miliardi, in linea con il consenso. Il target price sull’azione è a 90 euro per azione (p/e implicito al 2027 di 18,3 volte) e il rating accumulate.
A livello qualitativo, i commenti di Prysmian sono incoraggianti e potrebbero indicare margini stabili o migliori per la divisione I&C nel quarto trimestre e oltre», ha aggiunto Citi, spiegando di aver aggiornato il suo modello sul gruppo guidato dal ceo, Massimo Battaini, anche per riflettere la cessione della partecipazione nella cinese Yofc (ha venduto 37,5 milioni di azioni per 193 milioni) «da cui stimiamo una plusvalenza di 330 milioni da contabilizzare nel terzo trimestre».
Il target price di Citi di 91 euro (+1,68% a 88,46 euro in chiusura in borsa il 6 ottobre) sul titolo resta invariato come il rating a buy. «Con un momentum positivo degli utili e una valutazione che, pur non economica in termini assoluti, non appare eccessiva: pari a 13 volte l’ev/ebit 2026, in linea con il settore capital goods, riteniamo che il profilo rischio/rendimento rimanga positivo in vista dei risultati trimestrali», conclude Citi.
Anche Jefferies punta (buy e target price alzato lo scorso 3 ottobre a 102 euro) su Prysmian perché offre una combinazione di esecuzione molto solida (progetti e m&a), un’esposizione a settori in crescita strutturale (elettrificazione, reti e data center), che la rendono un investimento interessante anche dopo il recente rally del titolo, inoltre l’azienda beneficia dei dazi statunitensi (rame e alluminio).
Come Citi anche Jefferies vede il gruppo ben posizionato per i conti del terzo trimestre, con la probabile revisione al rialzo della guidance del 2025. Infatti, il terzo trimestre dovrebbe iniziare a mostrare i benefici dei dazi statunitensi e del rialzo dei prezzi del rame nella divisione Electrification.
Prysmian è ben posizionata per guadagnare quote di mercato rispetto ai concorrenti esteri (30% di quota sull’alluminio e 15% sul rame) grazie alla catena di fornitura e approvvigionamento domestici. I venti favorevoli su prezzi e volumi negli Stati Uniti potrebbero riportare i margini della statunitense Encore, acquisita lo scorso aprile del 2024, verso il 20% già nel 2026 e, assumendo margini simili in Europa, la divisione potrebbe raggiungere i margini attuali del 12-13% nel segmento I&C. Al contempo, Jefferies vede del potenziale upside anche per la divisione Power Grids, sebbene i benefici richiederanno più tempo per concretizzarsi, a causa dei contratti a prezzo fisso.
Con ulteriori commesse attese entro fine anno (in Spagna, Francia, Italia e Grecia), «vediamo una forte domanda strutturale che favorisce i rendimenti di lungo termine nella divisione Transmission, anche se i produttori di cavi stanno ampliando la capacità», prosegue Jefferies, ritenendo anche che il mercato stia sottovalutando il potenziale della divisione Digital Solutions, la quale sta registrando una forte domanda da applicazioni nei data center in Nord America, alimentata dalla crescente esigenza di banda legata all’AI.
Come Citi anche Jefferies ha stime del 4-6% sopra quelle del consenso a livello di ebitda: 2,405 miliardi nel 2025, 2,809 miliardi nel 2026 e 3,117 miliardi nel 2027. «Riteniamo che la revisione al rialzo della guidance, già anticipata dal ceo Battaini con i conti del secondo trimestre, sarà confermata, con un nuovo ebitda 2025 di 2,405. Aumentiamo anche il multiplo della divisione Digital Solutions nella nostra valutazione della somma delle parti, da 10 a 12 volte, alla luce della crescita e dei miglioramenti operativi post-acquisizione di Channell», puntualizza Jefferies che nel miglior scenario possibile (margini ebitda superiori di 50 punti base) vede un target price a 117 euro, il 33% in più rispetto alla quotazione attuale.
Anche Barclays ha simulato lo scenario migliore per Prysmian, arrivando in tal caso a un target price a 127 euro: «nel nostro scenario «toro», ipotizziamo che l'ev/ebit sia superiore di circa 3,1 volte rispetto al nostro scenario di base che vede un prezzo obiettivo a 102 euro. Scontiamo, inoltre, un miglioramento della dinamica degli ordini e dei margini nel settore dei cavi ad alta tensione, insieme a una più rapida ripresa nel settore delle telecomunicazioni».
A detta di Barclays, non solo ci sarà un ulteriore aumento della guidance 2025 a 2,4-2,45 miliardi, ma anche la generazione di cassa è destinata a superare le aspettative, grazie non solo ai solidi risultati operativi, ma anche ai proventi aggiuntivi derivanti dalla vendita della partecipazione in Yofc. «Prevediamo, quindi, la possibilità di una nuova guidance sul free cash flow compresa tra 1,1 e 1,2 miliardi, rispetto alla precedente fascia di 1-1,1 miliardi, già migliorata nel secondo trimestre», aggiunge Barclays.
Dopo un rally del 44% del titolo da luglio (contro un +6% dell’indice Stoxx 600 Industrial nello stesso periodo), il multiplo si è quasi allineato al target price di Barclays, a 15,1 volte l’ev/ebit rispetto a una media decennale di 12,1 volte, «pur continuando a essere positivamente sorpresi dalla performance e dal posizionamento di mercato di Prysmian, guardando avanti riteniamo che il potenziale per un ulteriore rialzo dell’azione possa derivare dai benefici strutturali nel lungo periodo, guidati dai dazi sull’alluminio; dal proseguimento delle strategie volte a rimodellare l’esposizione al segmento industriale dei cavi a bassa tensione, ad esempio, disinvestendo le attività nel settore automotive; l’innovazione di prodotto per intercettare la crescita legata ai data center; ulteriore valorizzazione delle sinergie derivanti dalle recenti acquisizioni di Encore Wire e Channell; rafforzamento del momentum degli ordini nei progetti dei cavi ad alta tensione», conclude Barclays. (riproduzione riservata)