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Gavin Newsom, governatore della California
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Proteste a Los Angeles, ecco perché il duello fra Trump e il governatore Newsom travalica i confini della California

di Andrea Fiano
10 giugno 2025, 19:30

La decisione di Trump di inviare forze federali a Los Angeles senza consultare il governatore Newsom accende lo scontro politico e solleva polemiche sulla gestione dell’ordine pubblico. Non si riscontrano ancora reazioni da parte dei mercati finanziari

La partita è squisitamente politica. E non si segnalano per ora riscontri sui mercati finanziari. La scontro in atto a Los Angeles fra le diverse forze dell’ordine e i dimostranti da un lato, e quello fra il presidente americano Donald Trump e governatore della California Gavin Newsom sono due facce dello stesso problema ma hanno una valenza ben diversa.

L’intervento della Guardia Nazionale: abuso di potere?

La decisione di Trump di inviare a Los Angeles 2.000 membri della guardia nazionale californiana nei giorni scorsi e altrettanti ieri rompe una tradizione di oltre mezzo secolo. La guardia nazionale negli Usa, composta da oltre 430mila persone che hanno normalmente un altro lavoro e nonostante il nome viene gestita separatamente da ogni stato dell’Unione, viene inviata nei luoghi di tensioni o disastri naturali su ordine del governatore dello stato in questione.

Trump, che ha poi anche inviato 700 marines a Los Angeles, in questo caso lo ha fatto per «gravi motivi di ordine pubblico» senza consultare o informare il governatore. E quest’ultimo ha denunciato per abuso di potere il presidente stesso. Col risultato pratico che sul campo non è chiaro chi comandi tra le varie forze dell’ordine e quindi manca un coordinamento complessivo.

Gli arresti dell’Ice e le polemiche

La tensione e gli scontri sono nati dagli arresti che gli agenti dell’Ice, l’agenzia federale per l’immigrazione, ha fatto a Los Angeles (e in tutti gli Usa) di immigrati presunti illegali. Arresti fatti anche nei cantieri dove la gente lavora, nei grandi magazzini e anche negli uffici dell’immigrazione dove molti vanno proprio a gestire le loro pratiche relative al loro status legale nel Paese.

E proprio ieri il Wall Street Journal ha rivelato che l’amministrazione Trump ha deciso di accelerare l’ondata di arresti, perché finora i numeri sono inferiori alle promesse fatte in campagna elettorale.

La partita, però, è ancora più grossa. Trump ha sfidato il governatore di uno degli stati più ricchi e popolati degli Usa e uno di quelli più vicini ai democratici, perché nei sondaggi il tema dell’immigrazione è uno dei pochi in cui gode ancora di forte consenso popolare.

Non a caso ha dichiarato a più riprese che il governatore è un incapace, minacciando il suo possibile arresto senza peraltro precisare per quali possibili motivi Newsom e la sindaca di Los Angeles Karen Bass, sostengono che la locale polizia poteva e può gestire le tensioni senza alcun bisogno dell’arrivo e dell’intervento di forze esterne, che anzi hanno l’effetto contrario di scaldare gli animi.

Newsom, possibile candidato futuro per la Casa Bianca, sostiene che quella di Trump è quindi una provocazione priva di supporto legale. Lo stato di California ha già iniziato, prima di questa, oltre 20 azioni legali nei confronti dell’amministrazione Trump in meno di quattro mesi dall’inizio del suo mandato. Ma questa è ovviamente la più seria e tocca ruolo e poteri della presidenza.

Nessuna reazione da parte dei mercati

I mercati finanziari non hanno reagito in alcun modo a queste vicende, che sono per ora di politica interna, senza alcun riflesso sull’economia. Los Angeles non è bloccata e le manifestazioni sono circoscritte in alcune zone della città. I danni finora sono stati minimi: qualche auto bruciata, qualche centinaio di arresti. Ma la partita è molto grossa e ancora una volta saranno i tribunali a dire la loro. E forse a decidere, salvo che le tensioni sul campo non salgano ulteriormente. Newsom e Bass lo hanno detto chiaro ai manifestanti: «State attenti a non fare il gioco di chi cerca lo scontro». (riproduzione riservata)



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